Una domanda ad Alberto Angela

L’occasione era troppo ghiotta per farsela sfuggire! Alberto Angela è intervenuto il 24 febbraio 2013 al IX Incontro Nazionale di Archeologia Viva. L’evento, che si tiene ogni 2 anni a Firenze, organizzato dalla redazione della rivista Archeologia Viva, ha il merito in ogni occasione di riunire 2000 persone, tra lettori, appassionati, addetti ai lavori, presentando temi di archeologia che brillano per l’attualità degli argomenti (grande spazio è stato dedicato quest’anno alla lotta al traffico illecito di reperti archeologici), per il taglio altamente comunicativo e per il ricorrere a personaggi noti al grande pubblico, autori e studiosi come Luciano Canfora e Andrea Carandini, personaggi noti anche al pubblico televisivo come Valerio Massimo Manfredi e, notizia dell’ultimo minuto, proprio Alberto Angela.

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Arrivato direttamente dalla Lituania, dove sta lavorando, alle 18 fa il suo intervento, la presentazione del suo ultimo libro “Amore e sesso nell’antica Roma”, per illustrare il quale non risparmia ad un pubblico rapito aneddoti e bozzetti tipici del suo stile comunicativo. Del resto, lo dice in apertura, Alberto Angela è un ricercatore prestato alla divulgazione. Così i suoi lavori, si tratti dei documentari per la TV, si tratti dei libri, sono sempre un’ottima sintesi di informazione archeologica e storica (derivatagli dalla consulenza di numerosi specialisti della materia) e di efficacia comunicativa, che è ciò che lo fa amare dal pubblico.

E il pubblico, quando il suo intervento finisce, gli si riversa intorno per farsi fare un autografo. È questo il momento opportuno per avvicinarlo. La ressa non mi consente di osare più di tanto, ma gli voglio fare una domanda; una domanda che ha indirettamente a che fare con la sua esperienza di comunicatore, ma che mi preme da blogger di archeologia che si interessa di comunicazione:

D: Che consiglio dà a un archeologo che vuole comunicare il proprio mestiere?

R: Il mondo di oggi è veloce, le informazioni scorrono in fretta, il pubblico guarda sempre più alla rete e sempre meno alla carta stampata e alla televisione. Bisogna ricorrere alla rete perché le potenzialità offerte dal web e dai social network consentono agli archeologi di poter fare un’efficace e capillare comunicazione. Bisogna puntare assolutamente in questa direzione.

alberto angela

Non era propriamente la risposta che mi aspettavo. Mi aspettavo qualche trucco del mestiere, mi aspettavo una risposta che mi dicesse “come” e non “dove” fare comunicazione archeologica. Ma va benissimo ugualmente, anzi, perché la risposta si presta ad una riflessione: Alberto Angela conferma con le sue parole quella che è una mia convinzione, ovvero che noi archeologi dobbiamo imparare a sfruttare la rete per svolgere una buona opera di comunicazione dell’archeologia, imparare a conoscere gli strumenti del web e del web 2.0 nei suoi esiti più di successo, blog e social network, apprenderne i linguaggi e le strategie per sfruttarli nella comunicazione. Una comunicazione che dovrà avere come premessa e come risultato finale un alto valore scientifico, ma resa in un linguaggio accessibile ai pubblici della rete. La direzione nella quale bisognerebbe andare, a mio parere, è proprio quella della formazione di una professionalità di comunicatore di archeologia nel web. Professionalità che, dovesse mai ripartire il mercato del lavoro nella cultura, quanto prima potrebbe cominciare ad essere richiesta (e dunque retribuita!).

Proprio in virtù di questo barlume di speranza che mi sembra di poter scorgere in fondo al tunnel, giro a tutta la mia generazion di archeologi la dedica che Alberto Angela mi ha rivolto: “Non mollare MAI!”. Stia tranquillo, caro Alberto: giunta a questo punto non mollo di sicuro!