Indiana Jones non passa mai di moda…

E’ inutile:abbiamo passato anni, noi archeologi del Vecchio Continente, noi archeologi da campo impegnati giornalmente sui cantieri urbani, a toglierci di dosso l’immagine mitologica ma scomoda di Indiana Jones. E’ colpa sua se la gente viene a chiederci se abbiamo trovato il tesoro, è colpa sua se la gente si appassiona alle grandi scoperte archeologiche e ai misteri dei Maya e degli Inca, ma poi si incazza se andiamo sotto casa armati di trowel a fare un’assistenza archeologica. Forse è perché in mano abbiamo la trowel e non la frusta che non veniamo apprezzati, forse perché invece dell’inconfondibile cappello abbiamo una bandana nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore siamo spettinati, sudaticci, puzzolenti e, diciamocelo, non proprio attraenti come Harrison Ford.

Ma Indiana Jones tira sempre, non passa mai di moda. Anche se l’ultimo film è una totale tavanata galattica, lui, l’eroe, l’archeologo più famoso del mondo (secondo solo a Zahi Hawass?) ne è uscito ancora più forte. Così, se qualcuno tra i nati negli ultimi 10 anni si fosse perso il mito creatosi con i tre film precedenti, in questo modo l’ha recuperato, e può pensare che è lui, Indiana Jones, l’archeologo vero mentre noi, quelli da battaglia, siamo solo delle pallide sfigate imitazioni.

indiana jones et l'aventure archeologique

Da decenni si parla del mito di Indiana Jones, anche, incredibilmente, a livello accademico. Oggi, però, si fa di più: al nostro eroe viene dedicata una mostra: Indiana Jones et l’Aventure Archeologique. Si svolge fortunatamente nel posto più lontano del mondo, a Montreal in Canada, fino al 18 settembre 2011, sponsorizzata nientepopodimenoché dalla LucasFilm e dal National Geographic (Tu quoque?), e si pone come una mostra interattiva – e non potrebbe essere altrimenti – che tra spezzoni di film, oggetti del set cinematografico, attività più o meno extrasensoriali e, finalmente, qualche reperto archeologico vero, vorrebbe spiegare principalmente ai bambini (mi auguro e mi spavento allo stesso tempo) come funziona il mestiere dell’archeologo. Già a guardare il sito web sembra di vedere un parco divertimenti, non un’sposizione archeologica! La domanda che sorge spontanea allora è: quale immagine avrà dell’archeologo e della ricerca archeologica un visitatore medio di una mostra di questo tipo? Capirà che la vita non è un film e che l’archeologia non sempre è una mirabolante avventura? Oppure tornerà a casa sognando di fare l’archeologo da grande e per prima cosa chiamerà il cane Indy? (per l’appunto, il mio cane si chiama Indy, ma giuro, giuro, che il nome non l’ho scelto io!).

Per contro, la mostra di Montreal se apre qualche perplessità nei puristi del Vecchio Continente (sarei io, nella fattispecie), tuttavia ha il merito di parlare di archeologia in una terra che di offerta archeologica ha poco o nulla. Non sono mai stata in un museo archeologico canadese, ma ho presente la collezione archeologica del Metropolitan di New York, e credo che ad un visitatore qualunque, a vedere tutta quella abbondanza di reperti bellissimi e antichi (greci, egizi, romani e vicinorientali, innanzitutto), verrebbe in mente di chiedersi come hanno fatto ad arrivare lì, chi li ha trovati, come e perché, qual’è la domanda che spinge un uomo a mettersi sulle tracce del passato. Credo che il visitatore medio americano di una collezione archeologica negli uSA e in Canada si possa porre queste domande. La mostra di Montreal allora fornisce, a suo modo, la risposta. Purchè la spettacolarizzazione e il richiamo a Indiana Jones non prevarichi sulla bontà delle informazioni serie che si vogliono fornire, credo che tutto sommato l’intento sia buono in una società, qual’è quella americana, dove l’archeologia come la intendiamo noi è un concetto piuttosto astratto.

Indiana Jones non passa mai di moda…ultima modifica: 2011-08-12T00:58:00+00:00da maraina81
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