#PARLIAMODARTE: perché il modello di Palazzo Strozzi funziona

Giovedì 27 ho partecipato, insieme a una decina di altre blogger di Firenze, ad una serata appositamente organizzata per noi da Palazzo Strozzi: Parliamo d’Arte. Palazzo Strozzi, ogni 3° giovedì del mese, organizza la sera un incontro per piccoli gruppi di persone: tutti armati di sgabello, ci si ferma in semicerchio davanti ad un’opera della mostra (ora è in corso “La primavera del Rinascimento“) e, semplicemente, la si guarda, la si osserva. Dopodiché ognuno dice quello che ne pensa, cosa trasmette, quali impressioni suscita, cosa immediatamente salta agli occhi. Non ci sono risposte sbagliate, ma le risposte personalissime degli osservatori. Raccolte le quali, l’opera viene spiegata, inquadrata nel contesto storico artistico e culturale, quindi si passa all’opera successiva.

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Parliamo d’arte è una delle offerte didattiche che Palazzo Strozzi propone al suo pubblico. Un’offerta ampia, che spazia dalle attività per famiglie ai singoli, ai bambini, agli adulti. Già solo per questo chi si occupa di musei dovrebbe guardare a Palazzo Strozzi e prendere spunto. Perché non c’è solo la mostra, ma c’è tutto un potenziale di attività collaterali per approfondire, per vivere la visita come una vera e propria esperienza.

C’è poi un altro motivo per cui bisogna guardare a Palazzo Strozzi: il fatto è che Palazzo Strozzi sperimenta; sperimenta nuove forme di comunicazione e di linguaggi per parlare al pubblico; sperimenta nuovi canali. Punta sui social: ha una pagina facebook che funziona molto bene, con quasi 7000 like che consentono di raggiungere un altissimo numero di contatti; è su twitter; cerca contatti, non lascia che siano gli altri a trovarlo. E per questo ha organizzato una serata blogger, per promuovere attraverso il canale 2.0 la propria attività. Lo scopo è uno: raggiungere quella fetta di pubblico che frequenta meno i musei, ovvero i giovani, coloro che però, al contrario, sono i più attivi sui social network e che hanno più dimestichezza con l’informazione online che con il depliant. E’ questo il pubblico da attirare; è questo il pubblico su cui tutti i musei devono contare. E’ questo il pubblico con cui bisogna fidelizzare. Da qui scatta l’invito ai blogger. Qui trovate il muio resoconto (sono stata contattata per il mio blog di viaggi, ma data la mia schizofrenia blogghereccia mi sono rivenduta subito come blogger “archeologico/culturale”), per cui non sto a ripetermi. Mi piace sottolineare, però, che a Palazzo Strozzi c’è un servizio didattico che funziona e un servizio social media che funziona, e i due servizi riescono a lavorare, a comunicare tra loro e verso l’esterno. Nessuno nasce imparato, ma per sviluppare la parte social si sono affidati alla consulenza di una vera esperta, Alexandra Korey, ed ora sono in grado di reggersi da soli. Vi sembra normale? A me sembra meraviglioso!

Palazzo Strozzi è una fucina di idee, è attiva nel mondo reale e nel mondo virtuale. Giovedì sera ha raccolto intorno a sé blogger fiorentine del calibro di Melissa Pignatelli, Anna D’amico e Valentina Dainelli, ognuna un’autorità nel suo settore, tutte donne che, ciascuna per il suo specifico, fanno rete. E con loro si commenta che ormai il mondo della comunicazione/condivisione in cui viviamo è una rivoluzione pari a quella dell’invenzione della stampa di Gutemberg (Melissa Pignatelli l’aveva già detto in un’altra occasione, parlando di social media per la cultura). Come all’epoca ci sarà stato qualcuno che, nonostante la forte innovazione, continuava a preferire il lungo e paziente lavoro di copiatura a mano dei codici, così oggi sono ancora molti, troppi, coloro che non solo non conoscono, ma addirittura osteggiano l’uso dei social in campo culturale. E che, cosa ancora più grave, occupano posizioni (istituzionali, di comando) dalle quali riescono a bloccare il rinnovamento. Bisogna cambiare mentalità. Non basta che esistano poche isole felici, ma è necessario che esse diventino un faro che illumini la via a chi ha bisogno di essere indirizzato. Avviso ai naviganti: Palazzo Strozzi è senz’altro una di queste isole felici, un potenziale faro cui guardare.