Ostia V. Pubblicato il volume sulle Terme del Nuotatore di Ostia

La copertina del volume Ostia V

La copertina del volume Ostia V

Pare che quello di oggi sia uno di quegli eventi da segnare sul calendario. E non perché la mia professoressa, Maura Medri, e una mia cara amica, Valeria Di Cola, hanno portato a compimento, e quindi presentato al pubblico, il loro volume sulle Terme del Nuotatore di Ostia, ma proprio perché finalmente Medri e Di Cola si sono prese la briga di continuare la pubblicazione di scavi realizzati negli anni ’60-’70. Scavi diretti da un giovane Andrea Carandini che (come ha ampiamente raccontato stasera) aveva appena appreso il metodo stratigrafico di Nino Lamboglia e non vedeva l’ora di applicarlo, e che aveva scoperto l’importanza della ceramica nella datazione/interpretazione dei contesti (sempre grazie a Lamboglia), segnando sicuramente un momento importante e fondamentale negli studi ceramici, e quindi negli studi sui commerci e sui traffici dell’antichità, di quegli anni, pietra miliare, per molti versi, ancora oggi.

Non entro nel merito della descrizione del lavoro, decisamente analitico, frutto di un più che meditato lavoro di riflessione, analisi appunto, sintesi e di nuovo riflessione, ripensamento e chi più ne ha più ne metta: perfezionismo? Perché no, del resto, perché se l’archeologia non è una scienza esatta ciò non vuol dire che non possa provare ad essere verosimile. Valeria Di Cola si è occupata di un lavoro non da poco: l’analisi stratigrafica: perché sì che Carandini ha applicato il metodo stratigrafico di Lamboglia, magari adattandolo alle sue esigenze specifiche, ma sicuramente non era il metodo stratigrafico attuale, con cui Valeria si è formata, con cui noi archeologi di oggi siamo ormai abituati a confrontarci. Quindi, per dirla con le parole della Di Cola, lei, ultima arrivata (è più giovane di me, fate voi!) su un cantiere che aveva visto il passaggio di così grandi e così tanti uomini illustri (che all’epoca ancora non sapevano di poter diventare tali), ha dovuto compiere “uno scavo nella testa” di quelle persone, interpretare le loro intuizioni, segnate sui giornali di scavo e segnate sulle planimetrie e sui prospetti. Non dico niente di nuovo agli archeologi che mi leggono: se prendete in mano una documentazione che non avete realizzato voi, sicuramente la troverete lacunosa e insufficiente. Ecco, nella stessa situazione si dev’essere trovata Valeria (solo che non lo poteva dire e nemmeno pensare, immagino, visto che lo scavo era diretto da Carandini…).

Il lavoro a questo punto diventa doppio, ma conosco Valeria, e infatti ce l’ha fatta. Conosco anche Maura Medri, che ha curato la parte interpretativa, e infatti anche lei ce l’ha fatta.

Carlo Pavolini, chiamato a presentare il volume, ha ripercorso l’indice del volume e insieme la storia, complessa, decisamente complessa, dell’edificio, fornendo sempre dei rimandi con l’urbanistica di Ostia. Forse l’intervento più interessante e descrittivo. Del resto, chi meglio di lui poteva calare le Terme del Nuotatore nel contesto cittadino di Ostia Antica? Per chi non lo sapesse, infatti, è autore sia de La vita quotidiana a Ostia, per Laterza, che della Guida Archeologica di Ostia sempre della Laterza. Non è proprio l’ultimo arrivato, ecco.

Patrizio Pensabene era invece più concentrato a proporre se stesso, i suoi lavori e le sue ipotesi che a parlare di Ostia V: Patrizio mio, non ne hai bisogno, davvero, la giornata non è la tua, i tuoi lavori li proporrai in un’altra occasione! L’unica cosa utile, il suo insistere sull’orientamento inconsueto dell’isolato in cui sorgono le Terme del Nuotatore, dovuto ad una viabilità preesistente parallela alla via Laurentina. Gli studenti in sala hanno senz’altro ringraziato, effettivamente.

Janet DeLaine, molto polite nei modi, dice una cosa importante (soprattutto perché detta da lei): questo lavoro segna una svolta, è già un punto di riferimento per i futuri studi sulle terme da parte di chiunque, sia per il metodo che per i risultati e le interpretazioni discusse. Non mi sembra poco.

Clementina Panella, alle Terme del Nuotatore sin dalla prima campagna di scavo, sottolinea il lavoro di ricostruzione degli ambienti che è stato fatto, e chiude con una battuta provocatoria: sì, la pubblicazione delle Terme del Nuotatore arriva dopo molti, troppi anni, ma il lavoro che è stato pubblicato oggi, così completo e analitico, non sarebbe stato possibile all’epoca. Per cui, forse, meglio così.

Fa eco la Medri stessa, che ribadisce lo stesso concetto: questo volume non avrebbe potuto essere pubblicato prima, ma neanche dopo: è il frutto meditato di uno studio di anni, che anno dopo anno si è arricchito di nuove suggestioni, di nuovi confronti, di nuove riflessioni e di nuove domande, che sono alla base di ogni ricerca archeologica. E anche oggi, tra l’altro, io personalmente, avrei giurato di vedere la Medri e la Di Cola, sedute accanto, discutere di qualche dato da incasellare in modo ancora più chiaro. Una cosa mi è piaciuta del breve intervento di Maura Medri: la sua idea del concetto di “determinazione”. Senza determinazione non si va da nessuna parte. Sarà che sono sua allieva, sarà che sono sua allieva proprio perché c’è qualcosa in lei che mi piace, ma il suo concetto di determinazione è il mio e, se posso permettermi, in questo frangente particolarmente oscuro, la determinazione dovrebbe essere la nostra arma per vincere le nostre battaglie. A partire dal #riconoscimento della professione, per esempio.

Nino Lamboglia, l’inventore del metodo stratigrafico in Italia fin dagli anni ’40 del Novecento

Naturalmente, l’intervento che, nel bene e nel male, mi suscita più riflessioni, è senza dubbio quello di Andrea Carandini. L’archeostar per antonomasia si è lanciato in un amarcord che certo non ha lasciato indifferente l’uditorio (soprattutto gli studenti, sui quali il mito vivente già aleggia – quelli più anziani e sgamati se ne stanno sganciando, se dio vuole). Personalmente, da sentimentale quale sono, ligure fin nel midollo importata a Firenze, ma pur sempre della West Coast, che ha passato buona parte dei suoi anni da archeologa da campo a scavare laddove era già passato Lamboglia (Area del Gas a Ventimiglia, Ville della Foce e di Bussana a Sanremo, Costa Balenae, SS. Nazario e Celso a Diano Marina, Battistero di Albenga), sentir parlare in termini così elogiativi di “Nino” come maestro, come inventore di un metodo, quello stratigrafico, e come intuitore dell’importanza della ceramica nella comprensione e nella datazione degli strati e degli scavi in generale, beh, mi ha fatto gonfiare il petto di orgoglio! Sentir nominare la cara Albintimilium, la Ventimiglia romana, dove ho scavato a più riprese, decenni dopo Carandini, con l’Istituto Internazionale di Studi Liguri, mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande e d’importante. E, a differenza di molti dei presenti, sapevo di cosa Carandini stava parlando. Che non è poco. Poi che dire? Carandini è sempre troppo autocelebrativo, ha cominciato a usare il plurale majestatis a un certo punto, ha parlato di guerre tra fazioni opposte dell’archeologia italiana (romana) che perdurerebbero ancora oggi, che non mi stupiscono e che non fanno notizia, francamente, ma che affascinano le giovani menti dei giovani futuri archeologi (che così fin dall’inizio si convincono di far parte di un sistema sbagliato e quindi forse si adattano ad essere vittime del sistema: a voi dico “No! Non dev’essere così! Determinazione dev’essere la vostra parola d’ordine!”).

Che altro? Segnalo un siparietto che mi riguarda: a fine presentazione, mentre chiacchieravo con Daniele Manacorda della mia tesi di dottorato, sento appressarsi una figura di un certo spessore: è Carandini, nientemeno, il quale si interessa dello stato di salute di Manacorda. Pensavo di aver visto tutto e invece arriva anche Giuliano Volpe – al quale vorrei urlare “Ehi, piacere, la seguo su Twitter!”, ma per ovvi motivi mi manca il cuore – che si unisce all’allegra combriccola che sfotte bonariamente l’incidente occorso a Manacorda. Penso che un momento così non ritornerà mai più. Che c’entra, io sono totalmente trasparente a loro in questo momento, ma non importa, il bello è che se 10 anni fa mi avessero detto che mi sarei seduta accanto a Manacorda a discutere del mio dottorato semplicemente avrei riso loro in faccia, se mi avessero detto che mi sarei trovata nella stessa stanza con lui e Carandini idem! E invece le cose cambiano e la determinazione, quella stessa che diceva Maura Medri, fa sì che esse si trasformino.

Questo è il mio commento alla giornata e il mio consiglio ai giovani d’oggi: la parola d’ordine è determinazione. Non arrendetevi, provate, provate e provate. Non diventerete dei Carandini e troverete dei Carandini ad osteggiarvi o semplicemente a non considerarvi, troppo impegnati a promuovere se stessi, ma non scoraggiatevi. Non subito, per lo meno. Voglio riportare, e spero che mi perdonerà per la lesione della sua privacy, lo stato che ha messo su fb un giovane studente de La Sapienza (Ei fu RomaTre):

E poi tra tanti mostri sacri del tuo campo che parlano, si confrontano, si scambiano idee, raccontano aneddoti ed esperienze – e tu in quel momento hai l’ennesima conferma sul fatto che abbiano fatto un pezzo (e che pezzo!) di storia – ti chiedi: potrò mai anche solo sperare di fare una piccola parte di quanto hanno fatto loro?speranzoso.

Fa tenerezza, e anche un po’ rabbia, forse, perché vorresti che i giovani si sentissero meno oppressi dal peso dei loro “maestri”, ma che il sistema è ancora troppo incardinato in questo modo perché le cose possano cambiare. Forza ragazzi, alzate la testa, tanto i professoroni fuori dall’Università non ci sono ad aiutarvi!!!

Infine, una piccola, spero, riflessione, in forma di dialogo, che non vuole togliere nulla alla pubblicazione di Ostia V, ma che risponde a tematiche attuali e a me care. Questo dialogo, che è reale (cambieranno forse alcuni congiuntivi) l’ho avuto giusto l’altroieri con un mio amico, non archeologo, il quale mi chiedeva cosa andavo a fare a Roma:

– Vado alla presentazione del libro della mia Prof. su delle Terme di Ostia Antica: le ha studiate per una vita, ora le pubblica.

– Ah, ma che libro è? Voglio dire, è difficile o è per tutti?

– Eh, no, è difficile, anzi, piuttosto “cattivo”, molto molto analitico.

– Ah, quindi una cosa solo per voi archeologi. Ma non era meglio fare un libro adatto a tutti?

– Beh, per ogni scavo che si fa bisogna fare una pubblicazione scientifica dei dati, che sia il più analitica e precisa possibile e che possa essere un’ottima base di studio per gli studi futuri e quindi, sì, anche per le pubblicazioni di divulgazione, “per tutti”

– Ok, però secondo me dovrebbe essere prevista fin dall’inizio oltre alla pubblicazione scientifica anche una pubblicazione più divulgativa, “per tutti”.

Meditate, gente, meditate: perché si torna sempre lì: perché il nostro lavoro non rimanga fine a se stesso, dev’essere tradotto anche, non solo, in un linguaggio che sia accessibile ai più. Ed evidentemente, non siamo solo noi del settore, a dirlo, ma la domanda viene anche da fuori…

La cultura migliora la qualità della vita (#sapevatelo)

Leggevo pochi giorni fa un’intervista a Valerio Massimo Manfredi il quale, nel clima di disfattismo culturale in cui viviamo, fatto di tagli alla cultura, di degrado dei siti, delle istituzioni e delle mentalità, unica voce fuori dal coro, sostiene che l’Italia è ancora un Paese in cui forte e vibrante è la tensione culturale, che solo in Italia si riescono ad avere grandiosi risultati in termini di pubblico per un Festival della Filosofia e analoghe manifestazioni culturali. Un’iniezione di ottimismo, per una volta, invece che il solito pessimismo e piangersi addosso tipico di noi italiani, e che può vedere ora una conferma, a Firenze, in occasione di Florens 2012, una settimana di full immersion culturale  fatta di eventi e manifestazioni assolutamente gratuite: perché la cultura è di tutti, per tutti.

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Il tema di Florens 2012 è Cultura, qualità della vita. La cultura migliora la qualità della vita, questo è lo slogan della manifestazione. Manifestazione che non è semplicemente mostre e convegni, ma accoglie in sé tutta una serie di eventi che trasformeranno per alcuni giorni Firenze in un grande cantiere artistico, o meglio, una fucina culturale. Il programma, denso anzi densissimo di eventi, ne ha per tutti i gusti: dall’installazione di Mimmo Paladino in Piazza Santa Croce al Giardino degli Ulivi in Piazza San Giovanni, alla mostra Mysterium Crucis – Mistero della Croce, nella quale verranno esposti, nel Battistero di San Giovanni, i crocifissi di lignei di Donatello, Filippo Brunelleschi e Michelangelo; si tratterà poi di cinema e paesaggio, di ecologia e smart cities, il tutto condito da convegni, tavole rotonde e conferenze che si terranno nella prestigiosa cornice di Palazzo Vecchio.

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Un render di Piazza San Giovanni nell’allestimento con gli ulivi ideato per Florens 2012

Non sto ad indicare tutto il programma nello specifico, che può benissimo essere consultato qui.

Cito soltanto i grandi nomi che prenderanno la parola per comunicare con un pubblico che potrà assistere gratuitamente agli eventi e agli incontri: per la comunicazione della cultura e il ruolo dei musei Andrea Carandini, per l’arte contemporanea e lo spazio pubblico Mimmo Paladino, per il rapporto tra società e cultura passando per politica ed economia Gustavo Zagrebelsky, per la difesa del paesaggio quale valore identitario irrinunciabile Alberto Asor Rosa.

Personalmente penso che nei giorni di Florens 2012 andrò in giro con il programma sempre sottobraccio, perché tanti sono gli argomenti che mi interessano e di cui mi piacerebbe poi poter rendere conto attraverso questo blog e in tempo reale su twitter. A tal proposito, l’ashtag già fin da ora è #florens2012, mentre l’account di riferimento è @fflorens.

Voglio tra l’altro cogliere l’occasione per sottolineare che l’attività di Florens2012 sarà seguita da un team di blogger, chiamato Team Florens, formato da 6 blogger internazionali. Cos’ha di speciale questa notizia? Che per quanto mi è dato di vedere consultando i nomi dei prescelti, l’unico blogger italiano è Simone Massi del blog Archeologia2.0! Un blogger di archeologia, o archeologo-blogger se preferite: a dimostrazione del fatto che si può fare, che i blog di archeologia possono e devono acquisire maggiore consapevolezza del proprio compito di comunicazione verso un pubblico quanto più vasto possibile. Sono davvero molto contenta, da blogger di archeologia che studia i blog di archeologia italiani e la blogosfera in cui essi nuotano, di poter vedere una cosa del genere.

In bocca al lupo Simone, e buon lavoro!