Cos’ho imparato ad Archeosocial

Sabato 20 febbraio, all’interno di TourismA2016, si è svolto Archeosocial, un workshop rivolto a quanti vogliono fare o già fanno comunicazione dell’archeologia nel web 2.0. Interventi su come funziona una pagina facebook, un account twitter, un profilo instagram, un blog, applicati all’archeologia, più due ottimi casi di studio e di applicazione: le Invasioni Digitali, ormai una realtà consolidata, e il docufilm archeologico “Tà gynakeia. Cose di donne“, che ha vinto la Menzione Speciale Archeoblogger alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto.

A seguire un workshop. E uno penserebbe: bene, un workshop su come si usano i social e i blog! mi faranno fare qualche esempio pratico, mi faranno produrre qualche contenuto.

E invece no. Nessun contenuto, ma ciò che dà forza ai contenuti. La strategia.

Perché diciamocelo: siamo buoni tutti a scrivere un post, un tweet, due, tre, un post per facebook, a pubblicare una bella foto su instagram. Ma se pubblichiamo tutto ciò senza un preciso progetto dietro, stiamo facendo il doppio della fatica per ottenere meno della metà del risultato che vorremmo.

La strategia è la parola chiave per definire il lavoro di chi si occupa di comunicazione dell’archeologia su social e su blog. Strategia che riguarda non solo i contenuti, ma anche la calendarizzazione. Quando pubblicare cosa? Cosa pubblicare quando? Chi siamo, per chi pubblichiamo? Cosa vogliamo comunicare e cosa vogliamo ottenere? Sono queste le domande esistenziali che muovono l’archeoblogger e l’archeosocialmedia content curator.

Per far questo dunque bisogna porsi degli obiettivi fin da subito: cosa vogliamo ottenere con la nostra comunicazione? Quale messaggio vogliamo veicolare? In che termini e in che tempi? Vogliamo costruire un discorso con la gente? Ma soprattutto a chi ci rivolgiamo? Perché si fa presto a dire pubblico. Abbiamo invece già detto in più occasioni (anche qui, a proposito di musei e TripAdvisor) che non c’è un solo pubblico, ma tanti pubblici, che formano l’insieme dei nostri lettori/followers/fans nel mondo 2.0, nonché di persone del mondo reale. Dobbiamo sempre tenere a mente, infatti, che il nostro scopo non è la comunicazione online fine a se stessa: quella è il mezzo. Il fine è sempre l’oggetto del messaggio: nel caso di un museo è la promozione e comunicazione di esso, delle sue collezioni, delle sue attività; nel caso di uno scavo è il progredire della ricerca e i nuovi ritrovamenti, il mestiere dell’archeologo e il legame con il territorio.

Una strategia che si rispetti sa scegliere con oculatezza i social giusti e gli strumenti da utilizzare, senza voler strafare. Non serve avere account su qualunque social. Bisogna sceglierne anche in maniera limitata, purché, però, ci si possa dedicare a tutti con lo stesso impegno e la stessa continuità.

Ecco che allora diventa importante, una volta scelti i social giusti, e/o il blog, stabilire un piano e una calendarizzazione. Scegliere giorno per giorno quali argomenti trattare e quali media impiegare, a che ora pubblicare e con quale frequenza. Al workshop abbiamo lavorato sul calendario di una settimana. Sono venute fuori idee interessanti, proposte innovative e intriganti, alla base delle quali, però, c’è stato un bel lavoro di riflessione e discussione. Ed è emerso evidente a tutti che si fa presto a essere social, ma che poi la ricerca di contenuti efficaci e la continuità nel fornirne sono tutt’altra cosa. Quindi, in sostanza, non solo basta esserci sui social, non solo basta essere attivi, ma bisogna lavorare in modo razionale, efficace, in modo che fin dall’inizio si focalizzino gli obiettivi, senza dispersione di energie, ma anzi concentrandole nella giusta direzione.

Per me, che sono tremendamente disordinata, anche mentalmente, che inizio una cosa e ne finisco altre 10 in contemporanea, questa scuola non può essere stata che utile. E infatti sono tornata a casa e ho cominciato a produrre tabelle su tabelle. Una per tutte, intanto, con la mia collega Silvia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, stiamo mettendo a punto la strategia per la #Museumweek, che a fine marzo tornerà ad invadere twitter. Meglio prepararsi per tempo, no? 😉

Se volete dare un’occhiata ai panels di Archeosocial che hanno preceduto il workshop, le trovate qui, su Professione Archeologo. Trovate anche il mio riguardante i Blog: come ti posto l’archeologia. Ma lì ho caricato una presentazione lievemente epurata. Non troverete, per esempio, la mia slide conclusiva, che è questa: perché comunicare l’archeologia è una cosa seria, ma io non mi prendo mai troppo sul serio.

Se invece volete il livetwitting di #archeosocial, che è stato partecipatissimo, andando in TT alla 6° posizione quasi subito, non dovete far altro che cercare #archeosocial su twitter e scorrervi tutta la conversazione: troverete foto e appunti in 140 caratteri, impressioni e telecronaca. E sembrerà come essere stati presenti.

Condividi anche tu una kykix!

Tutto è partito da un meme.

kylix1

Un meme recita “Basta con foto di cani e gatti: condividi anche tu una kylix”. In mezzo campeggia l’immagine di una kylix, la coppa greca che veniva usata durante i banchetti degli aristocratici ateniesi, e non solo, per bere vino e per giocare al kottabos, il gioco secondo il quale un invitato doveva colpire un bersaglio con il vino rimasto nella coppa; antesignano delle nostre freccette. Quella scelta nella foto è una kylix del gruppo cosiddetto dei “Piccoli maestri”, caratterizzato da figurine piccine, rappresentazioni non necessariamente mitologiche e uno spiccato gusto da parte dei ceramografi per lo stile miniaturistico. Il tipo di kylix più nota, però, quella che rimane più impressa, è la cosiddetta kylix a occhioni.

kylikes a occhioni dal Museo Archeologico Nazionale di FirenzeLa kylix a occhioni si ammanta di un fascino tutto particolare: è decorata all’esterno con due grandi occhi apotropaici, portafortuna, mentre all’interno le rappresentazioni possono essere svariate, dal mito di Dioniso e i pirati di Exekias al gorgoneion, anch’esso apotropaico. Siamo nei secoli VI-V-IV, la cultura greca la fa da padrona nel Mediterraneo, il simposio è un evento importante nella vita sociale degli individui (di ceto elevato): momento di aggregazione, le mogli ne sono escluse, solo le etère, l’equivalente delle nostre escort, possono partecipare. Sulle  kylikes sono rappresentate scene del mito, amori divini, avventure divine, storie che gli aedi durante i banchetti cantano al suono della lira e che i convitati possono leggere come in un fumetto sul fondo della coppa…

Il meme è diventato virale nella cerchia degli archeologi 2.0.

maiolica arcaica

La kylix è un oggetto del mondo antico come un altro. Perché è stata scelta dagli archeologi (perché è un archeologo il primo che l’ha lanciata) in contrapposizione ai micetti pucciosi? Perché è stata scelta come contenuto virale?

È bastato poco, in realtà. Uno ha l’idea giusta, la condivide e per il gioco dei 6 livelli di conoscenza per cui io potenzialmente conosco Mark Zuckelberg, questo meme sta rischiando di apparire davvero sulla timeline di Zuckelberg. Ma, a meno che non abbia qualche amico archeologo ciò non succederà.

La kylix ha avuto seguito ovviamente, tra gli archeologi. Improvvisamente sono scomparsi da facebook cani e gatti, mentre è stato un proliferare non solo di kylikes, ma anche di kantharoi (altro vaso per il banchetto, più alto, col calice più lungo e anse molto più sviluppate), di maioliche arcaiche, per accontentare la quota medievista, e di bifacciali per strizzare l’occhio alla componente facebook preistorica.

Il risultato? Facebook è diventato in questi giorni, almeno sulla timeline degli archeologi, un piccolo museo archeologico. Noi archeologi ridiamo, condividiamo, commentiamo ammiccando… ma poi? Chi oltre noi capisce di cosa stiamo parlando?

bifaccialeQuesto meme, con i suoi derivati, creato esclusivamente per archeologi, non rischia di isolarci ancora di più nella nostra torre d’avorio? Perché invece non condividiamo cani e gatti anche noi, ma magari archeologici? Opere d’arte antica non ne mancano, dai cani degli Uffizi alle varie rappresentazioni della dea Bastet, la dea a forma di gatto degli Egizi. E sì che gli archeostickers stanno andando nella giusta direzione, attualizzando opere d’arte antica con messaggi attuali, attualissimi; oppure alcune conversazioni su twitter, come #archeozoo, recentemente tirata in ballo da Archeopop e Professione Archeologo, creata un paio di anni fa da @MAF_Firenze e confluita nella sua board di Pinterest

O altrimenti, condividiamo pure una kylix! Ma diciamolo a cosa serviva: per bere vino e per brindare. Perché cambiano gli oggetti, nella storia dell’uomo, ma non le esigenze che li producono: in questo caso la convivialità, la festa, la gioia di vivere e di incontrarsi. E vedete bene che brindare con una kylix piena di vino resinato o con un tumbler pieno di whisky on the rocks è la stessa identica cosa.

La degna conclusione dell’utilizzo smodato di kylikes è però la seguente: gli occhioni delle coppe interpretati come emoticons. Un lavoro degno di un archeonerd e che di nuovo mi richiama alla mente archeostickers. Che le coppe rappresentate siano state anche utilizzate per bere? Il dubbio viene, ma nonostante questa possa sembrare una critica negativa, in realtà approvo sempre queste manifestazioni, che sono la vetrina della nostra capacità di saperci reinventare con stile e tanta ironia. Tra l’altro, chiamo a testimoni le mie amiche thatters su whatsapp, le emoticons tratte dalla kylix a occhioni non solo sono piaciute, ma sono state assolutamente capite e apprezzate!

kylix2E infine, siccome non si riesce a stare dietro a tutte le novità che i social portano con sé, e che in qualche modo hanno visto una parte attiva nella corrente antichista e archeologica che qui si rappresenta, una menzione va fatta nei confronti di #petaloso. Il piccolo Matteo c credo che odierà l’Italia alla fine, oppure diventerà novello Dante, fatto sta che ha inventato una parola, la maestra ha chiesto aiuto all’Accademia della Crusca e l’Accademia della Crusca ha risposto “Si può fare! Purché tutti la usino”, ed ecco che tutti effettivamente la usano. Compresi gli archeologi, da quando Archeopop ha creato la gif.

Infine, e qui chiudo, perché altrimenti non pubblico più e domani sarà uscito qualcosa di nuovo, voglio spendere una parola in favore, o a sfavor, dei nuovi #facebookreaction, i pulsanti che oltre al classico like consentono di esprimere ulteriori pareri. Gli appassionati (non vorrei definirli diversamente) della romanità hanno già trovato dei degni pulsanti:

like

E con questa vi saluto. Mo’ anche basta, eh?

 

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

blog museo archeologico nazionale venezia

Succede. Alle volte succede. Le congiunzioni astrali particolarmente felici esistono. Così un vecchio progetto, meglio idea, che tanti anni fa io e Matteo Sicios accarezzavamo a Genova, quando lavoravamo al blog di Comunicare l’Archeologia, oggi in qualche modo diventa realtà. All’epoca la nostra idea era di mettere le nostre competenze di archeologi/blogger/comunicatori al servizio di un’istituzione deputata alla tutela e conservazione del Patrimonio Archeologico ligure offrendoci di fare da addetti stampa, da aggregatori di notizie di archeologia relative alla Liguria e di diffusori a nostra volta di notizie attraverso la rete. Creare un luogo virtuale di riferimento per chi volesse essere informato su scavi, scoperte, attività museali e quant’altro avvenisse sotto l’egida della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

La cosa non andò a buon fine. Non iniziò proprio, anzi. Rimase un’idea, un progetto, un sogno nel cassetto inserito tra i progetti falliti di “comunicare l’archeologia”, ovvero quando le buone idee e la buona volontà si scontrano con la realtà quotidiana dei fatti e delle persone. Sia io che Matteo poi abbiamo percorso ciascuno la propria strada, io divenendo assistente alla vigilanza al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, lui come libero professionista nel campo della comunicazione dei beni culturali. L’esperienza maturata negli anni di Comunicare l’archeologia per me è stata fondamentale, perché, come spesso ho detto, da lì ho sviluppato le mie idee e riflessioni sulla comunicazione archeologica nel web 2.0, da lì ho deciso di studiare i blog di archeologia in Italia e all’estero, da lì ho maturato un’esperienza che oggi mi ha portato a rimettere mano a quel vecchio progetto, quella vecchia idea, a quel vecchio sogno nel cassetto.

Tutto è successo a Roma al 3° Seminario di Archeologia Virtuale. Nella pausa dopo il mio intervento su Archeologia e Blogosfera, vengo avvicinata da Michela Sediari, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, entusiasta dell’idea che mi sta per proporre: aprire e gestire il blog del suo museo. Non mi sembra vero, stento a crederci. Lì per lì vedo solamente le difficoltà pratiche che un lavoro del genere potrebbe comportarmi (come il fatto che vivo a Firenze, per esempio). Ma ci penso, e di ripenso, e mi vedo ancora studentessa all’Università a Genova quando si discuteva con Matteo di come si sarebbe potuta realizzare praticamente una cosa del genere; e comincio a pensare che non è così infattibile, anzi, e che sarei matta a non approfittare dell’occasione che mi si prospetta davanti: finalmente ho la possibilità di realizzare qualcosa in cui credo fortemente, ma finalmente, soprattutto, ho trovato qualcuno che crede nell’utilità di quello che faccio.

Il resto è storia: se a giugno è nata l’idea, nel mese successivo abbiamo approntato il come e il perché, dopodiché un necessario incontro a Venezia, in museo, la formulazione di un progetto per un blog fatto come si deve, e una scaletta per muovere i primi passi: il 1 agosto ho aperto il blog su wordpress, caricando i primi contenuti fondamentali; il 6 agosto vede la luce il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, mentre nel frattempo è attiva una pagina su Facebook del Museo e nasce l’account Twitter. Non male. Il primo passo è stato fatto, ora bisogna lavorare sodo e bene per mantenere uno standard alto nella qualità dei contenuti, nella popolarità su Google e su social network, nei rapporti con gli utenti.

screenshotmuseovenezia.jpg

Il lavoro è stimolante, poi, perché se si va a scandagliare il web, in Italia non esistono molti blog di musei, di musei archeologici men che meno: una sfida allora, quella di voler dimostrare che il blog può essere un efficace strumento di comunicazione del museo con l’esterno, con il pubblico che oggi è su internet, domani è a Venezia e sceglie di visitare il museo.

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia riassume l’entusiasmo che anima sia la Dott.ssa Sediari che me, è un po’ una dichiarazione di intenti, segna l’inizio di quest’avventura che speriamo dia ottimi risultati. Per questo però la condivisione di pareri sarà importante: suggerimenti, idee, consigli sono ben accetti, così come i commenti e, naturalmente, la più ampia pubblicità possibile!

Marina Lo Blundo

AAA Blogger di archeologia cercasi

Come scrivevo in qualche vecchio post, mi sto interessando a come l’archeologia viene trattata nel web 2.0 e, da blogger quale mi ritengo, in particolare mi interessa sapere qualcosa di più degli attori, dei blogger di archeologia. Non tutti i blog sono uguali, non tutti i blog di archeologia sono uguali, non tutti gli autori sono uguali. C’è chi apre un blog di archeologia per puro diletto, chi per lavoro, chi per interesse; c’è chi scrive per se stesso e chi avendo in mente un preciso target di pubblico; c’è chi considera il proprio blog una sorta di diario personale e chi lo vive quasi come se fosse una testata giornalistica o una pubblicazione periodica, dedicandogli dunque tempo e risorse che vanno oltre la semplice passione e il mero passatempo; c’è chi investe nel proprio blog (tempo, energie, studio, idee e risorse) e chi invece più tranquillamente copia e incolla, al limite lievemente commenta, notizie varie di archeologia variamente reperite in rete o sui media tradizionali.

Il mondo dei blog – e degli autori di blog – di archeologia è, a dispetto di quello che si possa pensare, decisamente ampio, anche solo in una realtà piccola com’è quella italiana (se si guarda all’estero, ovviamente la situazione si amplia e si complica maggiormente).

blog archeologia

Per cercare di mettere ordine nella rete, volevo proporre ai blogger di archeologia che passano da queste parti se hanno voglia di rispondere ad alcune veloci e semplici domande, domande che credo si ponga ogni blogger quando affronta un nuovo post o fa manutenzione al proprio blog. Eccole qui, mi potete rispondere per commento o per e-mail, oppure ancora su twitter (@maraina81)

1) Perché scrivo un blog di archeologia?

2) Qual è il mio scopo? Fare informazione o fornire un’opinione?

3) Che taglio ha il mio blog? Mi occupo solo di archeologia? Solo del mio lavoro di archeologo? Guardo alle notizie di attualità, parlo di miei (e non solo miei) casi di studio e ricerche? Guardo al mondo intero o alla sola realtà italiana?

4) Come costruisco i miei post? Riporto semplicemente notizie di agenzia o prese dai media tradizionali o in rete oppure ho notizie fresche di prima mano da pubblicare? E qualunque sia il tipo di notizia che pubblico, è mia intenzione circostanziarla o contestualizzarla un minimo per renderla più appetibile ai lettori?

5) quanti visitatori (indicativamente) ha il mio blog? Studio le statistiche del mio blog per studiare il mio pubblico oppure non mi interessa?

6) mi preoccupo di utilizzare un linguaggio adeguato alle esigenze del mio pubblico?

7) utilizzo parole chiave per favorire l’indicizzazione su google e sui motori di ricerca? Mi interessa raggiungere il maggior numero di persone e riuscire magari ad avere dei lettori fissi?

8) Penso che un blog (e perché no? Il mio, magari..) possa essere uno strumento valido di comunicazione dell’archeologia o un luogo virtuale nel quale studiare pratiche per una metodologia della comunicazione archeologica al pubblico degli utenti della rete?

Queste sono solo alcune domande. Se vi va rispondetevi e rispondetemi. Sarei contenta se ne nascesse un dibattito bello e fecondo, stimolo per altre e più approfondite domande.

Alla prossima!