Arriva TourismA in città. E questa volta è social!

Solo un anno fa, per la prima edizione di TourismA, Salone Internazionale dell’archeologia, a Firenze, parlavo con il direttore della rivista Archeologia Viva, nonché organizzatore dell’evento, Piero Pruneti, dell’importanza ormai innegabile dell’utilizzo della comunicazione social per promuovere non solo l’archeologia, ma anche eventi di archeologia, come appunto è TourismA.

Dopo un anno le favolose donne di Professione Archeologo Antonia Falcone, Paola Romi, Domenica Pate, e di Archeopop Astrid D’Eredità, hanno organizzato in seno a TourismA 2016 il workshop Archeosocial, che si svolgerà all’interno del Salone sabato 20 febbraio.

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Nel corso della giornata si parlerà di come comunicare l’archeologia attraverso i social media e i blog, si parlerà di esperienze positive quali le Invasioni Digitali, e del perché un film, “Ta gynakeia. Cose di donne” presentato alla Rassegna Internazionale del Cinema archeologico di Rovereto abbia ricevuto la Menzione Speciale Archeoblogger, cosa aveva di più e di meglio rispetto agli altri film presentati.

Qui trovate il programma. Personalmente sono molto contenta di essere stata invitata a partecipare. Parlerò di blog di archeologia, cercando di capire come si scrive di archeologia nel web 2.0 e mostrando esempi di come invece non si fa. Vorrei spiegare, e spero di riuscire a trasmettere questo concetto, che il blog di archeologia, o archeoblog, va soggetto come tutte le altre categorie di blog alle dure regole della SEO e dell’indicizzazione. Ma, a differenza di alcune categorie di blog, non deve sacrificare i propri contenuti in nome di dio Google. Il giusto equilibrio, e il corretto utilizzo di alcuni accorgimenti fanno sì che non solo pubblichiamo contenuti di qualità, ma anche facilmente rintracciabili in rete. E poi vorrei mostrare di cosa parla o dovrebbe parlare un blog di archeologia. Perché sotto quest’unica parola rientrano tante tematiche: attualità, lavoro, scoperte, distruzioni, istituzioni, musei, scavi, pubblicazioni, didattica, e poi le categorie “storiche”: archeologia classica, medievale, preistorica, egittologia, archeologia di uno specifico territorio, ecc. E ancora, ogni blogger sceglie il linguaggio e lo stile che più gli aggrada, il taglio che più gli si addice: per cui possiamo avere post (e blog) che fanno opinione, informazione, divulgazione, promozione. Il mondo dei blog di archeologia è in realtà molto più vasto di quanto non si creda. 

Parleremo di tutto questo a TourismA. E parleremo dell’importanza di fare rete. Intanto vi lascio l’intero programma dei tre giorni di manifestazione, che è ricchissimo di eventi e di incontri, a dimostrazione di quanto l’archeologia sia una branca di interessi tanto ampia e varia. Mi piace segnalare, proprio per questo motivo, gli eventi organizzati dalla Soprintendenza Archeologia della Toscana, che gioca in casa e che presenterà al pubblico le attività di ricerca e di tutela condotte dai suoi funzionari. Con la speranza, stante la recentissima riforma, che possano continuare a operare sul territorio nel migliore dei modi.

Paestum Digital Storytelling School

Negli ultimi anni la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum ci ha abituato a confrontarci con i temi del digitale, della comunicazione social, della ricerca di nuovi modi per comunicare, anzi raccontare l’archeologia al pubblico globale, al pubblico sempre connesso, al pubblico che vuole e che chiede nuovi stimoli ad una disciplina che ha evidenze tanto affascinanti quanto, spesso e volentieri, mute. Gli incontri degli archeoblogger del 2013 e del 2014 sono ricordi ancora ben vividi nel mio cuore e nella mia mente. Ma c’è ancora tanto da fare. Ancora stamani ho mio malgrado assistito ad una conversazione da bar sport (con tutto il rispetto per i vari Bar Sport d’Italia) in cui si commentavano le distruzioni di Palmira dicendo “Sì che poi, se guardi bene, alla fine sono quattro pietre e poco più“. Il mio cuore ha sanguinato, perché è evidente che c’è tanto lavoro da fare, ma tanto, e non solo per trasmettere la bellezza e l’importanza del patrimonio archeologico che abbiamo sotto casa, ma anche di quello globale. Abbiamo ora più che mai bisogno di saper comunicare la nostra disciplina, il nostro lavoro, la nostra professione, certo, ma anche di saper raccontare i luoghi e gli oggetti, le storie che vi stanno dietro, che le hanno rese possibili. Per questo, se voglio raccontare le opere dei musei dei quali curo il blog, mi piace affrontare l’aspetto della “storia conservativa delle opere” (un progetto di Antonella Gioli di cui si parla qui), ovvero di come sono arrivate ad occupare quel posto in quella sala? Perché la descrizione nuda e cruda della Chimera “statua in bronzo di fattura etrusca, fusione a cera persa, fine V-inizi IV secolo a.C.” interessa il giusto, mentre molto più appassionante è raccontare le vicende della sua scoperta, del suo legarsi al destino di Firenze, del restauro che ha portato la sua coda ad assumere quella posa così strana, con la coda a testa di serpente che addenta il corno della testa di capra sul dorso dell’animale ormai morente. Solo così, forse, un abitante di Arezzo capirà perché non è vero che il museo archeologico nazionale di Firenze l’ha rubata alla sua città, come in molti credono.

Le "quattro pietre e poco più" del tempio di Bel a Palmira fatte saltare in aria. Dobbiamo davvero rimboccarci le maniche, cari storytellers (credits: Archeomatica)

Le “quattro pietre e poco più” del tempio di Bel a Palmira fatte saltare in aria. Dobbiamo davvero rimboccarci le maniche, cari storytellers (credits: Archeomatica)

Mi rendo conto che ci vuole ben altro per comunicare adeguatamente il nostro patrimonio. Bisogna sviluppare una sensibilità ed una capacità più diffusa a raccontare storie di archeologia. Se non è l’Università a farlo, perché nessuno nasce imparato, allora è bene che qualcuno si prenda la briga di insegnarlo. E Paestum è il terreno giusto per cominciare.

La Chimera a Paestum

La Chimera a Paestum 2014

Nasce quest’anno la Paestum Digital Storytelling School, nome internazionale e altisonante per un corso che è stato ideato dalla giornalista nonché archeoblogger Cinzia Dal Maso e dall’archeologo (anch’egli archeoblogger) Giuliano De Felice per stimolare gli archeologi – ma anche operatori culturali, insegnanti, ricercatori, artisti, curiosi – ad osservare con occhi nuovi, a porsi domande e a pensare “out of the box”, e produrre un “racconto storico digitale”. Paestum offrirà l’ispirazione, le lezioni frontali indagheranno le tecniche di narrazione del passato attraverso l’uso combinato di testi e immagini, e poi tutti i partecipanti saranno messi alla prova con penne, matite, pennelli (virtuali), e computer, foto e videocamera. I risultati del loro lavoro, che li vedrà impegnati tra i templi di Paestum, le mura di Velia e il santuario di Hera Argiva, saranno presentati ufficialmente alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico durante l’incontro Rocking the way for revolution: Archeostorie e l’archeologia pubblica italiana (Museo archeologico di Paestum, sabato 31 ottobre alle ore 17). Il corso è promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in collaborazione con Associazione M(u)ovimenti. Proprio a questo link sul sito di M(u)ovimenti trovate la scheda di iscrizione. Potete iscrivervi fino al 15 ottobre. Ragazzi, studenti che state ultimando o frequentando l’università, professionisti,  non perdete quest’occasione. Perché se da grandi vorrete lavorare per l’archeologia, raccontare il vostro lavoro e trasmetterne il senso attraverso le evidenze archeologiche e/o i materiali esposti in un museo sarà il fattore fondamentale del vostro successo e della vostra soddisfazione personale (che non è da sottovalutare): non basta sapere le cose, bisogna saperle spiegare, usando gli strumenti giusti nel modo corretto.

A Paestum… un anno dopo

Intanto godetevi questo video (poi troverò il modo di incorporarlo, non so perché non mi riesca)

http://youtu.be/78cSeFvVMOw

La squadra degli archeoblogger l'anno scorso a Paestum. Quest'anno siamo ancora di più!

La squadra degli archeoblogger l’anno scorso a Paestum. Quest’anno siamo ancora di più!

L’anno scorso fu una festa. Una scommessa, un incontro, uno scambio. Il I Incontro degli Archeoblogger alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum 2013 è stato un momento di confronto tra i più attivi blogger di archeologia in Italia per fare il punto della situazione sulla nostra presenza nel web, sul perché e sul come porsi nei confronti del pubblico, su come affrontare la comunicazione dell’archeologia. L’entusiasmo per l’evento, prima durante e dopo, è stato grande e quel gruppo di blogger abitualmente si consulta e dialoga: abbiamo partecipato in forze al Day of Archaeology del 10 luglio 2014, per esempio, e ci stiamo coordinando per altre iniziative (che scoprirete più avanti). In sostanza, stiamo riuscendo a costruire una rete e a “fare cose” insieme. Ovvio, nei limiti delle nostre vite quotidiane e delle distanze: ma il bello di internet è proprio questo, che abbatte le distanze fisiche e geografiche e consente azioni, operazioni e collaborazioni unendo in un unico spazio virtuale tante esperienze fisicamente lontane. Così è stato più che naturale scoprire di essere invitati al II Incontro degli Archeoblogger, che quest’anno ha un titolo altisonante e dal sapore internazionale, “Social Media & Archaeological Heritage Forum“: e noi ci ritroviamo, più motivati che mai, a parlare di social media. Perché ormai il blog da solo non conta nulla, se non viene amplificato sui social network. E soprattutto il blogger ha bisogno di avere una voce più ampia, che esca dalle pagine del suo blog per andare ad arricchire il dibattito intorno ai temi che lo interessano. Il luogo dei social network diventa per il blogger la piazza dell’approfondimento, delle relazioni, delle reti di nuove conoscenze, della nascita di nuovi progetti. Guardate noi archeoblogger: tra molti non ci saremmo mai incontrati né conosciuti senza i social network, che sono sempre più fondamentali per creare, coordinare e portare avanti strategie comuni di azione, ma anche per darci man forte gli uni con gli altri. Siamo a tutti gli effetti una squadra, perché grazie ai social riusciamo a fare gruppo e ad aprirci ad altre realtà. Infatti quest’anno, rispetto all’anno scorso, la squadra è ampliata e rispetto ai soliti noti nuove voci verranno ad animare l’Incontro nella bella sede del Museo di Paestum.

Per quanto mi riguarda, darò sempre voce alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. L’anno scorso avevo parlato del blog, quest’anno mi focalizzerò sul sistema social di Archeotoscana, in particolare su twitter che tante gioie mi/ci dà, e dialogherò con Stefano Rossi, mio collega della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, che parlerà della sua realtà social. Faremo un confronto, mostreremo che due realtà sostanzialmente molto simili gestiscono in maniera differente la comunicazione perché in questa fase siamo ancora un po’ abbandonati a noi stessi, dato che ancora non esiste un coordinamento dei social a livello centrale, cosa che invece sarebbe auspicabile. E proprio su questo aspetto vorrei insistere, approfittando anche della presenza della Direttrice Generale per la Valorizzazione Buzzi: perché il censimento dei profili social del MiBACT che è stato voluto poco tempo fa non deve restare un’azione fine a se stessa, ma deve portare a qualcosa di concreto in termini di strategie di comunicazione. Ed ecco, vorrei proprio che la Buzzi ci dicesse qualcosa in merito e penso, spero anzi, che la sua partecipazione all’incontro sia proprio per questo, per rassicurarci sulle intenzioni del Ministero e per annunciarci qualche concreto progetto di comunicazione tra centro e periferia. Staremo a vedere.

Come spesso ultimamente, con me verrà la Chimera, già protagonista del video di apertura insieme agli altri blogger. Le farò fare un bel tour di Paestum e del suo museo, le farò mangiare la mozzarella di bufala e probabilmente attraverso di lei vi racconterò, al nostro ritorno, com’è andata. Seguiteci in questa impresa, il 31 ottobre 2014 dalle 15 in avanti: ne vedrete e sentirete delle belle.

Il vento sta cambiando…

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Lo so, questo post va un po’ controcorrente. Controcorrente rispetto al clima di generale sfacelo dei BBCC in Italia, controcorrente rispetto al giusto pessimismo imperante tra i professionisti della cultura, controcorrente anche rispetto ai miei ultimi post e commenti in giro per il web.

Il vento sta cambiando, a Firenze.

Non si tratta di eventi eccezionali, in fondo è davvero un piccolo passo per l’umanità. Ma è un grande passo per la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. E non lo dico perché è un progetto che ho proposto io, né per lisciare il Soprintendente che ha accolto e anzi ampliato il progetto, ma perché secondo me questo è l’inizio di una lunga serie di eventi che a catena andranno a cambiare lo stato delle cose, immobile da ormai troppo tempo a Firenze.

Cos’è successo? Molto semplicemente la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana si è dotata di un blog e di una pagina facebook, mentre su twitter è stato aperto l’account del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Tutta la gestione 2.0 è affidata agli Assistenti alla Vigilanza del Museo Archeologico di Firenze, cui si affiancano volenterose Assistenti dal territorio, mettendo finalmente in pratica quel “…e comunicazione” che fa parte del nostro profilo professionale all’interno del MiBAC.

archeotoscana, blog soprintendenza archeologica toscana

Inutile dire che la recente e fruttuosa esperienza come blogger del Museo Archeologico Nazionale di Venezia mi ha convinto sempre più della necessità per un museo importante ma mai abbastanza conosciuto e frequentato come l’Archeologico di Firenze, di dotarsi di uno strumento di questo tipo per comunicare con il suo pubblico potenziale e reale. L’ancora più recente apertura del blog del Museo Archeologico Nazionale delle Marche mi ha dato la scossa definitiva per decidere che i tempi erano maturi per elaborare qualcosa di simile anche per Firenze. E poi… soprattutto poi è successa una cosa: qualcosa ha cominciato a muoversi anche nel museo stesso, con la creazione di gruppi, tra gli assistenti alla vigilanza, per la proposta di visite guidate su richiesta o in particolari circostanze, e per la rielaborazione di schede didattiche dei reperti più rappresentativi esposti in museo. In più, a breve sarà avviato un punto informativo all’ingresso del museo, per fornire un primo orientamento ai visitatori che entrano per la prima volta e che non hanno ben chiara l’organizzazione interna delle sezioni etrusca, egizia e greca.

archeotoscana, blog soprintendenza archeologica toscana

Screenshot dell’homepage del blog archeotoscana.wordpress

Di tutte le varie novità che verranno applicate in museo si darà conto su twitter, sulla pagina facebook e ovviamente anche sul blog per le più significative, pertanto non ne sto a parlare qui. Qui invece voglio dire, con un po’ di sano sentimentalismo, che alla fine, dai e dai, i sogni si possono realizzare. Da archeologa ho scritto più volte che soffrivo costretta nei panni della custode che non poteva muoversi dalla sedia (o in piedi a fare le vasche nella sala assegnata, se preferite), per cui questi spiragli di qualcosa di diverso mi riempiono i polmoni di ossigeno e mi fanno pensare che non è tutto negativo nei nostri BBCC e che non sempre le battaglie contro i mulini a vento finiscono male o in un nulla di fatto. In questo caso il vento è a favore del rinnovamento, sia virtuale che reale.

In questo momento, personalmente mi sento ottimista. Sento che piano piano qualcosa nelle coscienze di chi ricopre ruoli di responsabilità nella compagine statale relativa al mondo archeologico si sta smuovendo; magari non in tutti, anzi probabilmente in troppo pochi, ancora, ma qualcosa si sta smuovendo. E poi, in questa cosa del blog e dei social network a servizio degli istituti culturali io credo parecchio: chi mi conosce lo sa bene, perché l’ho scritto più volte e non solo qui, che credo fortemente che in un’epoca in cui l’informazione ormai passa principalmente per la rete, anche i musei e i luoghi della cultura devono sapersi adattare alle nuove forme di comunicazione. Non è che perché trattiamo di archeologia dobbiamo per forza rimanere a sistemi “archeologici”! Anzi, dobbiamo renderci competitivi e accattivanti, perché l’archeologia in Italia non è solo Pompei, non deve far notizia solo quando Pompei crolla, i musei non sono dei contenitori statici di cultura, ma la producono essi stessi, ogni giorno attraverso il semplice essere aperti al pubblico, o attraverso iniziative, aperture straordinarie, presentazioni, mostre, eventi… tutte cose la cui notizia però dev’essere diffusa in giro, altrimenti tanto vale tenere chiuso.

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L’inaugurazione della mostra “Archeologia in Oriente” durante la Notte dei Musei 2013. Uno dei primi post del blog archeotoscana

L’avventura 2.0 della Soprintendenza Archeologica della Toscana è partita. In questi primi giorni siamo tutti entusiasti della risposta che sta avendo, i feedback sono stati più che positivi, almeno stando a vedere le reazioni della comunità online. Certo, ora bisognerà riuscire a portare quella comunità online all’interno dei musei archeologici della Toscana, in particolare a Firenze; bisognerà fidelizzare con i visitatori e con i lettori del blog e far sì che gli uni e gli altri alla fine coincidano. Il lavoro sarà lungo, io stessa quel poco che so di social media communication (non dico marketing, o qualcuno vomita!) l’ho imparato da sola, guardando intorno a me quello che succede nel web. Io e tutte le assistenti alla vigilanza della redazione 2.0 della SBAT faremo del nostro meglio per fornire un buon strumento di comunicazione e di dialogo con il pubblico, potenziale e reale.

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Augurateci buona fortuna!

Primo Congresso di Archeologia Pubblica in Italia

Si svolgerà a Firenze il 29 e 30 ottobre 2012 il Primo Congresso di Archeologia Pubblica in Italia. L’incontro, che avrà come sfondo la prestigiosa sede della Sala d’Arme in Palazzo Vecchio, vedrà confrontarsi archeologi, professionisti, amministratori, giornalisti, imprenditori, investitori privati sul tema dell’archeologia e del suo pubblico. Sembra facile ma non è: quale contributo può dare l’archeologia al miglioramento della qualità della vita in campo anche sociale ed economico, oltre che prettamente culturale? Facile a dirsi, forse, meno facile a farsi.

 

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Da anni si discute sul ruolo sociale dell’archeologo e sull’importanza della ricerca archeologica per costruire una solida identità culturale, a patto che, naturalmente, la ricerca possa sfociare in un risultato utile e tangibile per il pubblico. Già nel 2010 a Firenze si era svolto un workshop sul tema: “Archeologia Pubblica in Toscana: un progetto e una proposta”, i cui atti, a cura di G.Vannini, sono stati pubblicati dalla Firenze University Press e sono disponibili su Google Books: quella era stata la prima occasione, tutta italiana, di parlare dell’argomento (e riporto qui il resoconto di quella giornata che avevo pubblicato all’epoca sul compianto blog di Comunicare l’Archeologia).

L’incontro di quest’anno segna, rispetto al workshop del 2010, un passo avanti. Innanzitutto, nel frattempo, anche in Italia si è cominciato a parlare di Archeologia Pubblica (la definizione di public archaeology nasce in ambiente anglosassone); se nel 2010 si presentavano buone pratiche e progetti, oggi accanto ad altri nuovi progetti, si riflette meglio e più approfonditamente sul rapporto tra archeologia e società. Nelle due giornate, distinte in 4 sessioni ciascuna, prenderanno la parola esperti accademici, imprenditori, amministratori, scrittori, animatori culturali, professionisti a vario titolo dei Beni Culturali.

Questi i temi caldi:

  • Archeologia e identità culturale
  • L’archeologo oggi: figura e formazione
  • L’archeologia comunica con il pubblico
  • Archeologia e sviluppo del territorio
  • Archeonomics: dalla ricerca archeologica all’economia
  • Archeologia: dalla Costituzione alla legislazione

La due-giorni si prospetta ricca di contenuti e di spunti di riflessione. Dalle pagine di questo blog verrete informati in tempo reale durante lo svolgimento del Congresso: sono stata incaricata, e ne sono orgogliosa, onorata e lusingata allo stesso tempo, di essere la voce 2.0 ufficiale del Congresso. Oltre che da questo blog potrete seguire in tempo reale, e intervenire, su twitter, seguendo la conversazione con ashtag #archpub. Ma di questo parleremo più avanti.

Marina Lo Blundo

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

blog museo archeologico nazionale venezia

Succede. Alle volte succede. Le congiunzioni astrali particolarmente felici esistono. Così un vecchio progetto, meglio idea, che tanti anni fa io e Matteo Sicios accarezzavamo a Genova, quando lavoravamo al blog di Comunicare l’Archeologia, oggi in qualche modo diventa realtà. All’epoca la nostra idea era di mettere le nostre competenze di archeologi/blogger/comunicatori al servizio di un’istituzione deputata alla tutela e conservazione del Patrimonio Archeologico ligure offrendoci di fare da addetti stampa, da aggregatori di notizie di archeologia relative alla Liguria e di diffusori a nostra volta di notizie attraverso la rete. Creare un luogo virtuale di riferimento per chi volesse essere informato su scavi, scoperte, attività museali e quant’altro avvenisse sotto l’egida della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

La cosa non andò a buon fine. Non iniziò proprio, anzi. Rimase un’idea, un progetto, un sogno nel cassetto inserito tra i progetti falliti di “comunicare l’archeologia”, ovvero quando le buone idee e la buona volontà si scontrano con la realtà quotidiana dei fatti e delle persone. Sia io che Matteo poi abbiamo percorso ciascuno la propria strada, io divenendo assistente alla vigilanza al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, lui come libero professionista nel campo della comunicazione dei beni culturali. L’esperienza maturata negli anni di Comunicare l’archeologia per me è stata fondamentale, perché, come spesso ho detto, da lì ho sviluppato le mie idee e riflessioni sulla comunicazione archeologica nel web 2.0, da lì ho deciso di studiare i blog di archeologia in Italia e all’estero, da lì ho maturato un’esperienza che oggi mi ha portato a rimettere mano a quel vecchio progetto, quella vecchia idea, a quel vecchio sogno nel cassetto.

Tutto è successo a Roma al 3° Seminario di Archeologia Virtuale. Nella pausa dopo il mio intervento su Archeologia e Blogosfera, vengo avvicinata da Michela Sediari, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, entusiasta dell’idea che mi sta per proporre: aprire e gestire il blog del suo museo. Non mi sembra vero, stento a crederci. Lì per lì vedo solamente le difficoltà pratiche che un lavoro del genere potrebbe comportarmi (come il fatto che vivo a Firenze, per esempio). Ma ci penso, e di ripenso, e mi vedo ancora studentessa all’Università a Genova quando si discuteva con Matteo di come si sarebbe potuta realizzare praticamente una cosa del genere; e comincio a pensare che non è così infattibile, anzi, e che sarei matta a non approfittare dell’occasione che mi si prospetta davanti: finalmente ho la possibilità di realizzare qualcosa in cui credo fortemente, ma finalmente, soprattutto, ho trovato qualcuno che crede nell’utilità di quello che faccio.

Il resto è storia: se a giugno è nata l’idea, nel mese successivo abbiamo approntato il come e il perché, dopodiché un necessario incontro a Venezia, in museo, la formulazione di un progetto per un blog fatto come si deve, e una scaletta per muovere i primi passi: il 1 agosto ho aperto il blog su wordpress, caricando i primi contenuti fondamentali; il 6 agosto vede la luce il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, mentre nel frattempo è attiva una pagina su Facebook del Museo e nasce l’account Twitter. Non male. Il primo passo è stato fatto, ora bisogna lavorare sodo e bene per mantenere uno standard alto nella qualità dei contenuti, nella popolarità su Google e su social network, nei rapporti con gli utenti.

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Il lavoro è stimolante, poi, perché se si va a scandagliare il web, in Italia non esistono molti blog di musei, di musei archeologici men che meno: una sfida allora, quella di voler dimostrare che il blog può essere un efficace strumento di comunicazione del museo con l’esterno, con il pubblico che oggi è su internet, domani è a Venezia e sceglie di visitare il museo.

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia riassume l’entusiasmo che anima sia la Dott.ssa Sediari che me, è un po’ una dichiarazione di intenti, segna l’inizio di quest’avventura che speriamo dia ottimi risultati. Per questo però la condivisione di pareri sarà importante: suggerimenti, idee, consigli sono ben accetti, così come i commenti e, naturalmente, la più ampia pubblicità possibile!

Marina Lo Blundo

Archeologia e blogosfera: il video dell’intervento

E’ stato caricato su Vimeo il video del mio intervento dal titolo “Archeologia e Blogosfera: l’archeologia parla a chiunque o chiunque può parlare di archeologia?” al 3° Seminario di Archeologia Virtuale svoltosi a Roma lo scoso 20 giugno 2012.

Questo il link al video (che è piuttosto lunghetto, 36 minuti!): http://vimeo.com/46818752 

Non resta che augurarvi buona visione!

archeologia e blogosfera

3° Seminario di Archeologia Virtuale: comunicare in digitale

Si svolgerà i prossimi 19 e 20 giugno 2012 il 3° Seminario di Archeologia Virtuale, che quest’anno ha per oggetto il tema “comunicare in digitale” (di cui avevo dato qualche anticipazione qui).

seminario archeologia virtuale comunicare in digitale roma 2012

Fornisco di seguito il programma, che si può ricavare, anche in formato pdf, qui, così come rimando a questa pagina web, che poi è il sito web di Simone Gianolio, organizzatore del Seminario, per le informazioni più dettagliate relative all’evento, che comunque si compone di una giornata di laboratori sul GIS e il 3D per l’archeologia, e di una giornata di studi, che sarà registrata e andrà in onda in diretta streaming live.

Martedì 19 giugno 2012

09:15 – FreeLab GIS: i Sistemi Informativi Geografici per la comunicazione: ricostruire il paesaggio antico. Laboratorio di GIS per l’archeologia.
11:15 – Pausa
11:30 – FreeLab 3D: il 3D per la comunicazione: ricostruire un contesto antico. Laboratorio di modellazione tridimensionale e grafica virtuale per l’archeologia
13:30 – Discussione
14:00 – Chiusura dei laboratori

Mercoledì 20 giugno 2012

09:15 – Apertura dei lavori / Saluti istituzionali
10:00 – Archeologia e Blogosfera (M. Lo Blundo)
10:30 – La fotografia digitale per comunicare il Patrimonio Culturale (A. Corrao)
11:00 – Welcome Coffee Break
11:30 – 3D ed Archeologia: problemi aperti e future prospettive (S. Gianolio)
12:00 – Il Game Engine di Blender per la navigazione real time di ricostruzioni archeologiche 3D (I. Baldini – F. Frasca – A. Guidazzoli)
12:25 – Modelli interattivi 3D nei file PDF. Applicazioni in campo archeologico (A. Fiorini – V. Archetti)
12:50 – Premiazione concorso fotografia archeologica “Comunicare l’Archeologia”
13:00 – Pausa pranzo
15:00 – L’Archeologia tra nozionismo e divulgazione (J. Bogdani – E. Vecchietti)
15:25 – Multi sensor data fusion per la prototipazione di reperti archeologici (E. Faresin – A. Canci – G. Salemi)
15:50 – “Boni e il Genio”: la fotografia archeologica in Italia (L. Castrianni – E. Cella – P. Fortini)
16:15 – Pausa
16:30 – Il Patrimonio delle Conoscenze: Mappe Interattive Digitali per Pompei (F. Converti)
16:55 – L’integrazione di software high-cost ed open source nella documentazione archeologica (A. Arrighetti – E. Casalini – C. Nerucci – R. Pansini)
17:20 – HyperColumna. Uno sguardo sul passato (M. Alampi – S.G. Malatesta – F. Simonetti)
17:45 – Discussione
18:15 – Chiusura dei lavori

Non mi sto a dilungare nuovamente sull’importanza che eventi del genere rivestono per la comunicazione dell’archeologia. Fa piacere vedere che in Italia si parla sempre di più di tematiche legate all’archeologia e ai suoi rapporti con le nuove tecnologie nell’ottica di una sempre maggiore condivisione di dati e di comunicazione delle conoscenze: anche l’imminente ArcheoFOSS 2012, di cui ho dato conto qui, e l’incontro svoltosi ieri a Pisa sul Mappa Project (per il quale rimando alla pagina web di questo bel progetto) si occupano, a vario titolo e su vari fronti, di questi argomenti. 3 appuntamenti a poca distanza l’uno dall’altro per un’agenda fitta di appuntamenti. La carne al fuoco è tanta, la speranza è che oltre alle intenzionalità e alle progettualità ci sia la voglia e la possibilità di mettere in pratica, perché tutte queste belle idee non restino lettera morta.

II Corso di Giornalismo e comunicazione archeologica

Voglio segnalare un evento di cui sono orgogliosa: la mia partecipazione in qualità di (indegna) docente al II corso di Giornalismo e Comunicazione Archeologica che si terrà a Roma a partire dal 4 ottobre 2010.

Lo so, non è bello fare autopromozione, ma la cosa mi inorgoglisce e non poco! Partecipiamo io e Matteo Sicios per parlare del Progetto Comunicare l’Archeologia che ci vede impegnati insieme all’interno del GruppoRicerche di Genova. Io poi parlerò di archeologia e blogosfera, mentre Matteo Sicios propone un laboratorio teorico-pratico dedicato alla comunicazione nel museo. 

Perché il tema Archeologia e blog? Semplice, perché io stessa sono una blogger, e i miei blog trattano svariati argomenti, non solo l’archeologia, per cui ho una visione abbastanza a 360° sull’argomento. Naturalmente mi sono documentata come se si trattasse di una lezione universitaria. Il tema, anche se potrebbe sembrarlo, non è frivolo perché nello specifico il blog è a tutti gli effetti uno di quei nuovi media amati e odiati dal mondo moderno. Il blog ha rivoluzionato, nel bene e nel male, sia il modo di fare informazione che il modo di recepire l’informazione. In un mondo di blogger in cui ciascuno è al tempo stesso autore e lettore di informazioni in rete, diventa difficile saper distinguere l’informazione accurata e precisa da quella superficiale, non documentata, faziosa o addirittura falsa. Anche l’ambito dell’archeologia non fa eccezione. Il mio discorso sarà proprio questo: mappare il web, trovare i blog di archeologia (ci sono, non tantissimi, ma ci sono) e verificare quali sono attendibili, quali semplicemente riportano notizie riprese da altre testate, quali invece dedicano se stessi alle seduzioni della fantarcheologia.

Vi farò sapere più in là com’è andata l’esperienza. Intanto io mi metto a studiare! 😉