Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere e gli Etruschi dall’Asia Minore

Da qualche tempo mi imbatto, vuoi casualmente, vuoi perché me la vado anche un po’ a cercare, nell’annosa questione dell’origine degli Etruschi, una domanda esistenziale alla quale molti cercano di dare risposta. Nelle puntate precedenti segnalavo che in mostra a Sydney  (Etruscans, a classical fantasy) gli Etruschi sono presentati come certamente originari dell’Asia Minore sulla base di risultati di analisi sul DNA di cui si parla in un articolo del Guardian del 2007; del resto anche in una piccolissima sezione della mostra Homo Sapiens, a Roma, si fa riferimento a questa teoria dandola quasi per certa rispetto alla tradizionale teoria che sostiene l’autoctonia degli Etruschi e la derivazione (sto semplificando, ovviamente) dai Villanoviani che vivevano nel Centro Italia nel IX-VIII secolo a.C. Storicamente, a sostegno della tesi che vorrebbe gli Etruschi provenienti dall’Asia Minore, si è sempre chiamata in causa la stele di Lemno (sulla quale non mi sto a dilungare) e il problema dell’alfabeto e della lingua etrusca.

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La stele di Lemno

 

Oggi la possibilità di affrontare nuovamente il problema, e di sperare di dargli una soluzione, è offerta dagli studi di genetica. Pare che ultimamente in molti si siano messi a studiare l’origine degli Etruschi e non solo, visto che una ricerca, condotta dall’Università di Pavia, ha riguardato anche i buoi toscani, ed ha concluso – almeno così hanno riportato le varie testate giornalistiche che hanno dato la notizia – che essi provengono dall’Asia Minore (qui il riferimento). Un’altra indagine ha stabilito che gli Etruschi stessi hanno più punti di contatto con il DNA delle popolazioni dell’Asia Minore che non con i Toscani attuali. Qui trovate un sintetico resoconto delle vicende genetiche.

Evidentemente la questione è abbastanza intricata, né io ho la competenza di un genetista per poter esprimere la mia opinione su ricerche di questo tipo. In sostanza si sostiene che siccome nel DNA toscano c’è una forte somiglianza (non conosco neanche bene i termini tecnici) col DNA delle popolazioni dell’Asia Minore, allora si suppone che davvero, come racconta Erodoto, gli Etruschi sarebbero partiti dall’Asia Minore (peraltro portandosi dietro le loro vacche) alla volta dell’Italia centrale dove, insediatisi in una terra abitata ancora dai bifolchi Villanoviani, avrebbero portato la scrittura, le città e forme più compiute di socialità. Io per esempio, così a sentimento, direi invece che la genetica mi dice da quali ceppi è formato il mio DNA e dove si localizzano geograficamente, ma non mi dice quando tali ceppi si sono formati. Voglio dire: se la genetica mi dice che gli Etruschi hanno un DNA che si riscontra nelle popolazioni microasiatiche, non mi può dire in quale momento della storia dell’uomo si è formato tale DNA. Non so se ho reso l’idea. La storia dell’uomo è piena zeppa di migrazioni e di spostamenti, e francamente non so come sono state condotte queste indagini: si è preso DNA etrusco, toscano attuale e dell’Asia Minore attuale? O dell’Asia Minore contemporanea alla presunta migrazione dei futuri Etruschi?                                                                                                              

Ma, incredibilmente, non è (solo) questo l’oggetto di questo post. Perché a corredo delle indagini genetiche, che evidentemente invece di risolvere la questione l’hanno solo complicata, si fanno avanti tutti quei bei castelli archeoastrofantalogici che quando li leggo mi fanno salire il sangue al cervello. A maggior ragione se sono pubblicati su riviste che si fregiano di essere scientifiche. Mi riferisco ad un articolo (anzi due) pubblicato sul primo numero (e sul secondo) della rivista di recente creazione Automata, edita da L’Erma di Bretschneider che riguarda proprio l’origine degli Etruschi alla luce delle recenti scoperte di genetica e, purtroppo, non solo di quelle. L’articolo nello specifico è Leonardo Magini, L’origine degli Etruschi e le recenti acquisizioni della scienza, Automata 1, 2006 (segue su Automata 2, 2007). Mi sono imbattuta in questo articolo per caso, come spesso succede, e mi sono messa a leggerlo, proprio con la curiosità di aggiornarmi sui nuovi risultati di cui parlavo più sopra. Ma… negli anni ho imparato che quando si infila un’immagine o un riferimento a Stonehenge dove non c’entra niente bisogna alzare un sopracciglio e diffidare… e invece l’articolo in questione si apre proprio con Stonehenge e con il riferimento ad un archeogeometra (tal Ranieri, una mia vecchia conoscenza…) che avrebbe scoperto che nella costruzione di Stonehenge come orologio solare i suoi costruttori avrebbero utilizzato le terne pitagoriche (sto semplificando) che però, all’epoca della costruzione di Stonehenge non erano sicuramente canonizzate come tali. Ammesso che sia vero, ovvero che i costruttori di Stonehenge avessero tali conoscenze matematiche e geometriche – delle quali invece ci dicono le fonti che furono scoperte dagli Egizi e/o nel Mediterraneo orientale – cosa si vorrebbe supporre? Non ci viene detto, ma l’aggancio ai druidi inglesi serve per introdurre l’altro popolo presso cui le terne pitagoriche e il teorema di Pitagora in sé non doveva essere noto e invece pare proprio che lo fosse, come parrebbe (parrebbe…) dalle proporzioni del tempio di Giove di Marzabotto e, udite udite, dall’organizzazione della società romana fatta dal re di Roma, ma etrusco, Servio Tullio, pochi anni prima che Pitagora canonizzasse il suo teorema. Senza starmi a perdere nei numeri (rimando all’articolo di Magini, sul quale è tutto spiegato), praticamente parrebbe (di nuovo: parrebbe…) che il numero totale di centurie che Servio Tullio volle (secondo la versione tradita da Dionigi di Alicarnasso), 193, sarebbe un numero pitagorico non casuale, in quanto 193 è la somma del quadrato di 12 più il quadrato di 7. Numeri simbolici di per sé, dato che 12 sono i segni zodiacali e 7 i corpi celesti erranti. Ammesso e non concesso che lo zodiaco e i corpi celesti erranti siano davvero stati chiamati in causa (cosa di cui per mia natura dubito), la domanda che sorge spontanea è: se Pitagora ha canonizzato conoscenze matematiche note nell’Oriente Mediterraneo, dove le ha apprese Servio Tullio prima dell’avvento di Pitagora? La risposta non ci viene data subito, come in una telenovela, ma è lì che bussa alla porta, si fa strada strisciando, serpeggiando lentamente tra le righe dell’articolo che ora va avanti, a cercare coincidenze tra il calendario romano e quello babilonese (su cui definitivamente taccio)…

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Automata, la rivista che ospita l’articolo in questione

 

La risposta ovvia ed evidente è una e una soltanto: gli Etruschi ne vengono dall’Asia Minore. Lì appresero le nozioni matematiche, geometriche, religiose che consentirono agli abitanti di Marzabotto di costruire un tempio a forma di tempio (cioè con 4 angoli retti… non saprei, è così difficile per un muratore costruire una casa con 4 lati e 4 angoli retti senza necessariamente conoscere il teorema di Pitagora? Ho troppa fiducia nelle capacità empiriche degli uomini di ogni tempo, evidentemente…) e a Servio Tullio di dare i numeri con le centurie di Roma.

A tutto questo si aggiungono poi le novità apportate dalla genetica, su cui mi sono già dilungata in apertura. La conclusione, inconfutabile, secondo l’autore dell’articolo, è una e inequivocabile: gli Etruschi sono originari dell’Asia Minore, e gli etruscologi che vanno ancora dietro alla teoria pallottiniana e nazionalista (sic!) dell’origine autoctona dovranno, volenti o nolenti, accettare questa nuova verità.

Dall’inizio alla fine l’articolo sembra più un post su un blog, come potrebbe essere questo, che non un articolo scientifico: Magini esprime una sua opinione, con toni spesso più colloquiali che scientifici, ma la esprime su una rivista scientifica, ed è questa la cosa grave. Non c’è ricerca dietro il suo articolo, c’è solo il commento ad alcune teorie e la citazione degli studi di genetica, che meriterebbero però, se si vuole seriamente affrontare il tema, più di una veloce lettura.

Lo so, lo ammetto, sono partita prevenuta e rimango sulle mie posizioni. Ma le argomentazioni portate a favore della provenienza dall’Asia Minore non mi sembrano convincenti. Mi sembra piuttosto, in qualche passaggio, di aver letto il copione di una puntata di Voyager.