Invasioni Digitali: la Soprintendenza Archeologia della Liguria alla Rovere

Anche quest’anno le Invasioni Digitali sono tornate a riattivare la cultura in Italia secondo la formula, vincente fin dal primo anno, di promuovere la conoscenza del proprio patrimonio “dal basso”, dalle comunità locali, dalla gente, quella che spesso vorrebbe avvicinarsi a luoghi chiusi, sbarrati, illeggibili. Fin dalla nascita seguo le Invasioni Digitali, fin dall’inizio ve ne ho parlato qui, ho fatto sì che in un’edizione venisse organizzata un’Invasione al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, poi ho guardato. E quest’anno ho visto una cosa che mi è piaciuta molto. Per due motivi.

Motivo numero Uno: è stata organizzata un’invasione nel mio borgo natìo

Motivo numero Due: l’ha organizzata, insieme ad molte altre invasioni, una Soprintendenza Archeologia. Esatto, una di quelle soprintendenze che avrà ancora vita breve ma che, evidentemente, non ha nessuna intenzione di tirare i remi in barca.

La Soprintendenza Archeologia della Liguria si è fatta promotrice di una serie di Invasioni in vari siti archeologici più o meno, ma soprattutto meno, noti della Liguria, proponendo un calendario variegato e un’offerta che va da est a ovest, o meglio da Levante a Ponente.

Le Invasioni sono state organizzate dai funzionari della Soprintendenza (Marcella Mancusi  e Neva Chiarenza) di concerto con la Digital Ambassador (così si chiamano i referenti delle Invasioni) della zona di Luni – La Spezia Angela Tanania, per quanto riguarda il Levante, e da Luigi Gambaro della Soprintendenza Archeologia per il Ponente insieme al Digital Ambassador Nicola Ferrarese (LiguriaInside).

Di tutto l’impegno che la Soprintendenza ha profuso nelle invasioni liguri parlerò più diffusamente in un articolo che pubblicherò presto su Archeostorie, il Magazine di Archeologia Pubblica; qui invece mi soffermo sull’aspetto più intimo delle Invasioni: la loro capacità di smuovere il cuore. Il mio in questo caso.

La mia vita si è sempre svolta, almeno fino ai 20 anni, all’ombra della Madonna della Rovere (san Bartolomeo al Mare, IM): santuario mariano al quale sono legati momenti importanti della mia vita e al quale mi sento molto legata, a prescindere da ogni questione religiosa. Accanto c’è la mia scuola elementare, sotto la quale all’inizio degli anni ’80 vennero in luce i resti della mansio romana che la Tabula Peutingeriana chiama Lucus Bormani, tappa lungo la Via Julia Augusta che nei dintorni ha lasciato un’altra traccia del suo passaggio: un cippo miliare nella frazione di Chiappa, nell’entroterra di San Bartolomeo al Mare. Non credo che aver imparato a leggere e scrivere sopra i resti romani sia responsabile delle mie scelte professionali da adulta, pur tuttavia sono legata anche a questo sito archeologico. Che pur non ho mai visitato, in quanto sempre chiuso, da che ne ho memoria. In effetti non è né facilmente accessibile, né di facile lettura: le poche strutture conservate hanno elevati davvero risibili, e in mezzo al sito sono comunque gettati i piloni che sorreggono la scuola (fu proprio per la costruzione della scuola che si scoprì la mansio). Mai visitata dunque. Né io né nessun altro.

Ma, potere delle Invasioni Digitali, proprio la mansio romana di San Bartolomeo al Mare, quel Lucus Bormani sempre sentito nominare, ma mai visto di persona, per un giorno è diventato accessibile. La Soprintendenza Archeologia ha aperto le chiavi del suo cancello e ha permesso ad una schiera eterogenea di Invasori di poter finalmente essere messi a conoscenza di un pezzo di storia che appartiene loro! Io non ho potuto partecipare, ma non volevo che in famiglia andasse perduta l’opportunità di avvicinarvisi, e ho iscritto alle Invasioni Digitali per il 30 aprile mia madre. La quale forse non è tanto digitale, ma ama sufficientemente la sua terra da capire l’importanza e il valore di quello che le stavo proponendo (partecipare al posto mio), e ha accettato con entusiasmo.

Un'immagine degli scavi sotto la scuola elementare di San Bartolomeo al Mare

Un’immagine degli scavi sotto la scuola elementare di San Bartolomeo al Mare

Il racconto che mi ha fatto, così minuzioso e appassionato, e le foto che mi ha mandato sono la dimostrazione migliore del fatto che la formula delle Invasioni Digitali funziona. Non solo perché apre le porte di luoghi altrimenti sbarrati, ma perché riesce a far dialogare anche più enti: l’invasione della Rovere ha impegnato infatti sia la Soprintendenza Archeologia, con il funzionario Gambaro che ha fatto da guida al sito, il Comune di San Bartolomeo, col sindaco che ha partecipato alla manifestazione, il Santuario, il cui preposto ha fatto da guida svelando storie e dettagli poco noti agli stessi parrocchiani. Ne è nato un racconto corale, nel quale i vari protagonisti si sono avvicendati per portare ai presenti la conoscenza del sito.

La copertura sui social (mia madre a parte) è stata buona: tra instagram, facebook e twitter ho visto parecchie immagini: vi posso assicurare che è difficile far parlare 4 sassi, ma a giudicare dai contenuti immessi in rete il messaggio dev’essere arrivato. Se cercate sia su twitter che su instagram il tag #sanbartolomeoalmare troverete tutte la immagini caricate dagli Invasori.

Per quanto riguarda me, ho vissuto l’Invasione alla Rovere per interposta persona, ma in pieno spirito di condivisione, tipico delle Invasioni Digitali, vi prometto, finalmente, dalle pagine di questo blog, un post archeologico, in cui racconterò anche a voi il sito del Lucus Bormani. Ma lo farò a modo mio: attraverso gli occhi della bambina che non ha mai potuto accedervi, attraverso gli occhi di mia madre che invece ha potuto farlo, e infine attraverso gli occhi dell’archeologa, Sennò che archeoblogger sarei? Chissà, potrei anche dedicare una storia su snapchat 😉

Stay tuned!

E Invasione (digitale) sia!

E’ con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio che per la prima volta nella mia vita ho organizzato qualcosa. Questo qualcosa è l’Invasione Digitale al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Invasione MAF

Vista la mia scarsa attitudine all’organizzazione – di me stessa in particolare, ma soprattutto di eventi – questo per me è un grande passo in avanti. Ma soprattutto è un passo avanti per il MAF ed è un passo avanti in una direzione che a me piace particolarmente, di compenetrazione tra attività del museo reale e attività “social” del museo. Perché le “Invasioni Digitali” nascono on line, proprio sui social. Non vi sto a raccontare un’altra volta ancora di che si tratta: trovate tutte le info al sito web delle Invasioni Digitali ed eventualmente ad un mio post dell’anno scorso dedicato proprio al fenomeno/boom delle Invasioni.

Proprio l’anno scorso, anche se avrei avuto una voglia matta di organizzare già un’invasione al MAF, avevo preferito soprassedere perché cose ben più grosse (per me) bollivano in pentola: stava per prendere vita, infatti, il blog di Archeotoscana e tutta l’impalcatura social della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Ma mi ero ripromessa che alla prima occasione utile anch’io mi sarei cimentata nell’impresa.

L’invasione al MAF del 3 maggio sarà una cosa molto semplice, ma non per questo meno efficace: si inizierà alle 10.30 con una visita guidata del nostro splendido giardino, che ancora in troppo pochi conoscono, nonostante ultimamente sia stato aperto in più occasioni e pubblicizzato sui vari canali social, più una visita ai capolavori del museo: Minerva, Chimera e Vaso François. Il resto del museo, in particolare il Museo Egizio, è poi a libera disposizione degli invasori (e chi non vorrebbe farsi un #selfie con una mummia?).

Questo il link all’invasione, dal quale si arriva all’evento da prenotare necessariamente su Eventbrite:

http://www.invasionidigitali.it/it/invasionedigitale/invadiamo-il-museo-archeologico-nazionale-di-firenze

Cari invasori, vi aspettiamo!

#invasionidigitali

Si sono mosse nell’ombra per tutto marzo. Giorno dopo giorno Fabrizio Todisco, l’ideatore, in collaborazione con la Rete di travel blogger italiani di #iofacciorete, Officina turistica, Instagramers e l’Associazione Nazionale Piccoli Musei ha coinvolto bloggers, instagramers, twitteri di tutta Italia per creare, nella settimana dal 20 al 28 aprile, una serie di eventi in cui possano coniugarsi la cultura e la socialità, rivolti alla diffusione e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale italiano attraverso l’utilizzo di internet e dei social media. E così le invasioni digitali sono state lanciate.

#invasionidigitali, invasioni digitali, musei e social media

L’obiettivo è quello di diffondere la cultura dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione, diffusione e fruizione del nostro patrimonio culturale. Tutti sono chiamati in prima persona a organizzare un’invasione o partecipare ad essa, in un luogo di cultura su suolo italiano, che si tratti di musei, parchi, aree archeologiche, pinacoteche e monumenti.

Non credo che la scelta del 20-28 aprile sia casuale: gli scorsi anni in questa settimana si svolgeva la Settimana della Cultura promossa dal MiBAC, che quest’anno non si terrà, o quantomeno è stata rimandata. Ancora meglio, allora: è la cittadinanza attiva che si prende i propri spazi, spazi che le appartengono, perché il Patrimonio Culturale è di tutti e la sua conoscenza e condivisione è presupposto necessario per il suo riconoscimento da parte della comunità.

Abbiamo dunque alcuni dati importanti di cui tenere conto:

1) le #invasionidigitali partono dal basso, da un’idea di una persona che conosce altre persone che fanno rete con altre persone ancora, che a loro volta diffondono la notizia e spargono la voce, in perfetto clima 2.0

2) il carattere “social” dell’iniziativa e il suo formarsi e diffondersi principalmente tra il pubblico della rete fa sì che le #invasionidigitali saranno partecipate principalmente da una categoria di utenti della cultura che non è attratta dall’idea di museo come contenitore chiuso e immobile, immagine che danno di sé ancora troppi musei italiani.

3) musei&Co. hanno tutto da guadagnare da un evento di questo tipo, proprio perché possono aprire le loro porte ad un pubblico diverso, interessato in quanto partecipativo. E’ l’idea stessa di fruizione della cultura che cambia, in quanto cambiano i termini della questione: non è tanto il museo che offre il suo “prodotto”, quanto il pubblico che decide come prenderlo e come usufruirne. Il museo può avere tanto da imparare da un evento del genere. Ho già scritto altrove a proposito di Instagram che se i musei/mostre/fondazioni/parchi/aree_archeologiche/giardini/ville/devo_andare_avanti?/ecc si fanno furbi riescono ad attirare una fetta di pubblico che rischierebbe di non essere altrimenti attratta… Non solo, ma è lo stesso pubblico che lo chiede: fin da quando, nel corso della visita al museo, i visitatori chiedono informazioni agli assistenti alla vigilanza, o commentano con essi l’allestimento o simili, ciò che li spinge è un’inedita volontà di stabilire una forma di relazione con la “vita” stessa degli istituti museali (non sono io che lo dico, ma Ludovico Solima come risultato dell’ultimo sondaggio che ha condotto sul pubblico dei musei statali: “Il museo in ascolto“). Fruizione come partecipazione e partecipazione come condivisione. Come avrei voluto dire l’altro giorno al mio capo: è il web 2.0, bellezza!

A tal proposito sarebbe bello, e qui mi rivolgo sia a Fabrizio Todisco che a Caterina Pisu, sua partner in quest’impresa, se si potessero raccogliere delle statistiche sui partecipanti, trasformare questa settimana di eventi in un’occasione di studio sociologico: chi ha accolto con entusiasmo le invasioni, chi ha partecipato, come ha partecipato, se avrebbe visitato ugualmente un museo tra 25 aprile e 1 maggio (per dire…).

Rimando al sito web delle #invasionidigitali per il manifesto, che invito a sottoscrivere, e per controllare le invasioni che nel frattempo si stanno organizzando da più parti d’Italia.

La cultura è di tutti: partecipa anche tu” era lo slogan della Settimana della Cultura del MiBAC. Quest’anno, che il MiBAC si è tirato da parte, lo slogan è diventato un imperativo. Il messaggio di partenza è stato recepito. E questo non può che essere un segnale positivo.

Infine, e qui chiudo, ringrazio Caterina Pisu che mi ha invitato a partecipare all’iniziativa. Sono stata un po’ in disparte, per la verità, e non so se riuscirò ad organizzare anche io la mia invasione. Ma farò quello che so fare meglio: ne parlerò, spargerò la voce, seguirò il nascere degli eventi e il loro sviluppo con attenzione e interesse. Mi piace il progetto, mi piace l’idea che vi è dietro e la volontà che la spinge. E non starò solo a guardare.