Cos’è stato per me ARCHEOBLOG

Non è facilissimo tirare le fila di Archeoblog, l’incontro che per la prima volta ha visto riunirsi pubblicamente alcuni dei blogger di archeologia più attivi in Italia all’interno della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum il 14 novembre 2013.

la "squadra fortissimi" degli archeoblogger alla BMTA 2013

la “squadra fortissimi” degli archeoblogger alla BMTA 2013

Non vi sto a raccontare nel dettaglio i singoli interventi: per questo potete tranquillamente guardare il video realizzato dall’ottimo Francesco Ripanti (@cioschi su twitter) sul canale youtube di Archeovideo. Dirò cosa è stato per me Archeoblog.

Partiamo da una premessa: prima del 14 novembre conoscevo di persona già Astrid D’Eredità, Stefano Costa, Giuliano De Felice e Francesco Ripanti, mentre solo di fama conoscevo Michele Stefanile e naturalmente Cinzia Dal Maso, l’ideatrice ed entusiasta ispiratrice dell’evento. Cosa vuol dire questo? Che ad animare il dibattito siamo i soliti noti? Può essere, anzi, è così senz’altro, ma sono orgogliosa di fare parte di un gruppo di persone che perseguono gli stessi scopi (ovvero cambiare il mondo dell’archeologia) e lo fanno con gli stessi mezzi, seppur nelle infinite declinazioni che essi offrono. Perché non tutti i blog di archeologia sono uguali. Ne ho già parlato in passato e altrove: c’è il blog di opinione, il blog di informazione, il blog di divulgazione: 3 modi diversi di parlare di archeologia, cui corrispondono 3 linguaggi differenti e 3 atteggiamenti differenti dell’autore nei confronti dei temi e nei confronti dei lettori.

La prima slide di presentazione del blog Archeotoscana immortalata da @Cioschi

La prima slide di presentazione del blog Archeotoscana immortalata da @Cioschi

Questo nel web 2.0 dei blogger per passione. Ma se vogliamo che quello dell’archeoblogger diventi un mestiere, un lavoro retribuito, allora le categorie di blog cambiano. Ci ritroveremo ad averne due: blog personale e blog istituzionale (o ufficiale, fate voi). Parlando di me, per esempio, il mio blog personale è questo che state leggendo: qui scrivo la mia opinione su temi vari di archeologia e di musei, spesso mi scaldo troppo, forse qualche volta scado nella retorica (ditemelo voi), ogni tanto mi diverto a ironizzare un po’ cinicamente su alcune situazioni, ma in ogni caso da qui faccio sentire la mia personalissima voce; scrivo poi per due blog istituzionali: e sono il blog del Museo Archeologico Nazionale di Venezia e Archeotoscana. E qui la musica cambia. Cambia lo stile, cambiano gli argomenti, cambia anche il rapporto con i lettori.

Giustamente Stefano fa notare che se il blogger nasce come opinionista e che il suo punto di forza è la spontaneità della scrittura, allora il blog istituzionale nasce fin dal principio con un vizio di forma, visto che i contenuti devono avere una voce ufficiale. Dove finisce allora la spontaneità del blogger archeologo che scrive per il tale museo o la tale soprintendenza (per la cronaca: esiste finora solo un blog di soprintendenza archeologica in Italia, ed è Archeotoscana)? Innanzitutto vale la pena di chiarire una cosa: lo scopo del blog istituzionale è ben diverso da quello del mio blog personale in quanto nasce con lo scopo di informare il pubblico, di far uscire il museo dalla sua dimensione di luogo chiuso e incapace di comunicare per andare nella direzione della comunicazione con i lettori. Questa la si fa non solo con il blog, ma anche con un integrato uso dei social network, perché un blog da solo oggi non basta per far sentire la propria voce, farsi conoscere in rete e acquisire così popolarità (che per i musei è importante perché può portare pubblico: io a NY ho visitato il Brooklyn Museum perché seguo il suo blog, per esempio.. lo so che sono un caso clinico, ma tant’é..). In questo contesto di ufficialità cosa può fare il blogger? Dà sicuramente il suo tocco personale – è per questo che vogliamo un archeologo a fare questo mestiere e non un mero esecutore espertissimo magari in social media marketing ma che non sa un accidente di archeologia o di musei – e lo fa arricchendo i contenuti, presentandoli in una nuova forma, cercando ogni volta nuove soluzioni per far arrivare il messaggio al pubblico.

Stefano si chiede: “se il museo per cui gestisco il blog vuole pubblicizzare una mostra che a me personalmente non piace come faccio?”. Partendo dal presupposto che il blog del museo non deve fornire giudizi di merito sugli eventi da se stesso organizzati, e partendo dal presupposto che sempre qualunque mostra di qualunque museo sarà passibile di critiche (mi rifiuto di credere, anche se non l’ho visitata, che la tanto declamata – pure troppo demagogicamente – mostra su Pompei del British Museum sia perfetta sotto ogni punto di vista!), il ruolo del blogger sarà quello, piuttosto, di scovare ed evidenziare i punti di forza della mostra, fornendo dal suo spazio almeno uno strumento di lettura. La spontaneità del blogger si esprime allora attraverso la creatività, la capacità di creare contenuti scientificamente validi oltre che comprensibili per il pubblico. Lo scopo del blog del museo non è, anche se qualcuno potrebbe crederlo, fare pubblicità col solo scopo di portare pubblico nelle sale del museo reale, ma è soprattutto fornire uno strumento di comunicazione online per il pubblico che frequenta la rete. Comunicare con il pubblico anche al di fuori dello spazio fisico del museo.

Intervista

Problema: ma esiste in Italia la figura dell’archeoblogger o del museum blogger, dunque una figura professionale che lavora per un museo creando contenuti di comunicazione culturale per la rete? E qui casca l’asino, perché ci poniamo il problema etico di come dovrebbe lavorare un blogger per un’istituzione quando in Italia siamo in pochissimi: io e le mie colleghe per ArcheoToscana, ancora io per Venezia e Francesco Ripanti che ha creato il blog del Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Francesco tra l’altro, ha proposto il blog quand’era tirocinante ad Ancona, ma ora che non lo è più i contenuti sono nelle mani dei vari tirocinanti che di mese in mese si susseguono. Per carità, benissimo (io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno) che l’attività continui, perché c’era il rischio che dopo Francesco tutto venisse abbandonato, ma non tutti i tirocinanti sono come Francesco, formati in archeologia e capaci a scrivere in italiano… Manca la professionalità, dunque. E sì, manca ancora in Italia la figura professionale riconosciuta come tale.

Astrid, un’altra che come me vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, ha detto giustamente che non bisogna tanto pensare che, rispetto ad altre situazioni all’estero, noi siamo indietro: piuttosto rendiamoci conto che invece, finalmente ne stiamo ragionando, stiamo arrivando anche noi a capire l’importanza della comunicazione culturale online fatta da professionisti della cultura, che come tali vanno retribuiti per il loro lavoro. Perché sì, signori, la comunicazione online è importante quanto quella offline e se ne deve occupare una figura professionale che sia in grado di farlo.

Giuliano, meno ottimista di noi, dal suo ruolo di ricercatore all’Università si rende conto che però l’Università non forma assolutamente gli studenti per un compito del genere: non per niente noi pochi che già lo facciamo ce lo siamo inventato da soli, nessuno di noi ha (ancora) seguito qualche corso di social media per la cultura o qualcosa di simile: ci siamo istruiti da soli, abbiamo accumulato un bagaglio di esperienza che accresciamo continuamente, certo, ma è ben diverso dall’essere formati in materia fin dal principio.

Se poi guardiamo in rete che cosa circola in fatto di informazione su temi di archeologia, ci si mette le mani nei capelli: Michele ci fa vedere alcuni esempi legati all’archeologia subacquea, la branca dell’archeologia italiana che più stimola la fantasia dei giornalisti, degli amanti del mistero e, ahimè, seduce il lettore medio. Vedendo questi esempi diventa ancora più importante riuscire a fare della comunicazione dell’archeologia online una professione, in modo che vi siano voci autorevoli riconosciute ufficialmente che possano controbattere la cattiva informazione in rete (questo tra l’altro è un mio vecchio cavallo di battaglia…)

In più, sembra che le istituzioni che dovrebbero essere più interessate ancora dormano sul fronte della comunicazione online. Siamo noi che stiamo urlando loro “Ehi! Nel sistema manca un servizio da fornire e manca una figura in grado di farlo! Avete bisogno di noi!”. Ma in pochi rispondono. E comunque, per un motivo o per l’altro, non pagano.

E ne è ben consapevole Cinzia Dal Maso, l’ideatrice dell’Incontro, la quale lo dice senza mezze parole: “il comunicatore attende ancora il diritto di cittadinanza tra i professionisti della cultura”. Per questo ci ha riuniti qui, perché l’unione fa la forza e perché il confronto de visu è più immediato e coinvolgente che non uno scambio di commenti all’ennesimo post in cui si parla di questi argomenti. Vediamoci, parliamone, facciamoci sentire. Ed eccoci qua.

L'ashtag #archeoblog è entrato nei trendtopic durante l'Incontro di Paestum. Qui solo alcuni dei primi tweet lanciati

L’ashtag #archeoblog è entrato nei trendtopic durante l’Incontro di Paestum. Qui solo alcuni dei primi tweet lanciati

Come al solito ho scritto un lenzuolo probabilmente senza capo né coda. Appunti sparsi sulla base di quello che ho ascoltato dagli altri blogger convenuti e rapportati alla mia personale esperienza.

Purtroppo all’Incontro non è seguito un dibattito, che sarebbe stato sicuramente interessante: in particolare mi sarebbe piaciuto sapere quale fosse l’opinione del pubblico in merito: perché era alquanto misto, dai più giovani agli anziani, non tutti esperti del settore. Avrei voluto sapere se secondo loro stavamo perdendo tempo, per esempio…

Lo scambio con i blogger non archeologi è stato interessante: Andrea Maulini, esperto di social media per la cultura, ha parlato principalmente di come usare correttamente i social network integrandoli insieme per aumentare la risonanza degli eventi culturali da lanciare: importante sentire il parere di un esperto per me che vado ancora a tentoni nel mondo dei social; Mariangela Vaglio, la “storica” (mi perdonerà!) Galatea, ha ribadito, tra le altre cose, che i differenti tipi di pubblico che blog, facebook e twitter necessitano di differenti tipi di approccio e di linguaggio; dice una cosa sacrosanta: bisogna parlare di marketing culturale, senza storcere la bocca, avere il coraggio di dirlo e di farlo! Lo scambio con loro è stato importante per avere una lezione di metodo da chi ha molta più esperienza di noi, vuoi per lavoro (Maulini), vuoi perché ha un blog dal 2003 (Galatea) e di acqua sotto i ponti ne ha vista scorrere parecchia.

Fabrizio Todisco ha raccontato l’esperienza delle Invasioni Digitali (di cui qui ho parlato spesso e volentieri), e il succo del discorso stringendo è “volere è potere”. Basta essere organizzati, fare rumore, tanto rumore, tanto da creare un’esplosione quasi, e i risultati arrivano: i risultati delle Invasioni sono andati ben oltre le aspettative e alcune piccole realtà culturali del nostro Paese, raccontava Fabrizio, hanno tratto giovamento dalla scossa al torpore che le Invasioni hanno provocato.

Allora dobbiamo trovare un modo per dare anche noi una scossa. Chissà che non lo stiamo già facendo in realtà.

archeoblog Paestum 2013

Per la cronaca: in genere non amo mettere sui miei blog foto che mi ritraggono. Ma questa volta è giusto fare un’eccezione. Perché il momento è propizio, ed è necessario che oltre a metterci la penna, noi archeoblogger ci mettiamo la faccia. In questa foto siamo io, Francesco Ripanti, Michele Stefanile, Fabrizio Todisco, Stefano Costa, Astrid D’Eredità e Giuliano De Felice

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

blog museo archeologico nazionale venezia

Succede. Alle volte succede. Le congiunzioni astrali particolarmente felici esistono. Così un vecchio progetto, meglio idea, che tanti anni fa io e Matteo Sicios accarezzavamo a Genova, quando lavoravamo al blog di Comunicare l’Archeologia, oggi in qualche modo diventa realtà. All’epoca la nostra idea era di mettere le nostre competenze di archeologi/blogger/comunicatori al servizio di un’istituzione deputata alla tutela e conservazione del Patrimonio Archeologico ligure offrendoci di fare da addetti stampa, da aggregatori di notizie di archeologia relative alla Liguria e di diffusori a nostra volta di notizie attraverso la rete. Creare un luogo virtuale di riferimento per chi volesse essere informato su scavi, scoperte, attività museali e quant’altro avvenisse sotto l’egida della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

La cosa non andò a buon fine. Non iniziò proprio, anzi. Rimase un’idea, un progetto, un sogno nel cassetto inserito tra i progetti falliti di “comunicare l’archeologia”, ovvero quando le buone idee e la buona volontà si scontrano con la realtà quotidiana dei fatti e delle persone. Sia io che Matteo poi abbiamo percorso ciascuno la propria strada, io divenendo assistente alla vigilanza al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, lui come libero professionista nel campo della comunicazione dei beni culturali. L’esperienza maturata negli anni di Comunicare l’archeologia per me è stata fondamentale, perché, come spesso ho detto, da lì ho sviluppato le mie idee e riflessioni sulla comunicazione archeologica nel web 2.0, da lì ho deciso di studiare i blog di archeologia in Italia e all’estero, da lì ho maturato un’esperienza che oggi mi ha portato a rimettere mano a quel vecchio progetto, quella vecchia idea, a quel vecchio sogno nel cassetto.

Tutto è successo a Roma al 3° Seminario di Archeologia Virtuale. Nella pausa dopo il mio intervento su Archeologia e Blogosfera, vengo avvicinata da Michela Sediari, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, entusiasta dell’idea che mi sta per proporre: aprire e gestire il blog del suo museo. Non mi sembra vero, stento a crederci. Lì per lì vedo solamente le difficoltà pratiche che un lavoro del genere potrebbe comportarmi (come il fatto che vivo a Firenze, per esempio). Ma ci penso, e di ripenso, e mi vedo ancora studentessa all’Università a Genova quando si discuteva con Matteo di come si sarebbe potuta realizzare praticamente una cosa del genere; e comincio a pensare che non è così infattibile, anzi, e che sarei matta a non approfittare dell’occasione che mi si prospetta davanti: finalmente ho la possibilità di realizzare qualcosa in cui credo fortemente, ma finalmente, soprattutto, ho trovato qualcuno che crede nell’utilità di quello che faccio.

Il resto è storia: se a giugno è nata l’idea, nel mese successivo abbiamo approntato il come e il perché, dopodiché un necessario incontro a Venezia, in museo, la formulazione di un progetto per un blog fatto come si deve, e una scaletta per muovere i primi passi: il 1 agosto ho aperto il blog su wordpress, caricando i primi contenuti fondamentali; il 6 agosto vede la luce il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, mentre nel frattempo è attiva una pagina su Facebook del Museo e nasce l’account Twitter. Non male. Il primo passo è stato fatto, ora bisogna lavorare sodo e bene per mantenere uno standard alto nella qualità dei contenuti, nella popolarità su Google e su social network, nei rapporti con gli utenti.

screenshotmuseovenezia.jpg

Il lavoro è stimolante, poi, perché se si va a scandagliare il web, in Italia non esistono molti blog di musei, di musei archeologici men che meno: una sfida allora, quella di voler dimostrare che il blog può essere un efficace strumento di comunicazione del museo con l’esterno, con il pubblico che oggi è su internet, domani è a Venezia e sceglie di visitare il museo.

Il primo post del Museo Archeologico Nazionale di Venezia riassume l’entusiasmo che anima sia la Dott.ssa Sediari che me, è un po’ una dichiarazione di intenti, segna l’inizio di quest’avventura che speriamo dia ottimi risultati. Per questo però la condivisione di pareri sarà importante: suggerimenti, idee, consigli sono ben accetti, così come i commenti e, naturalmente, la più ampia pubblicità possibile!

Marina Lo Blundo

AAA Blogger di archeologia cercasi

Come scrivevo in qualche vecchio post, mi sto interessando a come l’archeologia viene trattata nel web 2.0 e, da blogger quale mi ritengo, in particolare mi interessa sapere qualcosa di più degli attori, dei blogger di archeologia. Non tutti i blog sono uguali, non tutti i blog di archeologia sono uguali, non tutti gli autori sono uguali. C’è chi apre un blog di archeologia per puro diletto, chi per lavoro, chi per interesse; c’è chi scrive per se stesso e chi avendo in mente un preciso target di pubblico; c’è chi considera il proprio blog una sorta di diario personale e chi lo vive quasi come se fosse una testata giornalistica o una pubblicazione periodica, dedicandogli dunque tempo e risorse che vanno oltre la semplice passione e il mero passatempo; c’è chi investe nel proprio blog (tempo, energie, studio, idee e risorse) e chi invece più tranquillamente copia e incolla, al limite lievemente commenta, notizie varie di archeologia variamente reperite in rete o sui media tradizionali.

Il mondo dei blog – e degli autori di blog – di archeologia è, a dispetto di quello che si possa pensare, decisamente ampio, anche solo in una realtà piccola com’è quella italiana (se si guarda all’estero, ovviamente la situazione si amplia e si complica maggiormente).

blog archeologia

Per cercare di mettere ordine nella rete, volevo proporre ai blogger di archeologia che passano da queste parti se hanno voglia di rispondere ad alcune veloci e semplici domande, domande che credo si ponga ogni blogger quando affronta un nuovo post o fa manutenzione al proprio blog. Eccole qui, mi potete rispondere per commento o per e-mail, oppure ancora su twitter (@maraina81)

1) Perché scrivo un blog di archeologia?

2) Qual è il mio scopo? Fare informazione o fornire un’opinione?

3) Che taglio ha il mio blog? Mi occupo solo di archeologia? Solo del mio lavoro di archeologo? Guardo alle notizie di attualità, parlo di miei (e non solo miei) casi di studio e ricerche? Guardo al mondo intero o alla sola realtà italiana?

4) Come costruisco i miei post? Riporto semplicemente notizie di agenzia o prese dai media tradizionali o in rete oppure ho notizie fresche di prima mano da pubblicare? E qualunque sia il tipo di notizia che pubblico, è mia intenzione circostanziarla o contestualizzarla un minimo per renderla più appetibile ai lettori?

5) quanti visitatori (indicativamente) ha il mio blog? Studio le statistiche del mio blog per studiare il mio pubblico oppure non mi interessa?

6) mi preoccupo di utilizzare un linguaggio adeguato alle esigenze del mio pubblico?

7) utilizzo parole chiave per favorire l’indicizzazione su google e sui motori di ricerca? Mi interessa raggiungere il maggior numero di persone e riuscire magari ad avere dei lettori fissi?

8) Penso che un blog (e perché no? Il mio, magari..) possa essere uno strumento valido di comunicazione dell’archeologia o un luogo virtuale nel quale studiare pratiche per una metodologia della comunicazione archeologica al pubblico degli utenti della rete?

Queste sono solo alcune domande. Se vi va rispondetevi e rispondetemi. Sarei contenta se ne nascesse un dibattito bello e fecondo, stimolo per altre e più approfondite domande.

Alla prossima!