#uffiziArcheologia: le radici degli Uffizi, ovvero la Firenze nascosta che nessuno conosce

Con l’archeoblogtour #UffiziArcheologia siamo stati anche accompagnati a visitare in esclusiva l’area archeologica al di sotto della Chiesa di San Pier Scheraggio; meglio, ex-chiesa, che oggi è inglobata nel complesso degli Uffizi. Grazie a Cristiana Barandoni e Fabrizio Paolucci abbiamo potuto leggere un capitolo della storia antica di Firenze altrimenti dimenticato e ignoto ai più.

L'abside longobarda della chiesa sotto San Pier Scheraggio

L’abside longobarda della chiesa sotto San Pier Scheraggio

La storia archeologica di Firenze è complicata e legata ai lavori pubblici che in più occasioni hanno interessato a città nella sua storia più recente, ovvero da fine ‘800 ai primi anni ’80, dai grandi scavi per la realizzazione di Piazza Vittorio Emanuele, oggi Piazza della Repubblica, al grande cantiere di Piazza della Signoria (mai pubblicato del tutto), passando per gli scavi di Santa Reparata, sotto il Duomo, e davanti al Battistero, e ancora, in via del Proconsolo, lungo le mura, e da ultimo sotto Palazzo Vecchio, dove scavi recenti hanno portato in luce le strutture del teatro romano. E altri scavi nel corso dell’ultimo secolo e in anni recenti hanno dato tante informazioni sull’antica città romana di Florentia.

Firenze si è sviluppata su se stessa. Città a continuità di vita dall’età romana a noi, da un lato questa è stata la sua fortuna, perché si sono preservate, sotto la città che cresceva, si stratificava, diventava comune medievale, città signorile e capoluogo granducale, le vestigia della città romana del passato, almeno a livello di fondazione. In qualche caso il monumento ha condizionato lo sviluppo dell’urbanistica successiva, ed è il caso dell’area di via Torta, dove ancora oggi si intuisce la presenza dell’antico anfiteatro; altre volte sarebbe stato impossibile capire cosa vi fosse un tempo, ma per corsi e ricorsi storici un’area della città si è naturalmente riappropriata della sua naturale vocazione, ed è piazza della Repubblica, che un tempo era il foro di Florentia. In altri casi i ritrovamenti archeologici nascosti non stupiscono: è il caso di Santa Reparata, la prima cattedrale di Firenze, sotto il Duomo, o di un tratto di mura lungo via del Proconsolo, o ancora, della chiesa longobarda sotto San Pier Scheraggio.

Colonna affrescata all'interno di San Pier Scheraggio

Colonna affrescata all’interno di San Pier Scheraggio

Già bisognerebbe sapere cos’è San Pier Scheraggio. E sono sicura che molti fiorentini non la conoscono. San Pier Scheraggio è la chiesa in via della Ninna della quale voi individuate a mala pena qualche colonna sul lato esterno degli Uffizi. Da un lato della via si erge infatti Palazzo Vecchio, dall’altra si trova la Galleria degli Uffizi. Ebbene, gli Uffizi inglobano questa chiesa che oggi non è aperta, se non di rado, e che al suo interno ospita alcuni affreschi eccezionali, oltre all’Annunciazione del Botticelli. Il progetto di inglobare la chiesa risale fino al Vasari, progettista degli Uffizi.

Qui un tempo scorreva, a marcare la fine della città romana di Florentia, il torrente Scheraggio, che fu deviato nel XII secolo, ma del quale rimase il nome nella chiesa, San Pier Scheraggio, appunto. La chiesa era più ampia nel bassomedioevo, occupava anche una parte di via della Ninna, il cui nome si rifà alla ninnananna, ninnananna che una Madonna di scuola giottesca sembrava cantare al bambinGesù in grembo, e che era sita nella chiesa (oggi perduta). Ma la costruzione di Palazzo Vecchio, del palazzo comunale, sede del potere politico e civile, costrinse a una restrizione della chiesa nel XII secolo.

Il sancta sanctorum della chiesa romanica è il raddoppio dell'abside della preesistente chiesa longobarda

Il sancta sanctorum della chiesa romanica è il raddoppio dell’abside della preesistente chiesa longobarda

Ciò che non si sapeva, e che venne invece in luce negli anni ’20-’30 del Novecento è che San Pier Scheraggio non era un luogo di culto scelto a caso, ma sorgeva a sua volta su una chiesa di età longobarda, epoca di Liutprando, per la precisione (VI secolo d.C.) della quale non è rimasto molto, solo un’abside in muratura. Successivamente, in età romanica, quest’abside non fu distrutta, ma anzi fu raddoppiata, dando vita ad un ambiente sotterraneo circolare nel quale si aprivano nicchie per ospitare le sante reliquie. Era il Sancta Sanctorum della chiesa di San Piero. La chiesa poi si sviluppa nelle forme attuali, con colonne dipinte alle navate, fino ad essere inglobate negli Uffizi; in tempi recenti ha costituito dapprima l’accesso al museo, poi è divenuto deposito di lusso per alcune opere. Insomma, occupa oggi una parte marginale degli Uffizi.

Ma torniamo al sancta sanctorum della chiesa romanica, e ancora prima alla chiesa longobarda. Le sue strutture si appoggiavano sui resti di un’antica domus della quale si è conservato davvero ben poco, ma importante: porzioni di decorazioni parietali dipinte, cose che noi solitamente attribuiamo giusto a Pompei e a Roma, ma che dobbiamo invece immaginare come pratica consolidata nelle domus di tutto l’impero: gli affreschi ricordavano un giardino, un viridarium, come quello, molto più noto, della Villa di Livia a Prima Porta ricostruito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme.

frammento di pittura parietale con viridarium dalla domus romana sotto san Pier Scheraggio

frammento di pittura parietale con viridarium dalla domus romana sotto san Pier Scheraggio

Al di fuori della chiesa longobarda in tempi molto recenti è stato rinvenuto un vero e proprio cimitero (che ha fatto notizia, tra l’altro): sepolture veloci, disordinate, segno della necessità di seppellire tanti corpi nel più breve tempo possibile, indice, questo, di una probabile epidemia. Siamo fuori della città romana: le mura corrono appena al di là della chiesa, sul lato di Palazzo Vecchio, e appena fuori della città nel VI secolo si sviluppa dunque una necropoli di cui, col tempo, si perderà memoria. Così come della chiesa longobarda al di sotto di San Pier Scheraggio. Sotto gli Uffizi, dunque, fino all’Arno, si stendeva un cimitero.

Solo con gli scavi degli anni ’30 del Novecento viene in luce questa pagina di storia della città. Ma per forza di cose viene ricoperta e nuovamente dimenticata. Solo in anni recenti con gli scavi del teatro romano sotto Palazzo Vecchio (visitabili) si è ripensata la possibilità di un’apertura integrata degli scavi, per far percepire al visitatore interessato la complessità della stratificazione archeologica fiorentina, ma anche per riuscire a dare in 3D la sensazione di poter camminare in una Firenze veramente di altri tempi. E’ un’operazione molto difficile (e infatti ancora irrealizzata), e di difficile comunicazione, perché i resti archeologici da soli parlano poco e male. Ma la speranza è che, invece che dire “impossibile, non si può fare”, si studino delle soluzioni sostenibili sia in termini di fruizione che di comunicazione di un’area tanto piccola quanto significativa della città antica.

Immaginate infatti, in un solo colpo, di poter visitare nella stessa occasione il teatro romano con le sue successive modificazioni e stratificazioni (prima di diventare Palazzo Vecchio l’area divenne un quartiere abitativo con tanto di strade), la chiesa di Santa Reparata, che a sua volta sorgeva su un sistema di domus nell’area residenziale della città, nei pressi settentrionali delle mura (e che ebbe lunga vita, finché non fu letteralmente tagliata in due dalla decisione di costruire al di sopra l’attuale duomo) e infine la chiesa longobarda e poi romanica di San Pier Scheraggio. Segno di una città che, una volta terminata l’età romana, comunque sopravviveva e cresceva forte nel segno della fede cristiana.

Ricostruzione della Firenze romana (fonte: Firenzeonline)

Ripeto, non è facile riuscire a costruire un sistema del genere. Ma bisogna farlo, per voi. E perché altrimenti non ha senso che un gruppo di archeobloggers l’abbia visto in esclusiva per poi raccontarvelo. Raccontare non è lo stesso che vedere con i propri occhi. Mi auguro perciò che quello che oggi è solo un sogno, un’idea, possa al più presto essere realizzato, nel migliore dei modi.

Yelp e archeologia

Da un anno e mezzo faccio parte della community di Yelp Firenze. Per chi non sa cos’è Yelp, dirò semplicemente che trattasi di spazio virtuale dedicato principalmente alla recensione dei luoghi, dalle attività commerciali ai monumenti. Fin qui sarebbe una copia di Tripadvisor, ma con la differenza che con yelp si fanno anche e soprattutto i check-in nei luoghi in cui si va. Ah, allora è sulla falsa riga di Foursquare! No, perché qui su yelp si fanno i check-in, si recensiscono i luoghi ma, soprattutto, si entra a far parte di una community. Una community in carne ed ossa, però, che esce insieme la sera, va a provare locali nuovi, partecipa ad eventi organizzati apposta per gli iscritti, permette che i membri della community organizzino eventi. Questa pubblicità che ho fatto a Yelp non è fine a se stessa e non è sponsorizzata, ma è il necessario cappello introduttivo per contestualizzare ciò che io e altre 12 persone, membri della community di Yelp, abbiamo fatto domenica 18 gennaio, a Firenze, in un bel pomeriggio di sole. Nell’insieme delle attività che i singoli yelper propongono, ho buttato là come proposta, qualche tempo fa, una passeggiata nel centro di Firenze, sulle tracce della Firenze romana. Parlo di tracce, perché in effetti è decisamente poco quello che si può vedere, dato che Firenze si è evoluta su se stessa, da città romana a medievale a rinascimentale: i resti romani o sono stati distrutti o sono stati inglobati dalla città successiva, sicché si può solo immaginare come potesse essere l’antica Florentia.

yelp

Ho lanciato la mia proposta, quasi oziosamente, direi. Non avrei mai immaginato di suscitare tanto entusiasmo. Invece mi è stato chiesto di programmare e organizzare il giro, tutti curiosi com’erano di scoprire qualche curiosità sulla città in cui vivono.

Hanno aderito, community manager in testa, 12 persone. Target di età: intorno ai 30 anni, con l’eccezione di una famiglia con bambino di 8 anni. Titolo di studio: vario, ma per la maggior parte laureati, chi in architettura, chi in ingegneria.

Il tema del tour non era facile: non è semplice, infatti, mostrare e parlare di qualcosa che non c’è più. Ci vuole un sommo sforzo d’immaginazione e ignorando il livello di conoscenza di base del mio “pubblico” non ho potuto dare niente per scontato. Al tempo stesso avevo bisogno di non perdermi troppo in lunghe descrizioni e spiegazioni, perché era fondamentale mantenere alta l’attenzione.

Così ho agito in questo modo: ho organizzato una passeggiata che toccasse i punti fondamentali e preparato alcune slide di immagini e ricostruzioni per aiutare la comprensione della città romana. Siamo partiti da Piazza della Signoria, dopo un corroborante caffè, e qui ho fatto innanzitutto una presentazione generale del tour che avremmo fatto e del grande sforzo d’immaginazione che avrei richiesto. Poche parole sulla città romana, sulla continuità di vita, sugli scavi che sono stati condotti dall’800 a oggi, dopodiché ho cominciato a mettere alla prova la loro fantasia già in piazza della Signoria, raccontando delle domus al di sotto della piazza e al di sotto della chiesa di Santa Reparata, che a sua volta è al di sotto del Duomo di Firenze.

Poi siamo partiti per il tour. Abbiamo percorso lungo via del Proconsolo all’incirca l’antico tracciato delle mura e, quasi all’altezza del Museo del Bargello, di fronte, ci siamo fermati davanti alla vetrina di una boutique, al di sotto della quale il pavimento in vetro lascia intravvedere i resti di un tratto delle mura cittadine con tanto di torre circolare. Poco più giù la traccia di un’altra torre circolare è segnata sulla pavimentazione della strada e segnalata da un pannello: tutte cose cui nessuno, mai, fa caso. Un vero peccato.

Ma proseguiamo. Usciamo dalla cinta muraria per raggiungere l’anfiteatro romano, in zona Piazza Santa Croce. Anfiteatro? Non vedo nessun anfiteatro! Ma soprattutto cos’è un’anfiteatro? Arriviamo in via Torta, il cui nome già ci indica l’andamento della strada e dei palazzi medievali che affacciano su di essa. Ma se dal basso si nota solo che quest’area della città è piuttosto bizzarra, dall’alto è sorprendente vedere come l’incrocio e l’andamento delle vie determini proprio una forma ellittica: la forma dell’antico anfiteatro romano, che oggi non esiste più, se non nelle fondazioni dei palazzi medievali, che hanno preferito sfruttare le poderose strutture preesistenti, piuttosto che spianare tutto e ricostruire daccapo secondo l’impianto urbanistico della città medievale. L’anfiteatro ha decisamente stimolato i miei compagni di tour che, sfruttando appieno le potenzialità di Yelp, hanno fatto check-in presso l’Anfiteatro romano, sottolineando come questo “luogo” non esista più fisicamente, ma che senza di esso non esisterebbe via Torta e questo particolarissimo angolo di centro storico.

via torta firenze

Dall’alto si legge benissimo l’impianto ellittico dell’anfiteatro romano di Firenze

Siamo poi ritornati verso Piazza della Signoria, fermandoci davanti all’ingresso degli scavi di Palazzo Vecchio, che hanno portato in luce parte del teatro romano di Firenze, e che sono visitabili, ma in particolari condizioni e occasioni. E comunque di difficile lettura se non si è accompagnati da una guida che spieghi la successione delle murature, dei tagli e dei tratti di viabilità, nel passaggio dal monumento romano al quartiere medievale e alla costruzione di Palazzo Vecchio. Due cenni sugli scavi di Piazza della Signoria, mentre il bello deve ancora venire, e l’ho tenuto per ultimo: Piazza della Repubblica, che occupa lo spazio che a suo tempo fu il Foro della città romana. Di nuovo un grande sforzo di immaginazione, mostrando le ricostruzioni della piazza con il tempio capitolino incastrato sotto i portici oggi occupati dalla libreria Feltrinelli Red e spiegando la monumentale iscrizione sull’arco di fondo “L’antico centro della città da secolare squallore a vita nuova restituito“, che si riferisce proprio alla sua antica destinazione, poi divenuta nel medioevo sede del ghetto e del mercato del pesce e infine, in occasione di Firenze Capitale, ritornata ad essere piazza monumentale, questa volta in senso moderno, con lo sbancamento del quartiere medievale.

piazza della repubblica

L’arco di Piazza della Repubblica

La passeggiata “archeologica” si conclude qui. Iniziano quindi alcune considerazioni.

Il gruppo si è dimostrato davvero incuriosito e in qualche frangente pure divertito dalla possibilità di scoprire aspetti inconsueti della città in cui ciascuno di loro ha sempre vissuto e che però non conosce fino in fondo. Dai feedback che il tour ha ricevuto (attraverso le recensioni fatte dai partecipanti), molti hanno colto proprio l’aspetto del “questa me la rivendo” (ad esempio la posizione dell’anfiteatro e il tratto di mura visibile in via del Proconsolo), altri sono rimasti impressionati dal fatto che la città si sia sviluppata su se stessa, e che tracce di queste Firenze si siano formate una sopra l’altra in continuità. Dal mio punto di vista è stato bello vedere che tante volte basta davvero così poco per coinvolgere persone che con l’archeologia hanno davvero poca familiarità; la difficoltà di non avere resti monumentali davanti agli occhi è stata colta come una sfida ma, certo, mostrare delle ricostruzioni ha aiutato molto, anzi, è stato fondamentale. Per me è stato un utilissimo esercizio di comunicazione, perché ho dovuto tener conto di un particolare registro linguistico, ho dovuto ricorrere ad esempi e immagini familiari, ho dovuto sorvolare su molti aspetti e isolare quelli davvero importanti e al tempo stesso che più potessero fissarsi in mente. E’ un esercizio che noi archeologi calati ogni giorno nella nostra quotidianità dovremmo fare più spesso e il più possibile. Personalmente mi sono divertita, e sono convinta che se tra qualche tempo chiederò a questi ragazzi di venire a visitare anche il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, risponderanno di sì con entusiasmo. In ogni caso, vi farò sapere.

FIRENZE ROMANA si mostra ai suoi cittadini

Si sta svolgendo questa settimana, concludendosi domenica 28 febbraio 2010, la mostra descrittiva “Firenze romana“: la città romana, dal I secolo a.C. al V secolo d.C., viene illustrata attraverso 33 pannelli che ripercorrono la storia della città antica, la sua topografia con i principali monumenti rinvenuti e quelli verosimilmente individuati, le scoperte recenti.

La storia della “scoperta archeologica” di Firenze è per forza di cose legata all’archeologia urbana e/o preventiva: l’emergere di vestigia della città antica è sempre stata legata a situazioni contingenti, ai lavori pubblici, all’edilizia, dalla fine dell’Ottocento in avanti. Questo fa sì che non sia possibile avere nel centro storico, che ricalca la colonia fondata da Cesare, delle aree archeologiche a cielo aperto: i ritrovamenti sono stati per la maggior parte ricoperti, in qualche caso, ad esempio gli scavi di fine 800, prelevati e rimontati nel giardino del Museo Archeologico Nazionale, oppure, nei casi più recenti, lasciati a vista, come succede nel caso di un tratto delle mura di cinta venuto in luce in via del Proconsolo e lasciato a vista al di sotto del pavimento di una boutique (la quale ama definirsi “museum store“). L’unica possibilità per vedere tutta insieme, quindi, la città antica, è, più ancora che esibire in mostra dei reperti, affidarsi a pannelli esplicativi, alla portata di tutti per la chiarezza dei contenuti e al tempo stesso molto approfonditi nei testi, per dare un’immagine a 360° dell’antica Florentia.

Pannello dopo pannello scorrono davanti al visitatore i principali monumenti della città: dalla Porta Contra Aquilonem, porta settentrionale di accesso alla città, rinvenuta a fine 800 e il suo corrispettivo, la Porta Meridionale, all’angolo tra via Vacchereccia e via Por Santa Maria. Dall’una all’altra correva il cardine massimo. Nel punto di incontro tra cardine massimo e decumano massimo si apriva la piazza del foro, in corrispondenza dell’attuale piazza della Repubblica, dominata dal capitolium, del quale si sono documentate due fasi, l’una di età tardorepubblicana, l’altra di età adrianea, quando la città, integrata nel percorso della Via Cassia, divenne un centro importante nella regione. Come ogni città che si rispetti, Florentia era servita da un acquedotto del quale, ancora a metà ‘700 si potevano vedere alcune arcate. La costruzione della Fortezza da Basso le obliterò per sempre. E a proposito di acqua, a Florentia abbondavano le terme: le terme del capitolium, le terme di Piazza della Signoria e le terme di Capaccio, di cui è rimasta memoria nel toponimo di via delle Terme, sono i tre impianti termali, notevoli per dimensioni, della città (anche se le terme di Capaccio sono ormai fuori le mura). In piazza della Signoria, negli scavi dei primi anni ’80, venne in luce, oltre alle terme, una fullonica, un impianto di tintoria su scala industriale. Quanto all’edilizia privata, è da segnalare la grande domus venuta in luce al di sotto/accanto al Battistero di San Giovanni. E passiamo agli edifici da spettacolo: l’anfiteatro era localizzato fuori dalle mura, vicino a Santa Croce, esattamente al di sotto di quella serie di palazzi che hanno quello strano andamento curvo, totalmente in contrasto con il resto della viabilità cittadina; l’anomalia è presto spiegata: i palazzi medievali si impostano direttamente sui muri che costituivano l’ellisse dell’anfiteatro. Diversa sorte è capitata invece al teatro, che è stato totalmente obliterato, ma da un edificio di tutto rispetto: da Palazzo Vecchio; al di sotto di esso scavi archeologici ancora in corso stanno portando alla luce parti della cavea, con i suoi corridoi di accesso.  

Alcuni importanti pannelli, alla fine del percorso, sono dedicati alle recenti scoperte, scoperte di cui probabilmente nulla si saprebbe data la scarsa risonanza che gli scavi di archeologia urbana hanno sui media anche a livello locale. La realizzazione della tramvia, negli ultimi tempi, è stata l’occasione per interventi di archeologia preventiva che hanno portato in luce resti e testimonianze che vanno dalla Preistoria fino al V secolo d.C. Tra i tanti si segnalano le strutture relative ad un quartiere romano databile al II-III secolo d.C. in viale Nenni.

A completamento della mostra pannellistica, per chi vuole, c’è la possibilità di vedere alcuni documentari sull’archeologia della città. Inoltre è possibile acquistare la pubblicazione dei 33 pannelli: chi ha paura di ingurgitare troppe informazioni tutte insieme leggendoli in mostra può così rivederseli con calma a casa.

La mostra si svolge in un ambiente piuttosto intimo, fuori dai percorsi turistici: nella sede del Quartiere 5, in via Lambruschini 33. E’ una mostra dedicata innanzitutto ai fiorentini, come mi dice Ennio Pecchioni, Consigliere del Gruppo Archeologico Fiorentino che ha organizzato la mostra: “C’è richiesta da parte degli abitanti; vengono le scolaresche e in generale c’è una buona affluenza di pubblico. Non è la prima volta che il Gruppo Archeologico Fiorentino organizza eventi di questo tipo, e a marzo la mostra si replicherà.”

Il Gruppo Archeologico Fiorentino, mi racconta Pecchioni, nasce nel 1972, quando si decise di riunire insieme i vari gruppi archeologici operanti sul territorio. Già nel 1977 organizza una prima mostra su Firenze romana, mostra che replica altre volte nel corso degli anni. Nel 2005, invece, organizza visite guidate agli scavi archeologici del teatro sotto Palazzo Vecchio. Chiaramente non manca l’attività scientifica: è grazie al Gruppo Archeologico Fiorentino che viene redatta la Carta Archeologica di Fiesole, un utile strumento di conoscenza, e quindi di tutela, dei beni, non solo archeologici, che si trovano dislocati sul territorio. Un’importante realtà, quella del Gruppo Archeologico, una voce in grado di dialogare e di collaborare attivamente con le Istituzioni, la Soprintendenza per i Beni Archeologici, in vista di un fine comune: la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici e quindi la diffusione della conoscenza del passato della città.