Blogger per un giorno – 6) I menhir dei Vestini Cismontani

Questo post mi sembra particolarmente ben riuscito: si apre con una domanda che trascina subito il lettore all’interno del testo, contiene l’elemento personale e al tempo stesso fornisce un’informazione archeologica chiara e completa. 

Chi di voi ha avuto la preziosa occasione di poter visitare Il Parco Archeologico della Necropoli di Fossa vicino L’ Aquila?

É un privilegio per pochi, lo ammetto, se si considera il lungo e complesso iter burocratico che bisogna seguire per poter ricevere il nulla osta. Perseveranza e caparbietà, però, a volte premiano e così, dopo un lungo periodo di attesa, finalmente la Soprintendenza Archeologica dell’ Abruzzo ha aperto le porte per gli addetti ai lavori. Sotto il caldo sole di giugno, io ed i miei colleghi archeologici, storici dell’ arte ed architetti, abbiamo potuto visitare la “Città dei morti più monumentale d’ Abruzzo”, come recita il cartellone di benvenuto.

Vista Panoramica della Necropoli di Fossa (Foto di Raffaella Claudia Mele)

Vista Panoramica della Necropoli di Fossa (Foto di Raffaella Claudia Mele)

Siamo alle pendici dei rilievi del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, sulla riva settentrionale del fiume Aterno e in pieno territorio aquilano. La Necropoli è stata rinvenuta, in maniera casuale, durante l’ estate del 1992, in seguito alla rimozione del terreno per la realizzazione di impianti industriali. Per verificare la reale entità della scoperta, la Soprintendenza abruzzese fece seguire ad una prima fase di indagine, importanti campagne di scavo durate tutti gli anni Novanta (dal 1995 al 1999). Sino ad oggi sono state portate alla luce circa 500 sepolture, in un’ area esplorata di oltre 2000 mq, cronologicamente distribuite fra il IX sec. a.C. e il I sec. a.C. Grazie alla sua lunga storia, gli archeologi sono stati in grado di ricostruire le varie fasi di esistenza della comunità che la utilizzò per tutto questo tempo, comunità che si identifica con l’etnia che le fonti storiche in generale ci dicono abitante di questi territori: i  Vestini Cismontani, ovvero “al di qua del monte”, intendendo il Gran Sasso. I loro insediamenti erano collocati sulla cime dei monti e adeguatamente fortificati con mura, porte e fossati. Alle pendici di questi sorgevano le necropoli.

Tomba a Tumulo (Foto di Raffaella Claudia Mele)

Tomba a Tumulo (Foto di Raffaella Claudia Mele)

Attraversando il Parco, resto affascinata dalla vastità e dalla preziosità del sito: il terreno è costellato da numerose tipologie funerarie appartenenti a differenti tipologie e periodi storici. Tumuli e fosse “terragne” dell’ età del ferro,  fosse semplici dell’ età orientalizzante ed arcaica, tombe a camera dell’ età ellenistica.

Sicuramente tra queste, la struttura funeraria che più stimola la curiosità dei visitatori, è rappresentata dal “tumulo d’ abruzzo”: una struttura circolare il cui diametro medio è compreso tra otto e quindici metri. Realizzati con cospicui ammassi di terra e sassi, a volte ricoperti da uno strato di pietrame, sono racchiusi da una “corona” di lastre infisse orizzontalmente nel terreno (definita tecnicamente “crepidine”).

Nel caso di tombe di maschi, alla crepidine che circondava i tumuli si associava un allineamento di pietre lunghe e strette, veri e propri menhir, infisse anch’esse nel terreno, in numero variabile e di dimensioni differenti, disposte in maniera decrescente dall’interno verso l’esterno. La stele più vicina al tumulo era inclinata verso di esso, appoggiata alle pietre di marginatura.

Cosa possono rappresentare questi menhir?

Una funzione astronomica-calendariale?

Una sintesi allegorica della vita umana?

Le ipotesi e le interpretazioni su questo segno sono numerose e ancora aperte.

E mentre la curiosità e il sapere scientifico degli studiosi continua ad elaborare teorie e a fornire letture storiche, i turisti e gli studenti continuano a conservare l’ immagine e il mistero di questa nuova “stonehenge”.

Raffaella Claudia Mele

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Blogger per un giorno – 5) Crecchio, punto di partenza di una nuova visione museale

Questo post guarda al museo di Crecchio con un po’ di rimpianto. Dipinge la situazione senza essere una critica feroce; in più chiude con un augurio, che forse poteva trasformarsi in qualche proposta concreta. E non è detto che prima o poi ciò non arrivi…

Dalla visita al paese di Crecchio ho potuto notare come sul piano dei beni culturali l’Abruzzo sembri mancare di comunicazione e di capacità di fare rete con altri enti sul territorio.

All’arrivo sono rimasto molto colpito dal paese molto carino, davvero un gioiello con il suo castello sullo sfondo.

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All’interno del castello è ospitato un museo dell’Abruzzo bizantino e Medievale molto interessante ma purtroppo anche molto settoriale dato che vi sono poche didascalie e molti pannelli che forniscono informazioni al visitatore solo se egli ha già un’infarinatura del argomento: un esempio è l’immagine sottostante, dove vediamo esemplificata (si fa per dire) la ceramica microasiatica:

Il museo ha tutte le caratteristiche per far bene è molto interessante e con pezzi molto affascinanti, ma purtroppo l’allestimento e la sistemazione del museo lasciano molto a desiderare data l’assenza di un criterio metodologico nella visita (si passa dal Medioevo agli italici agli etruschi) e la presentazione poco accattivante.

Si potrebbe partire da questo gioiello immerso nella campagna abruzzese per una nuova campagna di sensibilizzazione verso il pubblico ed un nuova visione del museo, non più un mero contenitore destinato solo a chi conosce o un magazzino, ma un luogo di conoscenza dove imparare e dove scoprire cose sempre nuove, una realtà fluida sempre in grado di evolversi e di andare pari passo con i tempi moderni; un luogo di sinergie anche con altre realtà del luogo o anche fuori dall’Abruzzo, mentre invece ora gli altri enti sono visti come nemici e come minacce per il proprio lavoro. Ma per fare questo occorre mente pronta e libera ed è su questo punto che bisogna intervenire come prima cosa.

Luca Del Piano

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Blogger per un giorno – 4) #veryCrecchio

Fin dal titolo questo post farà sorridere per il riferimento neanche troppo velato a #verybello, il portale degli eventi culturali d’Italia che fin dal lancio della sua versione beta ha suscitato critiche, polemiche e non poca ironia. E fin dal titolo si capisce quale tono assumerà questo post… 

Crecchio è un comune italiano di 2.926 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. O almeno così recita la sua pagina su Wikipedia. La segnaletica stradale per raggiungere questo ameno borgo è così dettagliata che anche un turista giapponese dotato dell’immancabile cartina farebbe fatica a perdersi.

Vedduta del borgo dal castello

Vedduta del borgo dal castello

Il centro vitale del paese è il “Caffè del Corso”, perennemente popolato di gioventù festante. Il bar ha la singolare caratteristica di “sostituire” i caffè che non vengono consumati nel giro di mezz’ora dalla loro preparazione. Un po’ come da McDonald’s, dove i panini vengono sostituiti se non vengono venduti entro dieci minuti dalla preparazione. Segno che la globalizzazione è arrivata anche nel cuore dell’Abruzzo contadino. O che la cordialità è insita nel cuore degli abitanti di questo piccolo paese abruzzese.

l'ingresso al castello

l’ingresso al castello

Il bar possiede un’altra singolare peculiarità: chiude dalle ore 13:00 alle ore 13:30. Se in questa mezz’ora proprio non sapete come passare il tempo, potete sempre fare un salto al vicino Castello Ducale, sede del Museo Archeologico dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale. Il personale vi accoglierà con altrettanto calore e cordialità, guidandovi con entusiasmo attraverso le luminose sale del Museo. L’edificio è frutto di un restauro architettonico eseguito con grande perizia e rigore filologico, che ben restituisce l’essenza originaria degli antichi spazi. Anche le vetrine e, più in generale, l’allestimento del piano superiore vi daranno davvero l’impressione di essere tornati nel Medioevo… della museografia! Un consiglio per i tipi molto curiosi: tenete a bada la vostra curiosità ed evitate di fare domande sull’edificio: vi confonderebbe le idee e non sareste più in grado di comprendere le collezioni del museo.

Per scongiurare brutte sorprese, prima di avventurarvi verso il Castello è preferibile consultare gli orari di apertura sul sito web. Ah, dimenticavo: non c’è un sito web…

Comunque, se trovate chiuso, non disperate: c’è sempre il bar!!!

Antonio Cigno

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Blogger per un giorno – 3) CRECCHIO: ho scoperto un castello

Questo post è forse più adatto ad un travelblog che non ad un archeoblog: l’autrice d’altronde dice di non essere un’archeologa. I concetti però ci sono ed emerge molto forte l’apporto personale nel costante riferimento a se stessa come protagonista dell’esperienza.

Crecchio è un paesino dell’entroterra abruzzese in provincia di Chieti. La caratteristica di questo paese che mi è piaciuta di più è quella che conserva l’aspetto di un piccolo borgo medievale dominato dal castello ducale. Arrivarci non è stato facilissimo ma una volta là, sembrava di essere tornati nel Medioevo, tutte le abitazioni tenute in buono stato, una pulizia per le strade, un’aria sana, le persone del posto che guardavano incuriosite, chiedendosi “chi fossi mai”. A parte queste prime sensazioni di stupore e meraviglia per l’arrivo di una straniera in quel luogo magico, le persone si sono mostrate molto cordiali e socievoli pronte ad ospitarmi nel miglior modo possibile. Le strade sono strette ma molto suggestive.

veduta del castello e del borgo di Crecchio

veduta del castello e del borgo di Crecchio

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Un attrattiva del paese è il Castello Ducale, che per soli tre giorni all’anno organizza una festa di paese che è: “A cena con i Bizantini”. In questa occasione il paese si veste a festa e tutti gli abitanti si vestono con gli indumenti dell’epoca e sfilano per il paese e la sera si beve e si mangiano piatti tipici del posto. Gli abitanti sono molto orgogliosi di questo evento che ogni anno ripropongono a fine Luglio. Non ho mai visto la manifestazione ma quest’anno non me la perdo di sicuro!

L’antica fortezza di Crecchio è un edificio a pianta regolare quadrangolare con quattro torri posti agli angoli. La torre di avvistamento, la più antica, più grande ed alta delle altre tre, rappresenta una tipica torre normanna del XII secolo, e, fino al 1943, era sormontata da merli irregolari, a testimonianza della sua funzione difensiva. La torre è detta dell’”ulivo”, ed è formata da tre livelli. Oggi nel castello di Crecchio è possibile visitare il Museo Archeologico dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale nato grazie alla preziosa e fattiva collaborazione fra istituzioni e volontariato. Il Museo espone oggetti rinvenuti durante i campi di ricerca che l’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio ha condotto, dal 1988 al 1991, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, sul sito di una villa romano-bizantina scoperta in località Vassarella di Crecchio. Vi sono inoltre altri reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese, che insieme riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra fine del VI e l’inizio del VII secolo. Il museo è da visitare perché ha tanto da raccontare anche se l’esposizione e gli allestimenti, a parer mio, non sono dei migliori e sono poco esplicativi, soprattutto per chi non è archeologo come me.

Le vicende del Castello, nell’arco dei tempi, sono tante ed è un susseguirsi di avvenimenti storici fino al 1943 con la permanenza nel Castello di Vittorio Emanuele III, la Regina, il Principe Umberto, Badoglio e tutto lo Stato Maggiore.

Sarebbe bello tornarci più di una volta per approfondire ulteriormente la conoscenza del paese in altri periodi dell’anno quali la festa che danno a Luglio e sotto Natale, quando nevica, perché il paese cambia aspetto e sembra ancora più magico.

Mirella Caputo

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Blogger per un giorno – 2) Alla scoperta del Museo dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale di Crecchio (Ch)

Questo è il primo della serie di post dedicati a Crecchio e al suo castello/museo. Alla domanda “ma che è Crecchio? Ma davvero c’è un museo in un posto che si chiama Crecchio?” i miei blogger per un giorno hanno risposto, ognuno alla sua maniera, secondo il suo stile. In questo post, per esempio, abbiamo una visione a volo d’uccello di Crecchio e del suo museo. Che ne dite?

Il castello nomanno di Crecchio

Il castello nomanno di Crecchio

La torre normanna di Crecchio

La torre normanna di Crecchio

Il Castello Ducale di Crecchio, in provincia di Chieti, ospita il Museo dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale che al suo interno espone reperti rinvenuti durante le campagne di scavo condotte dall’ArcheoClub di Crecchio fra il 1988 e il 1990 in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo nel vicino sito di una villa romano-bizantina in località Vassarella.

L’antica fortezza di Crecchio è un edificio a pianta regolare quadrangolare con quattro torri poste agli angoli. La torre di avvistamento è la più antica e rappresenta una tipica torre normanna del XII secolo. Al suo interno, oltre ai reperti provenienti dagli scavi archeologici della domus di Vassarella come le ceramiche “tipo Crecchio”, sono esposti reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese che, insieme, riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra VI e VII secolo d.C, i commerci con le coste del nord Africa. Inoltre all’interno del museo è ospitata una ricca collezione di manufatti etruschi proveniente da una collezione privata donata nel 1995 all’ArcheoClub, oltre che una sezione storica dedicata alla storia del castello.

Una delle sale del museo dell'Abruzzo bizantino

Una delle sale del museo dell’Abruzzo bizantino

Molto suggestivo è l’intero borgo medievale di Crecchio, piccolo gioiellino nella campagna abruzzese che d’estate ospita l’evento “A Cena coi Bizantini” organizzato dalle associazioni culturali del paese, in cui viene allestito un percorso culturale ed enogastronomico che si svolge proprio nelle vie del borgo e al castello normanno. Durante questa festa i turisti possono assistere al corteo storico che celebra le gesta del Comes Vitaliano di ritorno dalla battaglia di Aternum contro i barbari longobardi, a varie sfilate e rievocazioni storiche, esibizioni teatrali di strada di giullari e menestrelli, e gustare le pietanze preparate secondo le usanze bizantine.

Valentina Sabatini

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Blogger per un giorno – 1) Uno sguardo al diritto della cultura

Il primo post dei blogger per un giorno che propongo è quello di Annaida Mari, che tesse un’introduzione teorica semplice ed efficace al Codice Urbani, legge che regolamenta i Beni Culturali Italiani. A mio parere fonde bene l’immediatezza del messaggio con un certo rigore del linguaggio che pur ricorrendo a termini tecnici, necessari in un campo com’è quello legislativo, riesce comunque ad esporre con chiarezza la ratio sottesa alla redazione del Codice. E voi che ne pensate?

La cultura è un diritto fondamentale dei cittadini ed è un dovere dello Stato garantirla per favorire la crescita economica e l’inclusione sociale, spesso però si sottovaluta il contributo che la cultura può arrecare al diritto e il soddisfacimento che la legge predispone alle esigenza della cultura.

clipart lexLa lenta e graduale presa di coscienza dell’importanza del patrimonio culturale, a livello mondiale, ha recentemente sensibilizzato i cittadini al desiderio di promuoverlo, preservarlo e valorizzarlo, nel rispetto delle principali norme giuridiche.

Nella Costituzione italiana, la Cultura ha da sempre assunto un ruolo importante, all’articolo 9 infatti, si legge: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

L’esigenza di conservare e garantire la fruizione da parte della collettività delle cose di interesse storico e artistico giustifica l’adozione di particolari misure di tutela, che si realizzano attraverso i poteri della pubblica amministrazione, previsti dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Nato come strumento per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, il Codice, conosciuto anche come Codice Urbani, è entrato in vigore il 1 maggio 2004, con attuazione del decreto legislativo n.42 del 22 gennaio dello stesso anno.

L’emanazione di un “codice” esprime la volontà di attribuire ad un intero settore un assetto stabile e duraturo, con principi e regole chiari, costanti e coerenti. Racchiuso in 184 articoli, il Codice Urbani si suddivide principalmente in tre settori: – Disposizioni generali – Beni culturali – Beni paesaggistici.

Con la definizione di bene culturale si fa riferimento a tutte le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11 del Codice, presentano interesse storico, artistico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e alle altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

In Italia, l’uso della dicitura “bene culturale” è riconducibile alla Commissione Franceschini (1967) che definisce come tale l’insieme dei beni che costituiscono testimonianza materiale della civiltà di una Nazione. Nell’ordinamento giuridico, l’espressione “beni culturali” appare invece per la prima volta nella legge n. 5 del 1975, che ha istituito il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.

Sono beni paesaggistici invece, gli immobili e le aree indicati all’articolo 134 del Codice Urbani, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.

I beni paesaggistici insieme ai beni culturali costituiscono poi il patrimonio culturale, di cui la tutela, la conservazione e la valorizzazione sono i principali obiettivi che, attraverso le norme contenute nel Codice Urbani, lo Stato, le Regioni, gli Enti territoriali e qualsiasi altro soggetto in possesso di un bene culturale o paesaggistico, sono chiamati a perseguire.

Con l’attività di tutela si intende ogni attività diretta a riconoscere, proteggere e conservare un bene del  patrimonio culturale affinché possa essere offerto alla conoscenza e al godimento collettivi.

 La conservazione ha invece lo scopo di mantenere l’integrità, l’identità e l’efficienza funzionale di un bene culturale, in maniera coerente, coordinata e programmata, mentre la valorizzazione è ogni attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e di conservazione del patrimonio culturale e ad incrementarne la fruizione pubblica, così da trasmettere i valori di cui tale patrimonio è portatore. E’ bene ricordare che mentre
la tutela è di competenza esclusiva dello Stato, volta a  dettare le norme ed emanare i provvedimenti amministrativi necessari per garantirla; la valorizzazione è svolta in maniera concorrente tra Stato e regione, e prevede anche la partecipazione di soggetti privati.

Per tutti coloro che vogliono approfondire la realtà giuridica in ambito culturale, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio rappresenta un valido strumento di conoscenza ed analisi.

Annaida Mari

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Blogger per un giorno

Mi trovo oggi all’Istituto Mecenate di Pescara per tenere una lezione sull’”applicazione di nuovi strumenti comunicativi” (leggi: social media e blog) per la comunicazione dell’archeologia al corso in Esperto di Management dei Beni Archeologi promosso nell’ambito di Valore Abruzzo. Dire che è stata una lezione in realtà è poca roba, visto che ho annoiato gli studenti per una mattinata intera e per parte del pomeriggio con ben 4 presentazioni in pps. Li ho ammorbati dapprima con un’introduzione sul web 2.0 e i social media, poi ci siamo addentrati nel campo dell’applicazione delle piattaforme social ai beni archeologici, quindi siamo scesi più nello specifico a vedere come si possono sfruttare i social network per fare una buona comunicazione dei musei (e delle aree archeologiche). Poi per fortuna è finita la mattinata. E nel pomeriggio, in preda ad un abbiocco che ve lo raccomando (parlo di me, naturalmente), li ho intrattenuti con il mio cavallo di battaglia: usare i blog per comunicare l’archeologia.

Se dio vuole l’attività teorica finisce qui, ed ora, mentre riposo le mie corde vocali irrimediabilmente compromesse, ho dato agli studenti i compiti da fare: scrivere un blogpost relativo ad un argomento archeologico che hanno sviluppato durante il corso, tenendo conto dei consigli che hanno ascoltato poco prima. L’intento è quello di farli confrontare con l’approccio ad un linguaggio non scientifico, di farli familiarizzare con il concetto di storytelling, del quale abbiamo parlato stamani, e di farli riflettere sulla struttura e le componenti di un blogpost. La scelta delle parole chiave dovrà essere fatta con particolare attenzione, il titolo dovrà essere pertinente, magari accattivante, e le prime righe di testo dovranno esprimere fin dall’inizio il contentuto di ciò che leggeremo poi. Così i motori di ricerca faranno meno fatica a trovarci se qualche lettore cercherà proprio quell’argomento di cui trattiamo qui.

vignettablogDi loro solo una studentessa è una ex-blogger di storia dell’arte e un altro studente, nell’ambito di un corso che fece qualche anno fa, ha al suo attivo alcuni post ad argomento “patrimonio culturale”; per loro dunque non è una novità trovarsi a mediare da un linguaggio per addetti ai lavori ad un registro che si adatti a più tipi di pubblico. Per gli altri studenti invece è la prima volta che si confrontano col foglio bianco di wordpress.

Questa è un’esercitazione, e voglio ospitare sul mio blog i post che scriveranno, dopo che li avremo commentati insieme. Li ospito sul mio blog da qui in avanti come guestpost. Vi invito a leggerli, e perché no a commentarli fornendo un feedback alla fine della lettura; vogliamo sapere se siamo riusciti nell’intento di comunicare in maniera efficace i nostri contenuti: siamo riusciti a far arrivare il messaggio? Potevamo farlo meglio? Linguaggio troppo difficile? Troppo criptico? O al contrario troppo terraterra? Contenuto banale? Inconcludente? O al contrario molto circostanziato? Chiedo a voi di esprimere il vostro giudizio perché è a voi, lettori di blog, che ci rivolgiamo: non scriviamo per noi stessi, ma è a voi che vogliamo raccontare l’archeologia nei suoi vari aspetti. Il vostro giudizio è importante: ci aiuta a crescere, mi aiuta a capire dove dobbiamo ancora migliorare.

la classe di esperti in management dei beni archeologici, oggi occasionalmente "blogger per un giorno"

la classe di esperti in management dei beni archeologici, oggi occasionalmente “blogger per un giorno”

Tra i testi che leggerete la maggior parte è dedicata al castello/museo bizantino di Crecchio,che il gruppo di studenti ha visitato nel corso delle lezioni, uno è dedicato all’area archeologica di Fossa, altra meta delle visite effettuate durante il corso, uno è una introduzione al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per chi non ha dimestichezza con la legislazione dei Beni Culturali italiani e però vuole capirne qualcosa in più.

Non mi resta che dirvi “buona lettura”!

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Gli instagramers di Prato alla scoperta degli Etruschi

E fu così che, scorrendo come sempre la timeline di instagram, mi sono imbattuta in un post di @igersprato, la community degli Instagramers pratesi, che annuncia un’iniziativa che, ovviamente, mi ha fatto subito drizzare le antenne: #viaetruscadelferro2015, un evento, anzi una serie di eventi volti a promuovere culturalmente il territorio (e fin qui niente di “nuovo”: da tempo le varie comunità di igers italiane creano iniziative apposta per condividere su instagram immagini attraverso le quali raccontare, con tag specifici, un evento, un luogo, un’attività nell’ottica di fare promozione e comunicazione attraverso l’utilizzo delle pure e semplici immagini) puntando però sull’archeologia.

Cosa cosa? Come come? Un instameet a carattere archeologico??

Pare proprio di sì, perché il 21 giugno 2015, dopo una prima tappa che si è svolta sull’Isola d’Elba, ma solo per pochi Igers, si svolgerà a Gonfienti un instameet aperto a chi, dotato di smartphone, iscritto a instagram e interessato al passato più antico del territorio pratese, vorrà partecipare.

Questa strepitosa vignetta etrusca, che ha fatto il giro del web, è stata creata apposta per lanciare #viaetruscadelferro2015

Questa strepitosa vignetta etrusca, che ha fatto il giro del web, è stata creata apposta per lanciare #viaetruscadelferro2015

La città etrusca di Gonfienti è venuta in luce da relativamente pochi anni. La sua scoperta disturbò i lavori di realizzazione dell’interporto di Prato. Quello che piace sempre dire a noi archeologi romantici è che passano i millenni, 2500 anni e più per la precisione, ma resta la medesima destinazione del territorio: perché la città etrusca doveva avere una vocazione commerciale ed emporica, facendo da contraltare ad un’altra città etrusca, Marzabotto, immediatamente aldilà dell’Appennino. Centro di arrivo e smistamento delle merci provenienti dal Mar Tirreno, e dei metalli provenienti dall’Elba verso l’interno e in particolare verso l’Appennino, dove raggiungeva l’Etruria Padana attraverso la cosiddetta via etrusca del ferro. Stiamo parlando dei secoli VII-V a.C., dopodiché Gonfienti fu abbandonata e di essa si persero via via le tracce, fino a che non fu rinvenuta, del tutto casualmente, negli anni ’90 del secolo scorso.

Purtroppo già so che non potrò partecipare, ma sono curiosa di vedere attraverso quali immagini verrà raccontata Gonfienti e l’archeologia pratese, cosa colpirà gli instagramers e cosa vorranno condividere sui social network.

Il progetto #viaetruscadelferro2015 non si ferma qui, perché a seguire un’altra tappa vedrà protagoniste Artimino e Carmignano (e questa volta vorrò partecipare, per forza!). Ma non si ferma qui, perché in programma ci sono anche Marzabotto e Spina, sull’Adriatico, nel 2016.

Per saperne di più leggete a questo link: http://www.pratosfera.com/2015/05/12/antica-via-etrusca-ferro-igers-prato/

Già tempo fa avevo parlato su questo blog del mio primo instameet, svoltosi a Firenze e che aveva per tema la città e una mostra di arte contemporanea alla Strozzina. Fin da quei tempi (sto parlando di fine 2012) gli Igers avevano ben chiara l’idea di organizzare instameet che avessero finalità culturali. Ma erano i primi esperimenti e, come mi aveva fatto notare il leader di @IgersPisa Nicola Carmignani nei commenti al post, non era facile far capire alle istituzioni le potenzialità di uno strumento come Instagram. Dopo 2 anni e mezzo le cose sono decisamente cambiate e non passa settimana senza che non vengo a conoscenza di un instameet qua e uno là: le iniziative sono davvero tante, e parlo solo per la Toscana.

Oggi mi preme sottolineare che finalmente ci si accorge che la conoscenza del territorio, una delle finalità che si pongono gli igers, passa anche per la realtà archeologica, per il suo passato più antico, e che anche questo aspetto va raccontato e condiviso. L’archeologia diventa protagonista di un instameet. Non mi sembra cosa da poco. Un “bravi” dunque agli Instagramers pratesi che hanno avuto questa idea e un “menomale” che questa idea è stata accolta dall’amministrazione comunale di Prato, che vede in Instagram uno strumento di promozione notevole della città e che pertanto sostiene tutte le iniziative che questo gruppo di motivati ragazzi social-addicted volontari propongono. Ringrazio il leader degli @igersprato Francesco Rosati per la chiacchierata di qualche giorno fa e per aver avuto la voglia di organizzare un evento di promozione culturale che ha l’archeologia per soggetto (non solo fotografico). Instagram è un grande strumento di comunicazione, se saputo usare offre delle grandi potenzialità al racconto archeologico e museale. Eventi come questo servono proprio a dimostrarci che con l’idea giusta si può fare tutto, basta volerlo.

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi di questo progetto. Per ora è tutto. Seguite su instagram @igersprato e l’ashtag #viaetruscadelferro2015 e, se siete in zona, non perdetevi l’instameet.

Io conosco la realtà toscana, ma non so se altrove in Italia sono già avvenuti o sono in programma instameet a carattere archeologico, archeoinstameet per capirci. Ne siete a conoscenza? Me li segnalate?

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TripAdvisor e i musei: ripartire dal pubblico

Nicolette Mandarano, Il marketing culturale nel web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei

Nicolette Mandarano, Il marketing culturale nel web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei

Ho appena avuto modo di leggere il libro di Nicolette Mandarano “Il marketing culturale nell’era del web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei“, una ricerca condotta sulle recensioni presenti su TripAdvisor ai principali musei di Roma. Non mi dilungo a discutere i risultati della ricerca, per quello basta leggere il libro. Qui voglio solo richiamare alcune riflessioni che emergono da questo studio, in particolare sul pubblico. Perché le recensioni, su cui si fonda TripAdvisor, sono scritte dagli utenti del sito, dai visitatori dei musei: dal pubblico in sostanza. Un analisi delle recensioni è dunque un’analisi del pubblico che visita i musei.

Nella prefazione al volume si richiama la definizione che Jim Richardson, fondatore di MuseumNext, dà dei visitatori: essi sono participants, “partecipanti attivi alle esperienze culturali e allo scambio delle proprie impressioni su di esse” (p. 9). Questa è la premessa principale per capire “il nuovo pubblico” che emerge dalle recensioni di TripAdvisor.

Non esiste un pubblico ideale, ci fa riflettere Nicolette Mandarano, ma esistono tanti pubblici diversi, per età, formazione ed esigenze. E provenienza. E proprio per questo motivo nell’analisi delle recensioni l’autrice distingue tra recensori italiani e recensori stranieri. Questa distinzione lì per lì mi ha folgorato, ma invece, a pensarci bene, è la scoperta dell’acqua calda (e brava a Nicolette che però l’ha sottolineato): l’italiano medio che visita un museo in Italia ha potenzialmente degli strumenti culturali più adeguati per comprendere meglio le opere esposte e i contesti di riferimento, rispetto ad un visitatore straniero (da qualsiasi continente esso provenga), che ha un background culturale diverso. Mi resterà sempre in mente quella volta che, in museo, ho dovuto spiegare ad un visitatore giapponese la nostra linea del tempo e la distinzione in avanti Cristo e dopo Cristo e vedo quotidianamente il disappunto negli occhi dei visitatori stranieri che non sanno dove collocare geograficamente l’Etruria. A tal proposito mi torna in mente una proposta di qualche tempo fa di Andrea Carandini: un museo di Roma talmente didattico e comunicativo da consentire ad un visitatore cinese di comprendere la nostra cultura.

Italiano o straniero che sia, il “nuovo pubblico” consulta il web per informarsi e fa tesoro delle esperienze altrui. Allo stesso tempo vuole condividere le proprie impressioni. Il web 2.0 è il luogo dello scambio di opinioni, gli utenti del web 2.0 “stanno modificando la percezione delle cose e con i loro commenti veicolano giudizi che dovrebbero aiutare gli altri a scegliere meglio” (p. 17).

In questo contesto si inserisce TripAdvisor. É uno spazio di recensioni nel quale gli utenti lasciano la propria opinione e fanno tesoro di quella altrui. TripAdvisor è dunque una risorsa per gli utenti e per i potenziali visitatori. Il punto è farla diventare una risorsa per i musei.

Leggere le recensioni è riscontrare ciò che l’Assistente alla Vigilanza attento vede ogni giorno nelle richieste, osservazioni e atteggiamenti dei visitatori. Mentre leggo le critiche al museo nel quale lavoro posso indovinare a quale specifica situazione il visitatore/recensore si sta riferendo e non posso che constatare che nella stragrande maggioranza dei casi sono cose che già sappiamo, che abbiamo più o meno amaramente constatato e cose che, per fortuna, in qualche caso abbiamo risolto. Ispirata dalla ricerca di Nicolette Mandarano sui musei romani, ho voluto guardare le recensioni su TripAdvisor relative al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, nel quale lavoro. Si registra un trend, sulle 88 recensioni del Museo, un incremento delle valutazioni positive dal 2014 in avanti, mentre in precedenza si alternano entusiaste lodi alla qualità dei reperti ad aspre critiche alla gestione e fruizione degli stessi. Il leit-motiv, volendo tracciare una media sui giudizi, sembra essere “Bello, ma da valorizzare“.

Un consiglio che voglio dare, se tra i lettori di questo post c’è qualche assistente alla vigilanza o anche, anzi meglio, qualche direttore di museo, è verificare le recensioni al proprio museo su TripAdvisor: l’assistente alla vigilanza riconoscerà tante situazioni a lui familiari, mentre il direttore forse scoprirà che il suo museo è perfettibile. É un esercizio utile, perché fotografa la percezione che del museo si ha all’esterno, anzi, la percezione che ha chi dall’esterno entra e si rapporta con le collezioni, con il percorso museale, con la visita, con i supporti didattici, con i servizi aggiuntivi, con tutto ciò che gravita intorno al museo una volta varcata la soglia e staccato il biglietto. Il museo non dev’essere autoreferenziale, ma deve essere aperto a recepire i commenti dei visitatori, ad accogliere e valutare le critiche e ad ascoltare. La comunicazione è uno scambio: il museo comunica se stesso al pubblico attraverso il proprio allestimento e i propri supporti alla visita, il pubblico propone il suo feedback anche attraverso TripAdvisor. Non è l’ennesimo “giochino” (si fa per dire) come tanti che molti direttori snobbano alzando gli occhi al cielo: è uno strumento che, se letto con la dovuta attenzione, può dirci molto su come i visitatori percepiscono e raccontano a loro volta il museo.

Grazie Nicolette Mandarano per il suo studio, che, fotografando la situazione romana, ci indica una via per analizzare i nostri musei. TripAdvisor diventa così la fotografia della visita al museo di ogni singolo individuo che decide di raccontare la sua esperienza. Il passaparola più efficace che si possa avere. E, proprio per questo, che non possiamo permetterci di sottovalutare.

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#bronzifirenze: Il primo blogtour per archeoblogger

Sono molto contenta di essere stata coinvolta nell’organizzazione e realizzazione del primo blogtour per archeoblogger che sia mai stato pensato per la blogosfera archeologica italiana. L’iniziativa è partita da Palazzo Strozzi, che nelle persone di Giulia Sabbatini e Benedetta Scarpelli ha voluto coinvolgere me e la mia collega Silvia Bolognesi in quanto blogger di Archeotoscana, il museumblog della ormai Soprintendenza Archeologia della Toscana, per organizzare un evento dedicato agli archeoblogger per far scoprire loro le mostre attualmente in corso a Firenze a Palazzo Strozzi e al Museo Archeologico Nazionale, “Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico” e “Piccoli Grandi Bronzi“: due facce diverse, in grande e in piccolo, della stessa medaglia, che è ben riassunta nell’ashtag #bronziFirenze, con il quale entrambe le mostre vengono descritte fin dalla loro apertura lo scorso marzo. Le due mostre hanno infatti per oggetto la scultura in bronzo di età ellenistica: Palazzo Strozzi, con un taglio decisamente più spettacolare e di forte richiamo mediatico, ha puntato sulla scultura di grandi dimensioni, mentre il MAF (che a Palazzo Strozzi ha prestato 4 dei suoi “Grandi Bronzi”: l’Arringatore, la Minerva di Arezzo, la Testa di Cavallo Medici-Riccardi appositamente restaurata e l’Idolino di Pesaro) si è dedicato alla scultura in bronzo di piccole dimensioni, che però altro non è che uno strumento, per gli studiosi di arte antica, per risalire alle iconografie e ai modelli di sculture in bronzo di grandi dimensioni. Si pone dunque il problema della copia, dell’originale e del modello, delle varianti iconografiche, ma anche e soprattutto del collezionismo, perché le piccole sculture in mostra al MAF appartengono tutte alla vastissima collezione medicea e lorenese di antichità etrusche, greche e romane.

Che Palazzo Strozzi sia attento all’aspetto della comunicazione non è una novità: già in passato ha dato prova anzi di voler promuovere le proprie iniziative ed attività attraverso gli strumenti che il web 2.0 e i social consentono: aderì alla prima edizione delle Invasioni Digitali e, qualche tempo dopo, organizzò un’attività specifica per blogger fiorentini. L’evento per gli archeoblogger si inserisce dunque in questa serie ed è giustificato dal tema della mostra, l’arte antica, intimamente legata con l’archeologia dato che buona parte delle sculture esposte provengono da ritrovamenti archeologici talora fortuiti, come il Generale Romano rinvenuto nel mare di Brindisi.

Così #bronziFirenze è stato l’ashtag utilizzato lo scorso 30 aprile in occasione del blogtour, che ha visto riuniti insieme alcuni blogger di archeologia italiani. Alcuni, anzi la maggior parte, sono anche tra gli autori di Archeostorie, il Manuale non convenzionale di archeologia vissuta di cui vi ho parlato nello scorso post.

Ognuno di essi ha osservato le mostre dal proprio punto di vista: chi più interessato agli aspetti museografici, chi alla comunicazione e all’accessibilità, chi a particolari tipologie di opere esposte. I blogger presenti hanno vissuto l’esperienza del blogtour vivendolo alla luce della propria personalissima sensibilità e formazione. Gli archeologi non sono tutti uguali, ognuno ha la propria specializzazione. E gli archeoblogger, che sono archeologi al pari degli altri (anzi, con un interesse per la comunicazione particolarmente sviluppato), hanno anch’essi ciascuno la propria specializzazione, seguono le proprie naturali inclinazioni ed esprimono la propria personalità attraverso i post che pubblicano in rete. Leggere i loro post sull’evento è senz’altro interessante per vedere attraverso i loro occhi le due mostre, ma anche per capire, prendendoli tutti insieme, quanto vasti possano essere gli interessi e gli sguardi degli archeologi, quanto tutti insieme riescano a costruire un racconto corale.

Intanto un assaggio di questa pluralità di voci e di sguardi si può cogliere scorrendo lo storify dell’evento. Dopodiché ci sono i post: e vi propongo intanto quelli che sono già stati pubblicati:

Archeotoscanahttps://archeotoscana.wordpress.com/2015/05/06/gli-archeoblogger-a-firenze/

Archeokidshttp://archeokids.tumblr.com/post/119264622399/che-cosa-ci-fanno-un-falsario-un-collezionista-e

Professione Archeologohttp://www.professionearcheologo.it/bronzifirenze-impressioni-di-una-archeoblogger/

Liberarcheologiahttp://liberarcheologia.altervista.org/bronzo-e-non-solo/

DjedMeduhttps://djedmedu.wordpress.com/2015/05/07/legitto-di-provincia-i-bronzi-ellenistici-di-palazzo-strozzi-e-del-museo-archeologico-nazionale-di-firenze/

Un blogtour dedicato ad una categoria speciale di blogger automaticamente riconosce quella categoria di blogger! Dunque l’evento di Firenze è tanto più importante in quanto finalmente si parla di archeoblogger che partecipano ad eventi appositamente creati per loro. Finalmente si comincia a vedere un po’ di quella “notorietà di ritorno” che molti blog di vario tipo acquisiscono nel momento in cui si parla di loro anche al di fuori della rete. Il fatto che il Direttore di Palazzo Strozzi sia venuto appositamente a salutarci implica che è riconosciuto il valore degli archeoblogger come comunicatori culturali al pari dei giornalisti e anzi, con una marcia in più: la competenza in materia.

Non posso far altro che augurarvi buona lettura dei post che vi ho linkato. E arrivederci al prossimo archeoblogtour!

Alla fine dell'evento, alcuni archeoblogger posano con la Chimera al MAF

Alla fine dell’evento, alcuni archeoblogger posano con la Chimera al MAF: sono Francesco RIpanti, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate.

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