23/02/2010

FIRENZE ROMANA si mostra ai suoi cittadini

Si sta svolgendo questa settimana, concludendosi domenica 28 febbraio 2010, la mostra descrittiva "Firenze romana": la città romana, dal I secolo a.C. al V secolo d.C., viene illustrata attraverso 33 pannelli che ripercorrono la storia della città antica, la sua topografia con i principali monumenti rinvenuti e quelli verosimilmente individuati, le scoperte recenti.

La storia della "scoperta archeologica" di Firenze è per forza di cose legata all'archeologia urbana e/o preventiva: l'emergere di vestigia della città antica è sempre stata legata a situazioni contingenti, ai lavori pubblici, all'edilizia, dalla fine dell'Ottocento in avanti. Questo fa sì che non sia possibile avere nel centro storico, che ricalca la colonia fondata da Cesare, delle aree archeologiche a cielo aperto: i ritrovamenti sono stati per la maggior parte ricoperti, in qualche caso, ad esempio gli scavi di fine 800, prelevati e rimontati nel giardino del Museo Archeologico Nazionale, oppure, nei casi più recenti, lasciati a vista, come succede nel caso di un tratto delle mura di cinta venuto in luce in via del Proconsolo e lasciato a vista al di sotto del pavimento di una boutique (la quale ama definirsi "museum store"). L'unica possibilità per vedere tutta insieme, quindi, la città antica, è, più ancora che esibire in mostra dei reperti, affidarsi a pannelli esplicativi, alla portata di tutti per la chiarezza dei contenuti e al tempo stesso molto approfonditi nei testi, per dare un'immagine a 360° dell'antica Florentia.

Pannello dopo pannello scorrono davanti al visitatore i principali monumenti della città: dalla Porta Contra Aquilonem, porta settentrionale di accesso alla città, rinvenuta a fine 800 e il suo corrispettivo, la Porta Meridionale, all'angolo tra via Vacchereccia e via Por Santa Maria. Dall'una all'altra correva il cardine massimo. Nel punto di incontro tra cardine massimo e decumano massimo si apriva la piazza del foro, in corrispondenza dell'attuale piazza della Repubblica, dominata dal capitolium, del quale si sono documentate due fasi, l'una di età tardorepubblicana, l'altra di età adrianea, quando la città, integrata nel percorso della Via Cassia, divenne un centro importante nella regione. Come ogni città che si rispetti, Florentia era servita da un acquedotto del quale, ancora a metà '700 si potevano vedere alcune arcate. La costruzione della Fortezza da Basso le obliterò per sempre. E a proposito di acqua, a Florentia abbondavano le terme: le terme del capitolium, le terme di Piazza della Signoria e le terme di Capaccio, di cui è rimasta memoria nel toponimo di via delle Terme, sono i tre impianti termali, notevoli per dimensioni, della città (anche se le terme di Capaccio sono ormai fuori le mura). In piazza della Signoria, negli scavi dei primi anni '80, venne in luce, oltre alle terme, una fullonica, un impianto di tintoria su scala industriale. Quanto all'edilizia privata, è da segnalare la grande domus venuta in luce al di sotto/accanto al Battistero di San Giovanni. E passiamo agli edifici da spettacolo: l'anfiteatro era localizzato fuori dalle mura, vicino a Santa Croce, esattamente al di sotto di quella serie di palazzi che hanno quello strano andamento curvo, totalmente in contrasto con il resto della viabilità cittadina; l'anomalia è presto spiegata: i palazzi medievali si impostano direttamente sui muri che costituivano l'ellisse dell'anfiteatro. Diversa sorte è capitata invece al teatro, che è stato totalmente obliterato, ma da un edificio di tutto rispetto: da Palazzo Vecchio; al di sotto di esso scavi archeologici ancora in corso stanno portando alla luce parti della cavea, con i suoi corridoi di accesso.  

Alcuni importanti pannelli, alla fine del percorso, sono dedicati alle recenti scoperte, scoperte di cui probabilmente nulla si saprebbe data la scarsa risonanza che gli scavi di archeologia urbana hanno sui media anche a livello locale. La realizzazione della tramvia, negli ultimi tempi, è stata l'occasione per interventi di archeologia preventiva che hanno portato in luce resti e testimonianze che vanno dalla Preistoria fino al V secolo d.C. Tra i tanti si segnalano le strutture relative ad un quartiere romano databile al II-III secolo d.C. in viale Nenni.

A completamento della mostra pannellistica, per chi vuole, c'è la possibilità di vedere alcuni documentari sull'archeologia della città. Inoltre è possibile acquistare la pubblicazione dei 33 pannelli: chi ha paura di ingurgitare troppe informazioni tutte insieme leggendoli in mostra può così rivederseli con calma a casa.

La mostra si svolge in un ambiente piuttosto intimo, fuori dai percorsi turistici: nella sede del Quartiere 5, in via Lambruschini 33. E' una mostra dedicata innanzitutto ai fiorentini, come mi dice Ennio Pecchioni, Consigliere del Gruppo Archeologico Fiorentino che ha organizzato la mostra: "C'è richiesta da parte degli abitanti; vengono le scolaresche e in generale c'è una buona affluenza di pubblico. Non è la prima volta che il Gruppo Archeologico Fiorentino organizza eventi di questo tipo, e a marzo la mostra si replicherà."

Il Gruppo Archeologico Fiorentino, mi racconta Pecchioni, nasce nel 1972, quando si decise di riunire insieme i vari gruppi archeologici operanti sul territorio. Già nel 1977 organizza una prima mostra su Firenze romana, mostra che replica altre volte nel corso degli anni. Nel 2005, invece, organizza visite guidate agli scavi archeologici del teatro sotto Palazzo Vecchio. Chiaramente non manca l'attività scientifica: è grazie al Gruppo Archeologico Fiorentino che viene redatta la Carta Archeologica di Fiesole, un utile strumento di conoscenza, e quindi di tutela, dei beni, non solo archeologici, che si trovano dislocati sul territorio. Un'importante realtà, quella del Gruppo Archeologico, una voce in grado di dialogare e di collaborare attivamente con le Istituzioni, la Soprintendenza per i Beni Archeologici, in vista di un fine comune: la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici e quindi la diffusione della conoscenza del passato della città.  

16/02/2010

Perché io no?

Ciò di cui parlo ora non ha niente a che fare con l'archeologia (del resto non sta scritto da nessuna parte che devo parlare sempre e solo di archeologia, annessi e connessi), ma di una mostra di arte contemporanea che si è svolta nel 2008 e di cui solo oggi ho avuto notizia, che ha per protagonista un bambino.

La storia è molto semplice e ha dell'incredibile: il papà è un mecenate, mette a disposizione la sua bella villa in Toscana per mostre di artisti locali più o meno importanti, famosi e stimati; casa sua è un circolare continuo di artisti e non solo. Una mostra un mese, una mostra un altro mese, alla fine il figliolo del mecenate, con tutta l'innocenza e l'ingenuità di cui solo i bimbi delle Elementari sono capaci chiede al suo babbo "Ma perché non fai una mostra con i miei disegni? Perché io no?" Già, perché tu no? si chiede il babbo. Presto fatto: il bimbo, Elia Orso Frongia, realizza dei disegni (come dice il catalogo, a "tecnica mista": pennarelli e pastelli a olio!) e una quarantina di artisti, anche internazionali, intervengono sui disegni dando vita ad altrettante opere d'arte. I disegni del bambino diventano la tela su cui gli artisti intervengono, chi più chi meno, trasformandoli, o forse solo completandoli, come opere d'arte. Alcune sono effettivamente fantastiche: in una la ballerina disegnata da Elia Orso viene affiancata da un suonatore su uno sfondo oro-marrone che crea la dimensione del sogno. In un altro un albero spoglio, realizzato da Elia, viene completata con la piccolissima sagoma di un pittore en-plein-air che dipinge quello stesso albero su una piccola tela. L'albero spoglio è quindi due volte soggetto pittorico.

Queste sono solo due opere della mostra "Perché io no?" del piccolo Elia Orso Frongia, un ragazzino che anche se non diventerà mai un artista da grande, comunque può dire di aver realizzato uno dei sogni che tutti i bambini hanno: che i propri disegni siano visti da tutti, apprezzati e capiti. Grazie alla sensibilità dei genitori, Elia ha la possibilità di crescere in un ambiente culturalmente e artisticamente fecondo, il che non è un male per la sua propria formazione culturale, merce rara da acquistare nelle scuole, di questi tempi.

Trovo questa mostra, che ahimè non ho potuto visitare, ma di cui fortunatamente ho visto il catalogo, un'idea geniale: in un mondo, quello dell'arte contemporanea, inaccessibile ai più, che non hanno i mezzi reali per comprenderla (io personalmente ho parecchie difficoltà di fronte a certe esposizioni), esporre i disegni di un bambino è un ritorno a quello che l'arte dovrebbe essere: la rappresentazione del mondo secondo il nostro punto di vista. Nel momento in cui l'artista è un bambino, in quel bambino noi vediamo tutti i bambini che a 8-9 anni disegnano, vediamo il mondo con i loro occhi puri e questa è senza dubbio la forma d'arte più bella e più autentica.

15/02/2010

Dammi mille baci

Sarà che è appena passato San Valentino, sarà che c'è un po' di romanticismo nell'aria, ma tant'è, quando oggi ho visto in biblioteca "Dammi mille baci" di Eva Cantarella, non ho saputo resistere e l'ho subito preso in prestito. L'ho anche iniziato e devo ammettere che la Cantarella dimostra una volta di più la sua professionalità e la sua competenza con temi che se da un lato possono far arrossire le educande, dall'altro sono quegli argomenti un po' scabrosi che suscitano sempre un po' di curiosità in chi legge. Ecco un esempio: quando andate in gita a Pompei vi interessa senz'altro vedere la città così come si è conservata sotto metri e metri di lava, ma chissà come mai di tutte le informazioni che la guida vi darà ciò che vi rimarrà più impresso saranno le pitture a soggetto erotico...non ho ragione?

La Cantarella ci parla dell'amore al tempo dei Romani. Amore inteso in tutte le sue accezioni, compresa, quindi, anche la sessualità. Parlare dell'amore per i Romani significa affrontare un capitolo importante della loro vita, un capitolo che rende gli antichi Romani per quello che devono essere considerati: "esseri umani, meno 'monumenti' di quanto una retorica che stenta a morire che li ha troppo spesso presentati; meno solenni" (p.5). Parlare dei Romani nella loro sfera privata può essere un modo per avvicinarci a quella civiltà così lontana eppure così vicina. Se questo modo di presentare i Romani può essere utile ad avvicinare un pubblico più ampio dei soliti, pochi, affezionati ai libri di storia, ben venga. Quello che finora posso dire (ho appena iniziato la lettura) è che lo stile è scorrevole, di facile anzi facilissima comprensione, adatto a chiunque. In qualche caso può far sfuggire qualche sorriso imbarazzato (leggete il carme di Catullo a p. 17 e capirete); in ogni caso è sicuramente una lettura interessante e, ribadisco, adatta a tutti i tipi di pubblico.

Nel prossimo futuro fornirò un'adeguata recensione. Per ora mi auguro, e vi auguro, se vi ho incuriosito, buona lettura!

08/02/2010

Archeologia del whisky!

1909, un'ottima annata!

E' quello che potrebbero aver detto i partecipanti alla missione di recupero delle casse di whisky abbandonate al Polo Sud nel 1909 nel corso della prima esplorazione dell'Antartide, dall'esploratore che, non riuscendo a raggiungere il centro del Polo Sud entro la "bella stagione" fu costretto ad alleggerire il proprio carico per potersi allontanare più velocemente onde sfuggire alla morsa del gelo che avanzava inesorabile. Quel bagaglio era costituito da whisky, un ottimo whisky del 1907. Il povero Shackleton, l'esploratore in questione, si disperò parecchio per quell'abbandono inevitabile. Anche perché il whisky era un mezzo di conforto, e dover scappare dall'Antartide senza aver portato a termine la missione, e senza il conforto del whisky, deve aver reso il ritorno un momentaccio veramente nero!

Ora, a più di un secolo di distanza, una missione è andata a recuperare quel whisky. Una squadra del New Zealand antarctic heritage trust e' riuscita a recuperare tre casse di scotch whisky Chas Mackinlay & Co e due di brandy della The Hunter Valley Distillery Limited Allandale, sotto un pavimento di assi di legno in una baracca nel polo Sud. Il ritrovamento è eccezionale, anche perché il contenuto delle casse si deve essere preservato quasi completamente intatto (forse qualche bottiglia è rotta).

La notizia ha fatto scalpore, nonché il giro del mondo, perché ora la scommessa è riuscire a recuperare da questi distillati la ricetta dell'inizio del Novecento, ricetta che ormai non si segue più e di cui si è persa traccia e memoria. La Whyte & Mackay, che ha acquistato la distilleria Mackinlay, ha definito il ritrovamento "un dono del cielo". Probabilmente prevedendo il ritorno di immagine, pubblicitario e non solo, che da questa scoperta deriva. Secondo Richard Paterson, mastro miscelatore della Whyte & Mackay's, il whisky di Shackleton è ancora «bevibile» e dovrebbe avere lo stesso gusto di un secolo fa. Se riuscisse a ottenerne un campione, visto che non tutte le casse saranno prelevate, sarebbe in grado di riprodurlo. 

Una bella e inebriante scoperta "archeologica", non c'è che dire!

Brindiamo anche noi alla scoperta allora. E con un bel whisky on the rocks, of course!

07/02/2010

Bondi dice "I professori in esubero lavorino nei musei". Sì, e i laureati in Beni culturali in esubero?

Su Corrieredellasera.it di oggi si può leggere la seguente notizia: http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2010/...

Bondi dice propone di risolvere il problema degli insegnanti in esubero proponendo di farli lavorare nei musei, dove invece scarseggia il personale. Non solo, ma per risolvere ulteriormente il problema propone di destinare 2000 volontari del servizio civile proprio ai musei, data la scarsità, ulteriormente ribadita, di personale.

Probabilmente il ministro scherza. Forse non si rende conto di come stanno e di come dovrebbero stare le cose.

Ecco una serie di punti che spiegano perché la proposta del ministro è priva di senso:

  1. insegnanti in esubero. Il ministro dice di impiegare nei musei gli insegnanti in esubero, previo il loro accordo e d'intesa col Ministero della Pubblica Istruzione. Bene. Il Ministro non sa che molti insegnanti in esubero sono ex-studenti di beni culturali che non riuscendo ad entrare a lavorare in un museo, si sono rivolti all'insegnamento. Andate a chiedere alla maggior parte dei neo-insegnanti che cercano con tutto il cuore di entrare in una scuola: molti l'hanno fatto perché non sono riusciti a trovare un impiego nel campo dei Beni Culturali.
  2. personale qualificato. La proposta del Ministro non fa riferimento ad una categoria in particolare di insegnanti (per esempio di storia dell'arte e simili). Quindi, in teoria, un professore in esubero di educazione tecnica o di matematica (con tutto il rispetto chiaramente), potrebbe finire a lavorare in un museo archeologico. E che ci azzecca? che ne sa? quale valore aggiunto potrebbe dare alla struttura museale rispetto ad un laureato in beni culturali - disoccupato perché il ministro pensa di soffiargli il posto dandolo ad un insegnante? Forse il ministro ignora i dettami dell'ICOM, International Council Of Museums, che sostengono che il personale museale debba essere qualificato, ovvero debba sapere che cosa è esposto nel museo, sia un po' più di un semplice custode che sfoglia stancamente riviste su una sedia e che possa fornire un aiuto al pubblico.
  3. concorsi in corso. Prima di dare il posto agli insegnanti in esubero, il ministro dovrebbe risolvere la questione del concorso, bandito il 18 luglio 2008 e ancora in corso di espletamento (!) per il quale non sono ancora state aperte le assunzioni. Il concorso è per 500 nuovi assunti di cui 397 per strutture museali statali. Quando finalmente i 500 vincitori saranno assunti, c'è poi una graduatoria infinitamente lunga di concorsisti risultati idonei e che piano piano dovrebbero essere integrati nel sistema. Quindi 500 assunti più almeno altri 500 idonei su tutto il territorio nazionale. C'è una bella lista di individui prima di poter aprire le porte agli insegnanti in esubero.
  4. a ciascuno il suo mestiere. Tutti i ragazzi che hanno svolto il concorso hanno dovuto sostenere un programma di studio che spazia dal Patrimonio Culturale della Regione per cui hanno concorso a varie branche del Diritto, all'Inglese, all'Informatica. In sostanza hanno dovuto dimostrare di doversi sudare il posto. Forse hanno dovuto dimostrare una preparazione più elevata di quella realmente necessaria. Ma è proprio questo il punto: il livello del concorso è stato altissimo, fior di laureati e laureandi, dottorati e dottorandi, specializzati e specializzandi in materie afferenti ai Beni Culturali. I nuovi assunti avranno quindi un bagaglio culturale notevole; loro sì che daranno valore aggiunto alle strutture museali statali. E poi che si fa? Si torna indietro con gli insegnanti in esubero?
  5. niente contro gli insegnanti, ma... Naturalmente non sono contro gli insegnanti, ci mancherebbe. Ma credo che molti di loro, molti di quelli che credono che l'insegnamento sia una vocazione oltre che un mestiere, siano decisamente contro questa proposta. E poi una cosa: in che modo gli insegnanti entrerebbero a lavorare nei musei? Perché per lavorare nello Stato ci vogliono i concorsi..e  che si fa? Un concorso riservato agli insegnanti per andare a lavorare nei musei? Prevedo una mobilitazione nazionale dei laureati in Beni Culturali...  
  6. tirocini e servizio civile. Il propostone del ministro, l'idea che non c'era: far fare ai neo-laureati di beni culturali (almeno spero) un periodo di uno o due anni di tirocinio in soprintendenza o museo. wow! come se già non esistesse una cosa del genere! uno o due anni di tirocinio post-lauream consentono ai nostri bravi ragazzi di lavorare gratuitamente per lo stato. Poi vorrei sapere come si concilia questo modo per allungare il limbo prima di trovare un lavoro con l'ideona di Brunetta di cacciare di casa i ragazzetti a 18 anni. E con che cosa in mano se non hanno un lavoro che si possa considerare tale? tirocini post-laurea per 1 o 2 anni...ma siamo matti? E poi c'è l'idea del servizio civile, per la quale se da un lato posso essere d'accordo (anch'io ho provato a fare servizio civile in museo ma mi è andata male [cioè la parola museo sul Progetto era uno specchietto per le allodole]) dall'altro lato non risolve la situazione della carenza perenne di personale nei musei.

Il punto è, caro ministro che non leggerai mai né questo post né le proteste degli addetti ai lavori, che nei musei ci vuole personale qualificato, preparato questo mestiere, così come gli insegnanti dovrebbero fare il loro mestiere, ovvero insegnare. Per ogni mestiere ci vuole una preparazione, fanno i corsi professionali persino gli imbianchini! Perché in museo ci può lavorare chi ha scelto per la propria vita di fare tutt'altro? Ci rifletta caro ministro, ci rifletta. Lavorare nel campo dei beni culturali non è come farne il ministro...un conto è la politica, un conto è la vita vera e le sue vere esigenze. 

05/02/2010

La Casa dei Casti Amanti apre al pubblico

Quel che è giusto è giusto.

Siccome pochi giorni fa ho sparato a zero contro la malarcheologia e i danni dovuti all'incuria o all'imperizia, per via di un articolo letto su l'unità.it, riguardo la Casa dei Casti Amanti, a Pompei, oggi mi sembra doveroso dover riportare quanto dichiarato sul sito della Soprintendenza archeologica di Pompei.

A breve, entro febbraio, la Casa dei Casti Amanti sarà aperta al pubblico. I visitatori potranno vedere gli antichi resti di una delle case più significative di Pompei con l'interessante opportunità di vedere gli archeologi al lavoro. Una cosa, questa, che di solito accade sui cantieri urbani, quando il pubblico, peraltro, non è poi così contento di avere gli archeologi tra le scatole. Qui invece la situazione è ribaltata e sono sicura che saranno in molti i visitatori attratti dall'idea. Qui di seguito il link all'articolo di cui vi sto parlando:

http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=Apre%20la%...

La notizia è stata resa nota dopo l'allarme che si era creato negli scorsi giorni per via del crollo di cui ho già parlato altrove. Pare che la situazione non sia così drammatica come prospettato inizialmente. La cosa mi fa piacere e posso solo sperare che corrisponda al vero. In ogni caso è sempre una buona cosa sapere che apre un cantiere al pubblico. Vuol dire creare un legame più intenso con i visitatori, renderli più partecipi, coinvolti e interessati.

Speriamo che la Casa dei Casti Amanti apra i battenti in tempo per San Valentino...sarebbe un'occasione più che giusta...

04/02/2010

A San Valentino, innamorati dell'arte!

Ogni tanto qualche buona notizia! Anche perché altrimenti io stessa mi annoierei a leggere questo blog pieno solo di critiche e di anatemi contro malarcheologia, Voyager e simili. come se questa generazione di archeologi sapesse solo criticare il prossimo e basta. Quando ci sono delle buone notizie vanno segnalate. Quando il MiBAC propone un evento, è giusto dargli il necessario risalto.

Mi chiedevo giusto ieri sera, se potesse valere la pena di proporre per questo blog un post sulla rappresentazione dell'amore nell'arte antica e meno antica, proponendovi magari un itinerario italiano per andare a cogliere, almeno virtualmente, quelle grandi opere d'arte, famose in tutto il mondo, che hanno immortalato per sempre il sentimento più nobile.

Questa mattina vedo che il MiBAC propone l'evento "A San Valentino, innamorati dell'arte.": un percorso questa volta reale, attraverso le aree e musei statali d'Italia per invitare il pubblico a passare una giornata di San Valentino in modo diverso, all'insegna della cultura. Naturalmente l'invito è una promozione: il 13 e il 14 febbraio le coppie che visiteranno aree e musei statali pagheranno un solo ingresso invece che due. Che aspettatge allora? scegliete l'itinerario che più vi aggrada! Qui trovate, direttamente alla pagina web del Mibac, l'elenco dei Luoghi della Cultura Statali che aderiscono all'iniziativa.

A San Valentino, se amate l'arte, non mettetela da parte! :-)

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 Un'ultima considerazione riguarda la locandina: non la trovate meravigliosa?

02/02/2010

ladri di pulpiti romanici

Spesso ci rendiamo conto dell'importanza delle cose quando ci vengono portate via. Io per esempio, ignoravo che la Chiesa di San Pietro a Rocca di Botte custodisse al suo interno un pulpito romanico di pregevole fattura, completo di colonnine tortili e leoni marmorei.

Traggo la notizia da qui: http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/rubato-il-pulpito-ro...

Leggendola vi renderete conto di quanto il colpo sia stato studiato nei dettagli da ladri professionisti, e non da tombaroli della domenica. Ancora una volta, dietro c'è una ricca committenza che non si fa scrupoli a deturpare il patrimonio artistico, oltreché religioso e culturale, di una piccola comunità per il proprio diletto personale. Questa volta non è stato come fare uno scavo clandestino (cosa esecrabile, come ho già avuto modo di dire più e più volte): lo scavo clandestino è tale in quanto fatto su siti archeologici spesso sconosciuti agli stessi studiosi, nonché alle Istituzioni preposte al controllo archeologico del territorio; qui la questione è ben diversa: qui è stato rubato un pulpito ad una comunità, una comunità che ben conosce l'esistenza e il valore di ciò che le è stato portato via. E al contrario di oggetti archeologici scavati clandestinamente, di cui nessuno sa nulla perché mai visti prima, qui l'oggetto rubato è ben noto! Sarà molto difficile per i ladri far arrivare a destinazione la refurtiva: vorrete mica che il collezionista committente si faccia beccare con le mani nel vasetto di marmellata? Le indagini si sono attivate il prima possibile e gli inquirenti sono già sulle tracce dei malviventi. Ecco quindi l'ennesimo inutile danno al nostro patrimonio. A chi giova far rubare un pezzo d'arte se poi tanto non lo può avere in quanto rischia che gli piombino addosso come falchi le Forze dell'Ordine?

E intanto noi continuiamo a farci del male...

  

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