In difesa dei “bradipi tecnologici”..

Stamattina ero (e sono tuttora) a lavoro con la mia collega/compagna di avventure 2.0 Silvia per Archeotoscana, il blog della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana che curiamo ormai da maggio 2013. Mentre pubblichiamo un aggiornamento del blog, smartphone alla mano, mi arriva la notizia di un articolo pubblicato su LaStampa.it: I Musei? Bradipi tecnologici “Cinguettano” poco e male. Interrompo la redazione del prossimo post che verrà pubblicato sul blog e mi dedico alla lettura.

Molti probabilmente, leggendo quest’articolo diranno “eh, sì, già, vedi? come al solito! Abbiamo il patrimonio più grande del mondo e lo curiamo poco e male” e altri luoghi comuni di questo tipo. Ma chi è interessato ad articoli su questi temi si sarà stufato di leggere sempre le stesse cose, no? Io per esempio, che sono abbastanza addentro al tema, potrei dire di aver letto le stesse identiche cose un anno fa. Di nuovo nell’articolo c’è infatti solo la citazione di @paolina_BB, opera d’arte twittante tra le più famose in questo momento in Italia (tra l’altro, grazie di esistere!).

Ma che racconta quest’articolo, tanto da spingermi a scrivere una risposta?

Semplicemente racconta che i musei italiani sono gli ultimi degli ultimi per quanto riguarda la promozione in rete e nel mondo dei social media, che gli esempi americani come al solito sono al passo coi tempi mentre in Italia siamo pessimi. Qualche dato alla mano alquanto triste, certamente, le eccellenze (e menomale, almeno quelle) che però afferiscono ai musei di arte contemporanea e quindi per vocazione più sensibili alle formule “nuove” di interazione e di engagement col pubblico. E poi si spara sulla croce rossa, ovvero nominando i casi più noti: e il @polomuseale di Firenze, e i musei Vaticani (che non sono Italia!), e Pompei (ma come, cade a pezzi [altro luogo comune] e pretendete che abbia twitter?) e il povero Museo Egizio di Torino che ha 128 followers e neanche un tweet.

Orbene, per un museo egizio che non twitta e per un polo museale che non sta dietro ai suoi mille-e-passa followers, esistono una serie di realtà più piccole, ma non per questo meno importanti, di musei su twitter. Musei che evidentemente l’autrice dell’articolo de La Stampa non conosce. Musei che però sono attivi e utilizzano i social media perché alle spalle hanno persone che credono che sia questa la frontiera NON della promozione, ma proprio della COMUNICAZIONE. Altrimenti a che pro creare conversazioni, inserirsi qua e là, rispondere ai followers, comunicare con musei anche dall’altra parte del mondo? Mica solo per promuoversi. Fosse tutto lì, sarebbe molto triste e limitato. E chi usa twitter con questo mero scopo non ha capito nulla.

Il motivo per cui mi sono sentita punta nel vivo è che io ne gestisco due di account di musei (archeologici e statali, tra l’altro) su twitter, mica uno! E con la mia collega (e con la collaborazione delle altre mie colleghe della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana) gestiamo anche la pagina Facebook e Pinterest. Che non mi sembra poco. Quindi parlo a ragion veduta di cose che la giornalista de La Stampa evidentemente conosce poco. Senza presunzione, né polemica, le spiego come lavoriamo per Archeotoscana.

Archeotoscana è un sistema che si compone di blog, di pagina facebook e di Pinterest, dedicato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Ad essi si aggiunge la fondamentale presenza di @MAF_Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, su twitter. Dico fondamentale non perché son ganza io, ma perché twitter è il luogo migliore in cui si riesce a fare comunicazione e a stringere conversazioni e relazioni con tutti i tipi di utenza. All’account twitter del MAF si aggiunge, certo non ufficiale, ma molto importante, l’account della @chimeraMAF (e questo non è un fake). I risultati li abbiamo, e sono a mio parere molto positivi: perché se tramite la rete che costruiamo nei social riusciamo a portare anche uno solo dei nostri followers a visitare il museo reale, fosse soltanto per vedere quella chimera che twitta in continuazione.. beh, abbiamo raggiunto il nostro scopo. Il nostro scopo è portare gente a visitare i musei, non avere un milione di followers!

Twitter è un mezzo, non è un fine, così come il blog è un mezzo, così come la pagina facebook è un mezzo. Serve a poco twittare se poi il museo reale non è accogliente. Di questo sono assolutamente convinta. Per questo lavoro ogni giorno e in questo credo. Non mi piace, poi, leggere sempre notizie negative: maledizione, ci sono le pratiche positive, perché non si parla mai di quelle? Perché piace per forza fare polemica? Perché dover dire per forza che le cose non vanno? Perché invece non dire che ci sono delle realtà che funzionano, o che per lo meno si sforzano di funzionare, perché non dire che ci sono dei buoni esempi in giro? Perché non dovrebbero far notizia le buone pratiche? Leggeremo mai un articolo che invece di intitolarsi “Musei italiani bradipi tecnologici cinguettano poco e male” si intitoli “Il risveglio dei musei italiani riempie la rete di cinguettii“?

bradipo1

Aggiungo una cosa: siamo in un momento in cui da più parti si sente la necessità di svegliare i musei italiani dal loro torpore, meglio, dal loro arroccamento in un’istituzione chiusa e che considera se stessa come già da sé giustificatrice di fare cultura. Molti sono i musei che pensano (li personifico nei loro direttori) che basti che il museo esista con i suoi reperti sistemati nelle vetrine, per fare cultura. Questo non andava bene già nell’800, figuriamoci ora! Il museo, in quanto calato nella società deve evolversi con essa. Progetti molto belli come #svegliamuseo e le invasioni digitali sono esempi di scosse date dall’esterno ai musei, ma che molti musei stanno recependo. Non sarà il @poloMuseale a recepirli, pazienza, ma in Italia, se dio vuole, non ci sono solo gli Uffizi.

Detto questo, e concludo, non voglio incensare il mio lavoro: io non faccio altro che mettere in pratica per i musei idee che mi sono fatta osservando la rete e traendo le mie conclusioni. Voglio solo sottolineare che non è tutto così negativo in Italia. Al contrario, è tutto molto fluido. Ed è bello che sia così.

In difesa dei “bradipi tecnologici”..ultima modifica: 2014-02-23T13:07:11+00:00da maraina81
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento