“Patrimonio in prima linea. La Palestina. In ricordo di Michele piccirillo e Fabio Maniscalco”

In guerra tutto è permesso: anche distruggere i segni del passato di un popolo per annientarne l’identità e la coscienza di sé“.

Con queste parole ha avuto inizio sabato 4 aprile 2009 a Firenze, presso la Limonaia di Villa Strozzi, un incontro organizzato da Archeologia Viva dal titolo “Patrimonio in Prima Linea. La Palestina. In ricordo di Michele Piccirillo e Fabio Maniscalco“.

Occasione di incontro e di conoscenza, ma anche e soprattutto di ricordo di due eminenti personalità tutte italiane che hanno fatto dell’archeologia non solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Una missione di pace.

Si parla infatti di Fabio Maniscalco e di Padre Michele Piccirillo. Il primo, candidato al Nobel per la pace nel 2008, è morto di tumore, contratto per l’esposizione all’uranio impoverito, prima di poter sapere se avrebbe vinto o meno; il secondo, frate francescano sul Monte Nebo, in Giordania, si è spento, nuovamente a causa di tumore, pochi mesi fa, dopo aver consacrato l’intera vita alla ricerca delle tracce della cristianizzazione in Palestina e Giordania.

Entrambi consideravano l’archeologia e la salvaguardia di essa come un mezzo per non distruggere l’identità di un popolo. Uccidere la memoria storica del nemico è il primo passo per sottometterlo definitivamente. Così entrambi lottavano con i mezzi a loro disposizione, ovvero l’archeologia, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla gravità delle distruzioni ai danni dei Beni Culturali nelle situazioni di rischio, distruzioni che vanno ben oltre il singolo oggetto, ma che sono distruzioni “simboliche” della cultura della nazione colpita.

Non vengono rasi al suolo i monumenti, ma con essi anche la civiltà e la cultura che li ha prodotti, cancellando il passato di un popolo. E chi non ha passato, raramente ha valori per tenersi agganciato al presente.

Gli interventi della giornata, dedicati in particolare alla Palestina e quindi di grande attualità e richiamo per il pubblico, hanno avuto per filo conduttore la Palestina appunto e le due figure di Maniscalco e di Piccirillo che qui si incrociarono in vista di un fine comune.

Osama Hamdan, Università di Gerusalemme, ha presentato “Beni culturali in area di crisi: il caso palestinese” ponendo l’accento sulle difficoltà per la Palestina di salvaguardare il proprio patrimonio culturale, a causa della mancanza di strutture accademiche, di specialisti, ma anche di una strategia governativa e quindi di una legge che possa tutelare i Beni Culturali. Il tutto aggravato dall’emorragia di beni culturali sottratti illecitamente dal Paese per traffici clandestini e per furti su commissione. La situazione politica dell’area della Cisgiordania e dei contrasti con Israele di sicuro non aiuta la situazione, anzi è la causa prima dell’abbandono e dell’incuria cui i beni culturali sono sottomessi. Michele Piccirillo aveva a tal proposito più volte denunciato come la costruzione del Muro sia stata del tutto arbitraria e abbia rotto degli equilibri territoriali di relazioni tra siti archeologici e villaggi tradizionali.

Lorenzo Nigro, dell’Università La Sapienza, ha voluto invece portare una ventata di speranza, o meglio di aria fresca, parlando della ripresa degli scavi a Gerico, uno dei siti archeologici più importanti del mondo, dato che Gerico è la città più antica del mondo. Presentando Gerico egli ha posto l’accento sull’eccezionalità dell’importanza dell’area palestinese nella storia dell’umanità, cui contrasta, invece lo stato attuale di guerra che non aiuta né la ricerca né la tutela né tantomeno la valorizzazione di quest’area geografica.

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L’Oasi di Gerico vista dal Monte Nebo. Da qui la vedeva Padre Michele Piccirillo

Maria Rosaria Ruggiero Maniscalco ha presentato l’uomo, Fabio Maniscalco, capace con la sua sola vita di sensibilizzare il mondo intero sul problema dei Beni Culturali in aree di rischio. Questi, per i quali furono presi specifici accordi dagli Stati firmatari della Conferenza dell’Aja del 1954, sono puntualmente disattesi nelle aree di guerra. Maniscalco cominciò la sua attività nei Balcani, denunciando la situazione di forte degrado dei monumenti bosniaci all’indomani della Guerra in Jugoslavia. Fondò l’Osservatorio internazionale sui Beni culturali in area di Crisi e si distinse per essere riuscito ad apporre lo scudo bianco e blu a Nablus in Palestina come simbolo contro la distruzione dei Beni Culturali di quella regione e per sensibilizzare il popolo palestinese dell’importanza delle proprie testimonianze storiche. Nel volume “Word Heritage and war” egli dettò le linee guida per la tutela dei beni culturali in area di crisi, anche al fine di prevenire le archeomafie, ovvero quelle organizzazioni internazionali che come sciacalli si lanciano nelle aree di crisi per saccheggiare i beni culturali abbandonati a loro stessi.  

Uscirà a breve un libro fotografico, “Civiltà in trincea. Omaggio a Fabio Maniscalco“, reportage di immagini di guerra e distruzione scattate da Maniscalco ai beni culturali disastrati dai bombardamenti e dalle razzie.

Guido Vannini presenta l’altro protagonista della giornata, Padre Michel Piccirillo, uomo di chiesa nonché insigne archeologo che dalla sua sede nel monastero francescano del Monte Nebo, studiò per anni la cristianizzazione nel Medio Oriente. Il suo impegno scientifico ha fruttato notevoli studi, ma non gli ha impedito di impegnarsi in prima persona contro la distruzione dei Beni Culturali Palestinesi dei quali lui meglio di chiunque intuiva l’importanza. Vannini ha poi preso spunto per presentare la fortezza crociata di Shawbak, in Giordania, inserita in un sistema territoriale il cui fulcro doveva essere Petra, e alla quale sarà dedicata una mostra a Firenze a partire da giugno 2009.

A degna conclusione della giornata è stato poi proiettato il film “Tessere di pace in Medio Oriente“.

Ottimo l’intento dell’incontro, di grandissima attualità, sia nel richiamare alla mente del pubblico la Palestina e la sua situazione sotto un punto di vista diverso, sia per presentare due figure di archeologi un po’ fuori le righe e che hanno fatto a loro modo, con i mezzi di cui erano capaci, una grande operazione di pace.

Marina Lo Blundo

Memorie dal sottosuolo. Visite guidate a una Firenze inconsueta e sconosciuta.

ecco il testo di un mio articolo pubblicato su http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=4400&cat=Promozione-Valorizzaz.

 FIRENZE. Memorie dal sottosuolo. Visite guidate a una Firenze inconsueta e sconosciuta.

Era ormai da tempo che si sentiva l’esigenza di rendere finalmente pubbliche, e fruibili al pubblico, le scoperte archeologiche della Firenze romana. Uno per tutti, lo auspicava il compianto Riccardo Francovich sostenendo a gran voce che bisognava restituire l’antica Florentia ai suoi attuali cittadini, non svolgendo altro che quello che dovrebbe essere il compito primario dell’archeologia: oltre la ricerca, comunicare la scoperta.

Oggi un primo passo si sta compiendo nella direzione di rendere la Firenze romana accessibile a quanti sono intenzionati a conoscere l’aspetto della città antica. “Memorie dal sottosuolo”, una serie di visite guidate che si tengono ogni prima domenica del mese, da dicembre 2008 a giugno 2009, viene finalmente a colmare una lacuna, un vuoto nella conoscenza della storia della città.

Risultato: una Firenze così non si era mai vista. Una Firenze che per una volta non appare nella sua veste di culla del Rinascimento, ma che invece si presenta per come era alle origini: Florentia, colonia romana voluta da Cesare nel 59 a.C. ed effettivamente edificata tra il 30 e il 15 a.C. Di questa, che in età imperiale divenne una fiorente città, pochi conoscono le vicende, data l’importanza (anche mediatica) della sua fase rinascimentale.

Il primo di questi appuntamenti con Florentia, appuntamenti organizzati dall’Assessorato alla Cultura di Firenze in collaborazione con la Cooperativa Archeologia , si è svolto domenica 7 dicembre. I visitatori, cui è fornita bibliografia e materiale informativo utile per rielaborare con calma, per conto proprio, le informazioni che riceveranno, cominciano il loro percorso al museo storico-topografico “Firenze com’era” dove, dinanzi al plastico di Florentia, rappresentante la città sulla base delle scoperte archeologiche fatte nel corso del tempo, sono invitati a riconoscere e individuare i principali monumenti che saranno poi oggetto di visita virtuale e reale. Ecco che il museo diviene parte attiva della visita: non un mero contenitore di oggetti archeologici, ma punto di partenza per un viaggio nel tempo in cui quegli stessi oggetti archeologici trovano la loro contestualizzazione.

La visita prosegue nella città moderna, calcando le strade percorse ogni giorno dai turisti che visitano invece la Firenze rinascimentale. Si arriva in Piazza San Giovanni: qui mentre i turisti ammirano il Battistero e il Duomo di Santa Maria del Fiore, i visitatori di “Memorie dal sottosuolo” sono invitati a posizionare l’antico tracciato delle mura, la porta Contra Aquilonem e il cardine massimo che da essa partiva, e la bella domus il cui impluvium è conservato, insieme ad uno stipite della porta Contra Aquilonem, nel Cortile dei Florentini del Museo Archeologico di Firenze. Si scopre così che il centro della città rinascimentale coincide con la città romana e che nel corso del tempo gli assi viari principali si sono mantenuti pressoché inalterati. Si scopre quindi che l’ampia piazza della Repubblica un tempo era il Foro della città e che accanto al grosso arco che oggi la delimita sorgeva il Capitolium (di cui peraltro è rimasta traccia toponomastica nel nome della vicina Via del Campidoglio). Piazza della Signoria invece conserva al di sotto dell’attuale pavimentazione una spettacolare stratificazione archeologica completamente chiusa e sigillata e perciò tanto più preziosa. Gli scavi degli anni ’80 del Novecento hanno portato in luce un grande complesso termale e una fullonica dal carattere quasi industriale per le dimensioni che fa indurre la suggestiva ipotesi che già l’antica Florentia si distinguesse per la lavorazione dei tessuti.

Via del Proconsolo, dietro Palazzo Vecchio, nasconde nel manto stradale un indizio del passaggio delle mura al di sotto di essa: sull’asfalto è tracciata, proprio di fronte al museo del Bargello, l’impronta di una delle torri circolari che costellavano le mura: una traccia messa lì a disposizione di tutti ma che pochi in realtà notano o comprendono…ed ecco che la visita guidata serve ad interpretare e a leggere segni altrimenti incomprensibili o mai individuati.

Un’altra torre delle mura è a vista al di sotto di un pavimento in vetro all’interno di un palazzo che affaccia sempre su via del Proconsolo.

Di fronte, il ristorante “Le Murate” che occupa l’antica sede dell’Arte dei Giudici e Notai, sulle cui pareti si trovano, tra gli altri, i ritratti di Dante e Boccaccio, nasconde nel proprio piano interrato i resti di un edificio esterno alle mura del quale è rimasta una palificazione in legno perfettamente conservata.

Punto centrale e d’arrivo di tutta la visita, in questo viaggio nel tempo e in questo clima di scoperte, è la visita agli scavi tuttora in corso a Palazzo Vecchio, dove giorno dopo giorno emergono nuovi dati relativi al teatro romano, che qui sorgeva, alle sue fasi d’abbandono e di ripresa in età medievale, con la costruzione di edifici e di una strada, fino all’edificazione di Palazzo Vecchio che ha obliterato per sempre (o quasi) tutto quanto. Qui si può toccare con mano la complessa stratificazione dell’area di una città che ha avuto un’ininterrotta frequentazione dall’età romana ai giorni nostri. Non solo, ma qui il visitatore viene a contatto con quello che è nella realtà di tutti i giorni un cantiere archeologico in corso, e può così rendersi conto di cosa voglia dire fare il mestiere dell’archeologo.

Vero percorso di scoperta, “Memorie dal sottosuolo”  riesce nell’intento di rendere finalmente consapevoli i fiorentini della loro storia più antica. Chi conclude la visita ha la sensazione di essere venuto a parte di un segreto che pochi conoscono. L’obiettivo è però quello di rendere quanto più possibile pubbliche le scoperte, perché la conoscenza del proprio passato deve essere alla portata di tutti.

Finalmente si comincia a parlare di fruizione, musealizzazione e valorizzazione delle scoperte archeologiche fatte negli ultimi 20 anni e tuttora in corso. Un patrimonio, quello archeologico di Firenze, che finalmente comincia a destare interesse in una città in cui, dal punto di vista della valorizzazione dei Beni Culturali, conta soprattutto il Rinascimento.

Info: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO. Visite guidate a una Firenze inconsueta e sconosciuta. Visite guidate la prima domenica di ogni mese: 4 gennaio 2009 – 1 febbraio 2009 – 1 marzo 2009 – 5 aprile 2009 – 3 maggio 2009 – 7 giugno 2009. Orari: 10-11.30; 11-12.30; 12-13.30

Costo del biglietto: 7 euro

Prenotazioni presso il Museo dei Ragazzi di Firenze:

tel. 055 2768224, 055 2768558 – www.comune.firenze.it  

http://www.comune.firenze.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/hp_citta/sottosuolo.pdf                               

Marina Lo Blundo

15/12/2008

 

Articoli sullo stesso argomento, trattato di volta in volta secondo diverse prospettive, sono stati pubblicati anche su archeoblog

http://archeoblog.net/2008/memorie-dal-sottosuolo-visite-guidate-a-una-firenze-inconsueta-e-sconosciuta/

e su comunicarel’archeologia http://comunicarelarcheologia.megablog.it/item/una-firenze-cosi-non-l-avete-mai-vista/category/recensioni

 

L’argomento merita perché finalmente a Firenze viene dato risalto all’epoca romana e non più soltanto al Rinascimento. Una nuova prospettiva per conoscere la città.