08/02/2010

Archeologia del whisky!

1909, un'ottima annata!

E' quello che potrebbero aver detto i partecipanti alla missione di recupero delle casse di whisky abbandonate al Polo Sud nel 1909 nel corso della prima esplorazione dell'Antartide, dall'esploratore che, non riuscendo a raggiungere il centro del Polo Sud entro la "bella stagione" fu costretto ad alleggerire il proprio carico per potersi allontanare più velocemente onde sfuggire alla morsa del gelo che avanzava inesorabile. Quel bagaglio era costituito da whisky, un ottimo whisky del 1907. Il povero Shackleton, l'esploratore in questione, si disperò parecchio per quell'abbandono inevitabile. Anche perché il whisky era un mezzo di conforto, e dover scappare dall'Antartide senza aver portato a termine la missione, e senza il conforto del whisky, deve aver reso il ritorno un momentaccio veramente nero!

Ora, a più di un secolo di distanza, una missione è andata a recuperare quel whisky. Una squadra del New Zealand antarctic heritage trust e' riuscita a recuperare tre casse di scotch whisky Chas Mackinlay & Co e due di brandy della The Hunter Valley Distillery Limited Allandale, sotto un pavimento di assi di legno in una baracca nel polo Sud. Il ritrovamento è eccezionale, anche perché il contenuto delle casse si deve essere preservato quasi completamente intatto (forse qualche bottiglia è rotta).

La notizia ha fatto scalpore, nonché il giro del mondo, perché ora la scommessa è riuscire a recuperare da questi distillati la ricetta dell'inizio del Novecento, ricetta che ormai non si segue più e di cui si è persa traccia e memoria. La Whyte & Mackay, che ha acquistato la distilleria Mackinlay, ha definito il ritrovamento "un dono del cielo". Probabilmente prevedendo il ritorno di immagine, pubblicitario e non solo, che da questa scoperta deriva. Secondo Richard Paterson, mastro miscelatore della Whyte & Mackay's, il whisky di Shackleton è ancora «bevibile» e dovrebbe avere lo stesso gusto di un secolo fa. Se riuscisse a ottenerne un campione, visto che non tutte le casse saranno prelevate, sarebbe in grado di riprodurlo. 

Una bella e inebriante scoperta "archeologica", non c'è che dire!

Brindiamo anche noi alla scoperta allora. E con un bel whisky on the rocks, of course!

07/02/2010

Bondi dice "I professori in esubero lavorino nei musei". Sì, e i laureati in Beni culturali in esubero?

Su Corrieredellasera.it di oggi si può leggere la seguente notizia: http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2010/...

Bondi dice propone di risolvere il problema degli insegnanti in esubero proponendo di farli lavorare nei musei, dove invece scarseggia il personale. Non solo, ma per risolvere ulteriormente il problema propone di destinare 2000 volontari del servizio civile proprio ai musei, data la scarsità, ulteriormente ribadita, di personale.

Probabilmente il ministro scherza. Forse non si rende conto di come stanno e di come dovrebbero stare le cose.

Ecco una serie di punti che spiegano perché la proposta del ministro è priva di senso:

  1. insegnanti in esubero. Il ministro dice di impiegare nei musei gli insegnanti in esubero, previo il loro accordo e d'intesa col Ministero della Pubblica Istruzione. Bene. Il Ministro non sa che molti insegnanti in esubero sono ex-studenti di beni culturali che non riuscendo ad entrare a lavorare in un museo, si sono rivolti all'insegnamento. Andate a chiedere alla maggior parte dei neo-insegnanti che cercano con tutto il cuore di entrare in una scuola: molti l'hanno fatto perché non sono riusciti a trovare un impiego nel campo dei Beni Culturali.
  2. personale qualificato. La proposta del Ministro non fa riferimento ad una categoria in particolare di insegnanti (per esempio di storia dell'arte e simili). Quindi, in teoria, un professore in esubero di educazione tecnica o di matematica (con tutto il rispetto chiaramente), potrebbe finire a lavorare in un museo archeologico. E che ci azzecca? che ne sa? quale valore aggiunto potrebbe dare alla struttura museale rispetto ad un laureato in beni culturali - disoccupato perché il ministro pensa di soffiargli il posto dandolo ad un insegnante? Forse il ministro ignora i dettami dell'ICOM, International Council Of Museums, che sostengono che il personale museale debba essere qualificato, ovvero debba sapere che cosa è esposto nel museo, sia un po' più di un semplice custode che sfoglia stancamente riviste su una sedia e che possa fornire un aiuto al pubblico.
  3. concorsi in corso. Prima di dare il posto agli insegnanti in esubero, il ministro dovrebbe risolvere la questione del concorso, bandito il 18 luglio 2008 e ancora in corso di espletamento (!) per il quale non sono ancora state aperte le assunzioni. Il concorso è per 500 nuovi assunti di cui 397 per strutture museali statali. Quando finalmente i 500 vincitori saranno assunti, c'è poi una graduatoria infinitamente lunga di concorsisti risultati idonei e che piano piano dovrebbero essere integrati nel sistema. Quindi 500 assunti più almeno altri 500 idonei su tutto il territorio nazionale. C'è una bella lista di individui prima di poter aprire le porte agli insegnanti in esubero.
  4. a ciascuno il suo mestiere. Tutti i ragazzi che hanno svolto il concorso hanno dovuto sostenere un programma di studio che spazia dal Patrimonio Culturale della Regione per cui hanno concorso a varie branche del Diritto, all'Inglese, all'Informatica. In sostanza hanno dovuto dimostrare di doversi sudare il posto. Forse hanno dovuto dimostrare una preparazione più elevata di quella realmente necessaria. Ma è proprio questo il punto: il livello del concorso è stato altissimo, fior di laureati e laureandi, dottorati e dottorandi, specializzati e specializzandi in materie afferenti ai Beni Culturali. I nuovi assunti avranno quindi un bagaglio culturale notevole; loro sì che daranno valore aggiunto alle strutture museali statali. E poi che si fa? Si torna indietro con gli insegnanti in esubero?
  5. niente contro gli insegnanti, ma... Naturalmente non sono contro gli insegnanti, ci mancherebbe. Ma credo che molti di loro, molti di quelli che credono che l'insegnamento sia una vocazione oltre che un mestiere, siano decisamente contro questa proposta. E poi una cosa: in che modo gli insegnanti entrerebbero a lavorare nei musei? Perché per lavorare nello Stato ci vogliono i concorsi..e  che si fa? Un concorso riservato agli insegnanti per andare a lavorare nei musei? Prevedo una mobilitazione nazionale dei laureati in Beni Culturali...  
  6. tirocini e servizio civile. Il propostone del ministro, l'idea che non c'era: far fare ai neo-laureati di beni culturali (almeno spero) un periodo di uno o due anni di tirocinio in soprintendenza o museo. wow! come se già non esistesse una cosa del genere! uno o due anni di tirocinio post-lauream consentono ai nostri bravi ragazzi di lavorare gratuitamente per lo stato. Poi vorrei sapere come si concilia questo modo per allungare il limbo prima di trovare un lavoro con l'ideona di Brunetta di cacciare di casa i ragazzetti a 18 anni. E con che cosa in mano se non hanno un lavoro che si possa considerare tale? tirocini post-laurea per 1 o 2 anni...ma siamo matti? E poi c'è l'idea del servizio civile, per la quale se da un lato posso essere d'accordo (anch'io ho provato a fare servizio civile in museo ma mi è andata male [cioè la parola museo sul Progetto era uno specchietto per le allodole]) dall'altro lato non risolve la situazione della carenza perenne di personale nei musei.

Il punto è, caro ministro che non leggerai mai né questo post né le proteste degli addetti ai lavori, che nei musei ci vuole personale qualificato, preparato questo mestiere, così come gli insegnanti dovrebbero fare il loro mestiere, ovvero insegnare. Per ogni mestiere ci vuole una preparazione, fanno i corsi professionali persino gli imbianchini! Perché in museo ci può lavorare chi ha scelto per la propria vita di fare tutt'altro? Ci rifletta caro ministro, ci rifletta. Lavorare nel campo dei beni culturali non è come farne il ministro...un conto è la politica, un conto è la vita vera e le sue vere esigenze. 

05/02/2010

La Casa dei Casti Amanti apre al pubblico

Quel che è giusto è giusto.

Siccome pochi giorni fa ho sparato a zero contro la malarcheologia e i danni dovuti all'incuria o all'imperizia, per via di un articolo letto su l'unità.it, riguardo la Casa dei Casti Amanti, a Pompei, oggi mi sembra doveroso dover riportare quanto dichiarato sul sito della Soprintendenza archeologica di Pompei.

A breve, entro febbraio, la Casa dei Casti Amanti sarà aperta al pubblico. I visitatori potranno vedere gli antichi resti di una delle case più significative di Pompei con l'interessante opportunità di vedere gli archeologi al lavoro. Una cosa, questa, che di solito accade sui cantieri urbani, quando il pubblico, peraltro, non è poi così contento di avere gli archeologi tra le scatole. Qui invece la situazione è ribaltata e sono sicura che saranno in molti i visitatori attratti dall'idea. Qui di seguito il link all'articolo di cui vi sto parlando:

http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=Apre%20la%...

La notizia è stata resa nota dopo l'allarme che si era creato negli scorsi giorni per via del crollo di cui ho già parlato altrove. Pare che la situazione non sia così drammatica come prospettato inizialmente. La cosa mi fa piacere e posso solo sperare che corrisponda al vero. In ogni caso è sempre una buona cosa sapere che apre un cantiere al pubblico. Vuol dire creare un legame più intenso con i visitatori, renderli più partecipi, coinvolti e interessati.

Speriamo che la Casa dei Casti Amanti apra i battenti in tempo per San Valentino...sarebbe un'occasione più che giusta...

04/02/2010

A San Valentino, innamorati dell'arte!

Ogni tanto qualche buona notizia! Anche perché altrimenti io stessa mi annoierei a leggere questo blog pieno solo di critiche e di anatemi contro malarcheologia, Voyager e simili. come se questa generazione di archeologi sapesse solo criticare il prossimo e basta. Quando ci sono delle buone notizie vanno segnalate. Quando il MiBAC propone un evento, è giusto dargli il necessario risalto.

Mi chiedevo giusto ieri sera, se potesse valere la pena di proporre per questo blog un post sulla rappresentazione dell'amore nell'arte antica e meno antica, proponendovi magari un itinerario italiano per andare a cogliere, almeno virtualmente, quelle grandi opere d'arte, famose in tutto il mondo, che hanno immortalato per sempre il sentimento più nobile.

Questa mattina vedo che il MiBAC propone l'evento "A San Valentino, innamorati dell'arte.": un percorso questa volta reale, attraverso le aree e musei statali d'Italia per invitare il pubblico a passare una giornata di San Valentino in modo diverso, all'insegna della cultura. Naturalmente l'invito è una promozione: il 13 e il 14 febbraio le coppie che visiteranno aree e musei statali pagheranno un solo ingresso invece che due. Che aspettatge allora? scegliete l'itinerario che più vi aggrada! Qui trovate, direttamente alla pagina web del Mibac, l'elenco dei Luoghi della Cultura Statali che aderiscono all'iniziativa.

A San Valentino, se amate l'arte, non mettetela da parte! :-)

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 Un'ultima considerazione riguarda la locandina: non la trovate meravigliosa?

02/02/2010

ladri di pulpiti romanici

Spesso ci rendiamo conto dell'importanza delle cose quando ci vengono portate via. Io per esempio, ignoravo che la Chiesa di San Pietro a Rocca di Botte custodisse al suo interno un pulpito romanico di pregevole fattura, completo di colonnine tortili e leoni marmorei.

Traggo la notizia da qui: http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/rubato-il-pulpito-ro...

Leggendola vi renderete conto di quanto il colpo sia stato studiato nei dettagli da ladri professionisti, e non da tombaroli della domenica. Ancora una volta, dietro c'è una ricca committenza che non si fa scrupoli a deturpare il patrimonio artistico, oltreché religioso e culturale, di una piccola comunità per il proprio diletto personale. Questa volta non è stato come fare uno scavo clandestino (cosa esecrabile, come ho già avuto modo di dire più e più volte): lo scavo clandestino è tale in quanto fatto su siti archeologici spesso sconosciuti agli stessi studiosi, nonché alle Istituzioni preposte al controllo archeologico del territorio; qui la questione è ben diversa: qui è stato rubato un pulpito ad una comunità, una comunità che ben conosce l'esistenza e il valore di ciò che le è stato portato via. E al contrario di oggetti archeologici scavati clandestinamente, di cui nessuno sa nulla perché mai visti prima, qui l'oggetto rubato è ben noto! Sarà molto difficile per i ladri far arrivare a destinazione la refurtiva: vorrete mica che il collezionista committente si faccia beccare con le mani nel vasetto di marmellata? Le indagini si sono attivate il prima possibile e gli inquirenti sono già sulle tracce dei malviventi. Ecco quindi l'ennesimo inutile danno al nostro patrimonio. A chi giova far rubare un pezzo d'arte se poi tanto non lo può avere in quanto rischia che gli piombino addosso come falchi le Forze dell'Ordine?

E intanto noi continuiamo a farci del male...

  

26/01/2010

Leonardo, se ci sei batti un colpo!!!

Ringrazio Lorenz per la sua terribile segnalazione.

Continuiamo a farci del male.

Leonardo da Vinci si sta rivoltando nella tomba. Un'équipe di studiosi italiani, nel disperato tentativo di dare un volto alla Gioconda e di spiegarne il suo enigmatico sorriso (ma sarà poi così enigmatico e misterioso? Bah...) ha chiesto l'autorizzazione ai custodi delle spoglie del venerabile genio del Rinascimento di poterne riesumare il corpo, in modo da stabilire una volta per tutte la veridicità di una delle tante idee (difficile chiamarla ipotesi) che circolano sulla Monnalisa: che essa sia un autoritratto al femminile di Leonardo. Già solo per questo a Leonardo dovrebbero rizzarsi i lunghi e canuti capelli che il suo ritratto (quello vero) ci mostra. 

ecco qui il link alla notizia, apparsa su Lastampa.it: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/20100...

La notizia è decisamente imbarazzante. Non mi vengono altre parole per definire un'idea del genere. Ragioniamoci su: riesumare il corpo di (meglio: attribuito a) Leonardo da Vinci per verificarne la somiglianza con i tratti del volto della Monnalisa. Ora, per quanto Leonardo fosse un genio, la Monnalisa non è una radiografia! Quindi mi spiegate cosa si spera di ottenere analizzando le spoglie del povero genio, mai come ora incompreso?

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Mi auguro che questa sia solo una trovata pubblicitaria che permetta di far su due soldi per fare ricerca (seria) ai nostri beneamati studiosi italiani. Ma se così non fosse, in ogni caso, non è tanto grave che costoro abbiano avuto l'idea (ma poi, siamo sicuri che sia un'idea loro? Perché a vederla così sembra tanto degna figlia di Voyager...): ben più grave sarebbe se i francesi custodi delle venerabili spoglie acconsentissero alla riesumazione. Allora sì che il povero Leonardo si rivolterebbe nella tomba! Occhio però, cari ricercatori: perché se il Genio si rivolta troppo vorticosamente (cosa che potrebbe capitare davvero!) poi rischia, con l'attrito, di smussarsi naso, mento e zigomi. A quel punto il nostro eroe non somiglierebbe più alla cara Gioconda, non trovate?

Ma se i soldi in Italia si spendessero per ricerche più serie? O, per esempio, per assicurare migliori condizioni di salute al nostro Patrimonio Culturale, come ci sarebbe bisogno, viste le tristi vicende di Pompei degli scorsi giorni?    

25/01/2010

E dopo il Vesuvio...la gru!

Non era bastata l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.  Quella, anzi, da un punto di vista prettamente archeologico, è stata una vera "fortuna", dato che ha permesso di restituire una città, Pompei, perfettamente conservata, imbalsamata alla prima età imperiale. Ma laddove il Vesuvio non ha distrutto, anzi ha preservato, coprendo totalmente di lava che poi è stata asportata nel corso degli scavi archeologici, ha potuto la malarcheologia italiana: è del 23 gennaio 2010 la notizia, apparsa su L'Unità.it e condivisa all'infinito su facebook (che quanto a catalizzatore di cattive notizie è insuperabile) che una gru sarebbe accidentalmente caduta sulla Casa dei Casti Amanti.

Com'è potuta accadere una cosa del genere? Soprattutto, quali saranno le conseguenze? Qualcuno dovrà pagare, oltre al Patrimonio archeologico italiano. E oltre il danno la beffa: che figura ci facciamo davanti al mondo intero? Già mi immagino le prossime trattative che il MiBAC condurrà per ottenere la restituzione dell'ennesimo capolavoro dell'arte antica rubatoci da qualche Metropolitan o Getty Museum: ci rideranno in faccia! Ci faranno notare che non siamo in grado di mantenere in salute le cose che già abbiamo, come possiamo garantire di tenere meglio di loro le opere che rivogliamo indietro? Abbiamo una bella faccia tosta, non c'è che dire!

Un'altra bella sberla al nostro Patrimonio, questa volta inflitta non da nemici esterni alle Istituzioni, ma dalle Istituzioni stesse, che hanno permesso che potesse accadere una cosa del genere. Il danno non è né più né meno analogo al crollo di una scuola (ovviamente senza alunni dentro): vanno cercati, trovati, inquisiti i responsabili, perché il danno alla cultura non è meno grave di un danno alle opere pubbliche.

 

 

22/01/2010

Visita all'Archivio storico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

Una mia amica archivista qualche giorno fa mi ha segnalato un evento che si è svolto ieri alla Biblioteca Nazionale di Firenze: la visita guidata all'archivio storico, dove sono raccolti, recentemente riordinati dall'immane lavoro di una giovane archivista, Novella Maggiora, tutti i documenti di contabilità, registri, accesso, gestione della biblioteca dalla sua fondazione come Istituto Nazionale a fine Ottocento fino al 1975, anno in cui la Biblioteca è passata dal Ministero della Pubblica Istruzione al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (attuale MiBAC).

Eventi del genere mi interessano: c'è sempre qualcosa da imparare, quando si tratta di Beni Culturali. E poi, ultimamente, sto lavoricchiando, tra gli altri, anche in un archivio (di deposito, non storico, ma il concetto è lo stesso)..

Mi sono però ritrovata l'unica archeologa in un mare di archivisti, uniti gli uni gli altri oltre che dalla passione/lavoro anche da una fitta rete che faceva sì che si conoscessero tutti: ero due volte un pesce fuor d'acqua. L'Incontro, organizzato dall'ANAI, Associazione Nazionale Archivisti Italiani, era rivolto agli archivisti soltanto, e probabilmente non è stato minimamente pubblicizzato all'esterno.

Per farla breve: prima di partecipare ieri a questa visita avevo in mente un post completamente diverso su quest'argomento: un post sull'importanza di far conoscere gli archivi storici al pubblico, perché sempre più gente sia consapevole dell'importanza dei documenti d'archivio che non sono dei "prendi-povere occupa-spazio", ma sono reali documenti di conservazione della memoria bla bla bla...Ho dovuto però cambiare idea. Fin dalle prime battute infatti è emerso che la visita sarebbe stata per addetti ai lavori, e di fatto di estranei all'ambiente, oltre a me, non c'era nessuno. Il post sarà quindi un nudo resoconto della visita. Visita che è stata comunque interessante, perché in ogni caso ha dimostrato ancora una volta come il minimo documento sia funzionale alla ricostruzione della storia anche recente di un'Istituzione pubblica e importante quanto la Biblioteca Nazionale di Firenze.

La Biblioteca Nazionale di Firenze nasce come Istituto statale alla fine dell'Ottocento, ma esisteva già dal 1747, nata dalla raccolta di libri di Antonio Magliabechi. Il fondo Magliabechiano è infatti il più antico nella Biblioteca e ospita volumi preziosi.

Fondamentale, nella storia recente della Biblioteca Nazionale di Firenze, la figura di Desiderio Chilovi, il primo bibliotecario in senso moderno che l'Italia abbia avuto. Egli si rende conto della necessità di sistemare razionalmente e organicamente tutta la documentazione relativa al funzionamento dell'Istituto. Sistema così quello che diventerà l'Archivio storico della Biblioteca. Egli concepisce una suddivisione degli argomenti, delle competenze, che vengono numerate con le lettere dell'alfabeto: alla A vanno i documenti relativi alla storia della biblioteca, alla B i documenti relativi alla manutenzione dell'Edificio in cui è ospitata (dapprima gli Uffizi, poi la sede attuale, vicino a Santa Croce), alla D la contabilità, all'H le statistiche sui lettori; alcune lettere regolano il prestito, alcune riguardano i libri ricevuti in dono, gli acquisti, i lasciti, le opere acquisite per diritto di stampa ecc... Sfogliare questi documenti vuol dire percepire piccole briciole di storia, una microstoria fatta di persone e delle loro letture. Un esempio? su un registro dei lettori compare la firma di Giosué Carducci, il quale, come prassi, segna il libro che ha preso in consultazione: chi studia Carducci può dunque essere interessato anche a sapere questo singolo dato sul poeta per poter capire ad esempio chi o cosa potrebbe avergli ispirato determinate scelte poetiche... E ancora: lo sapevate che dal 1937 per tutta l'epoca fascista esiste un indice degli "autori non graditi in Italia"? La Biblioteca Nazonale di Firenze per legge deve avere una copia di ogni libro pubblicato in Italia, ed era così anche in epoca fascista, solo che non era permesso agli utenti della Biblioteca di consultare o leggere gli autori e i libri messi all'indice. Non male, eh?

La storia della Biblioteca prosegue, attraverso i suoi documenti d'archivio. E nel 1966, quando Firenze viene colpita dall'Alluvione si costituisce addirittura un comitato per fornire aiuto al recupero del materiale, sia librario che di archivio, finito nel fango. 1 milione e 200mila sono i volumi colpiti dall'alluvione, su 3milioni e 600mila volumi totali: un terzo della collezione che rischiava di andare perduto, e con lui un terzo della cultura italiana! Ma un nutrito gruppo di studenti e volontari, gli Angeli del Fango, si misero al servizio di bibliotecari e restauratori per lavare, asciugare, rilegare i libri: turni ferrei scandivano il loro lavoro: lavaggio, scucitura, pulizia dalle muffe...per gli studenti stranieri, presenti anch'essi in notevole numero, fu concepito un linguaggio simbolico comune, perché sapessero immediatamente come intervenire su un libro senza necessariamente dover ricevere istruzioni in italiano.

Tutto questo, la storia recente ma non troppo della biblioteca, un secolo di vita, è racchiuso nella piccola e fredda stanza che accoglie l'archivio storico. Un archivio che pochi conoscono ma che, spero, in futuro potrà far parlare di sé, non fosse altro per premiare il lavoro della brava Novella Maggiora: se dalla sua tesi rilegata a spirali nascerà una bella pubblicazione sarà un grande risultato che le auguro perché se lo merita. Quanto al resto, se visite come questa potessero essere fatte più spesso, e non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per un pubblico più ampio, non sarebbe per niente un cattivo affare.

Marina Lo Blundo 

19/01/2010

archeologi da calendario!

Vi segnalo un'interessante e divertente iniziativa realizzata da un gruppo di giovani archeologi delle Università di Genova, Urbino e RomaTre: si tratta di un calendario, in particolare del Calendario 2010 dello scavo archeologico di Sentinum, città romana delle Marche, oggi Sassoferrato (AN). Protagonista non è lo scavo, ma gli archeologi, che da quasi 10 anni tutti i settembre, puntuali con la stagione delle piogge, arrivano a sconvolgere la tranquilla vita dei sassoferratesi. Per sensibilizzare la popolazione, per avvicinarsi più di quanto non abbiano già fatto in questi anni, per rendere più familiare il loro lavoro a chi ancora li vede come degli alieni, il gruppo di archeologi ha concepito questi 12 mesi non tanto come un'esibizione delle scoperte archeologiche che campagna dopo campagna rivela lo scavo della città romana, ma piuttosto come la spiegazione della loro giornata tipo, attraverso le azioni che contraddistinguono il loro vivere quotidiano e che non sono soltanto spaccarsi la schiena in cantiere, ma anche cucinare, lavare i piatti e i panni nella colonia in cui dormono. Un modo per renderli più umani, e più vicini agli abitanti di Sassoferrato. 

http://www.sassoferrato.tv/page9/page15/files/calendario%...

22/12/2009

La Gaia Scienza e il 2012, ovvero Mario Tozzi batte Roberto Giacobbo 1 a 0!

Ieri sera non credevo ai miei occhi! finalmente una trasmissione televisiva in cui il 2012 e tutto quello che lo circonda viene preso per quello che è, ovvero una grandissima bufala!!!

La trasmissione è ovviamente La Gaia Scienza, in onda su LA7, rimasta ormai l'unica trasmissione divulgativa che abbia un certo valore scientifico insieme ai programmi della Premiata Ditta Angela (anche se ogni tanto Ulisse qualche boiata la spara...) e del nostro eroe Valerio Massimo Manfredi. Mario Tozzi fra il serio e il faceto spiega allucinanti esperimenti e teorie scientifiche (dico allucinanti perché personalmente ci capisco poco) con un linguaggio dal quale chi si occupa di divulgazione anche in archeologia dovrebbe imparare: perché alla fin fine i metodi sono gli stessi, che si tratti di spiegare la teoria dei quanti o come i Romani costruivano gli acquedotti quello che conta è il linguaggio e il modo in cui si pone al pubblico l'argomento.

Ma veniamo a noi, ovvero alla causa scatenante di questo post. Ieri sera La Gaia Scienza si è lanciata in un poderoso attacco al 2012. Un servizio a mio parere meraviglioso, sembrava che l'avessi scritto io tanto era in sintonia con il mio pensiero e pure con il mio modo di esprimere, in certi casi, tale mio pensiero. Critica velata a Voyager e a Roberto Giacobbo (autore di un libro sul 2012, non a caso) che non vengono mai citati direttamente, critica a tutte le teorie strampalate che vengono tirate in ballo, con un sarcasmo senza eguali nella storia della TV (neanche il Luttazzi dei tempi d'oro avrebbe saputo fare meglio).

Ed ecco alcuni passaggi fondamentali di questo servizio da Premio Pulitzer:

"La teoria del 2012 prende le mosse da ineccepibili prove scientifiche quali le profezie di Nostradamus... "

"Ed ecco le cause che porterebbero alla fine del mondo il 21 dicembre 2012: l'inversione dei poli magnetici, un asteroide, l'impatto con un pianeta sconosciuto, l'uscita del film di Natale con De Sica..."

Chiaramente non riesco a rendere l'idea del tono e dei contenuti di questo splendido servizio. Il discorso che mi preme fare è il seguente: per fortuna esiste ancora qualcuno in TV, quindi a diretto contatto con la massa del pubblico e quindi in qualche modo responsabile del livello di acculturazione del nostro Paese, che persegue come fine non il sensazionalismo inutile, dannoso e nefasto, ma la cultura, quella vera, quella che ha un fondamento scientifico e che forse proprio per questo fa poca audience. Per fortuna, chi fa cultura in TV riesce anche a mettere in cattiva luce il sensazionalismo inutile di cui sopra.