#bronzifirenze: Il primo blogtour per archeoblogger

Sono molto contenta di essere stata coinvolta nell’organizzazione e realizzazione del primo blogtour per archeoblogger che sia mai stato pensato per la blogosfera archeologica italiana. L’iniziativa è partita da Palazzo Strozzi, che nelle persone di Giulia Sabbatini e Benedetta Scarpelli ha voluto coinvolgere me e la mia collega Silvia Bolognesi in quanto blogger di Archeotoscana, il museumblog della ormai Soprintendenza Archeologia della Toscana, per organizzare un evento dedicato agli archeoblogger per far scoprire loro le mostre attualmente in corso a Firenze a Palazzo Strozzi e al Museo Archeologico Nazionale, “Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico” e “Piccoli Grandi Bronzi“: due facce diverse, in grande e in piccolo, della stessa medaglia, che è ben riassunta nell’ashtag #bronziFirenze, con il quale entrambe le mostre vengono descritte fin dalla loro apertura lo scorso marzo. Le due mostre hanno infatti per oggetto la scultura in bronzo di età ellenistica: Palazzo Strozzi, con un taglio decisamente più spettacolare e di forte richiamo mediatico, ha puntato sulla scultura di grandi dimensioni, mentre il MAF (che a Palazzo Strozzi ha prestato 4 dei suoi “Grandi Bronzi”: l’Arringatore, la Minerva di Arezzo, la Testa di Cavallo Medici-Riccardi appositamente restaurata e l’Idolino di Pesaro) si è dedicato alla scultura in bronzo di piccole dimensioni, che però altro non è che uno strumento, per gli studiosi di arte antica, per risalire alle iconografie e ai modelli di sculture in bronzo di grandi dimensioni. Si pone dunque il problema della copia, dell’originale e del modello, delle varianti iconografiche, ma anche e soprattutto del collezionismo, perché le piccole sculture in mostra al MAF appartengono tutte alla vastissima collezione medicea e lorenese di antichità etrusche, greche e romane.

Che Palazzo Strozzi sia attento all’aspetto della comunicazione non è una novità: già in passato ha dato prova anzi di voler promuovere le proprie iniziative ed attività attraverso gli strumenti che il web 2.0 e i social consentono: aderì alla prima edizione delle Invasioni Digitali e, qualche tempo dopo, organizzò un’attività specifica per blogger fiorentini. L’evento per gli archeoblogger si inserisce dunque in questa serie ed è giustificato dal tema della mostra, l’arte antica, intimamente legata con l’archeologia dato che buona parte delle sculture esposte provengono da ritrovamenti archeologici talora fortuiti, come il Generale Romano rinvenuto nel mare di Brindisi.

Così #bronziFirenze è stato l’ashtag utilizzato lo scorso 30 aprile in occasione del blogtour, che ha visto riuniti insieme alcuni blogger di archeologia italiani. Alcuni, anzi la maggior parte, sono anche tra gli autori di Archeostorie, il Manuale non convenzionale di archeologia vissuta di cui vi ho parlato nello scorso post.

Ognuno di essi ha osservato le mostre dal proprio punto di vista: chi più interessato agli aspetti museografici, chi alla comunicazione e all’accessibilità, chi a particolari tipologie di opere esposte. I blogger presenti hanno vissuto l’esperienza del blogtour vivendolo alla luce della propria personalissima sensibilità e formazione. Gli archeologi non sono tutti uguali, ognuno ha la propria specializzazione. E gli archeoblogger, che sono archeologi al pari degli altri (anzi, con un interesse per la comunicazione particolarmente sviluppato), hanno anch’essi ciascuno la propria specializzazione, seguono le proprie naturali inclinazioni ed esprimono la propria personalità attraverso i post che pubblicano in rete. Leggere i loro post sull’evento è senz’altro interessante per vedere attraverso i loro occhi le due mostre, ma anche per capire, prendendoli tutti insieme, quanto vasti possano essere gli interessi e gli sguardi degli archeologi, quanto tutti insieme riescano a costruire un racconto corale.

Intanto un assaggio di questa pluralità di voci e di sguardi si può cogliere scorrendo lo storify dell’evento. Dopodiché ci sono i post: e vi propongo intanto quelli che sono già stati pubblicati:

Archeotoscanahttps://archeotoscana.wordpress.com/2015/05/06/gli-archeoblogger-a-firenze/

Archeokidshttp://archeokids.tumblr.com/post/119264622399/che-cosa-ci-fanno-un-falsario-un-collezionista-e

Professione Archeologohttp://www.professionearcheologo.it/bronzifirenze-impressioni-di-una-archeoblogger/

Liberarcheologiahttp://liberarcheologia.altervista.org/bronzo-e-non-solo/

DjedMeduhttps://djedmedu.wordpress.com/2015/05/07/legitto-di-provincia-i-bronzi-ellenistici-di-palazzo-strozzi-e-del-museo-archeologico-nazionale-di-firenze/

Un blogtour dedicato ad una categoria speciale di blogger automaticamente riconosce quella categoria di blogger! Dunque l’evento di Firenze è tanto più importante in quanto finalmente si parla di archeoblogger che partecipano ad eventi appositamente creati per loro. Finalmente si comincia a vedere un po’ di quella “notorietà di ritorno” che molti blog di vario tipo acquisiscono nel momento in cui si parla di loro anche al di fuori della rete. Il fatto che il Direttore di Palazzo Strozzi sia venuto appositamente a salutarci implica che è riconosciuto il valore degli archeoblogger come comunicatori culturali al pari dei giornalisti e anzi, con una marcia in più: la competenza in materia.

Non posso far altro che augurarvi buona lettura dei post che vi ho linkato. E arrivederci al prossimo archeoblogtour!

Alla fine dell'evento, alcuni archeoblogger posano con la Chimera al MAF

Alla fine dell’evento, alcuni archeoblogger posano con la Chimera al MAF: sono Francesco RIpanti, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate.

#PARLIAMODARTE: perché il modello di Palazzo Strozzi funziona

Giovedì 27 ho partecipato, insieme a una decina di altre blogger di Firenze, ad una serata appositamente organizzata per noi da Palazzo Strozzi: Parliamo d’Arte. Palazzo Strozzi, ogni 3° giovedì del mese, organizza la sera un incontro per piccoli gruppi di persone: tutti armati di sgabello, ci si ferma in semicerchio davanti ad un’opera della mostra (ora è in corso “La primavera del Rinascimento“) e, semplicemente, la si guarda, la si osserva. Dopodiché ognuno dice quello che ne pensa, cosa trasmette, quali impressioni suscita, cosa immediatamente salta agli occhi. Non ci sono risposte sbagliate, ma le risposte personalissime degli osservatori. Raccolte le quali, l’opera viene spiegata, inquadrata nel contesto storico artistico e culturale, quindi si passa all’opera successiva.

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Parliamo d’arte è una delle offerte didattiche che Palazzo Strozzi propone al suo pubblico. Un’offerta ampia, che spazia dalle attività per famiglie ai singoli, ai bambini, agli adulti. Già solo per questo chi si occupa di musei dovrebbe guardare a Palazzo Strozzi e prendere spunto. Perché non c’è solo la mostra, ma c’è tutto un potenziale di attività collaterali per approfondire, per vivere la visita come una vera e propria esperienza.

C’è poi un altro motivo per cui bisogna guardare a Palazzo Strozzi: il fatto è che Palazzo Strozzi sperimenta; sperimenta nuove forme di comunicazione e di linguaggi per parlare al pubblico; sperimenta nuovi canali. Punta sui social: ha una pagina facebook che funziona molto bene, con quasi 7000 like che consentono di raggiungere un altissimo numero di contatti; è su twitter; cerca contatti, non lascia che siano gli altri a trovarlo. E per questo ha organizzato una serata blogger, per promuovere attraverso il canale 2.0 la propria attività. Lo scopo è uno: raggiungere quella fetta di pubblico che frequenta meno i musei, ovvero i giovani, coloro che però, al contrario, sono i più attivi sui social network e che hanno più dimestichezza con l’informazione online che con il depliant. E’ questo il pubblico da attirare; è questo il pubblico su cui tutti i musei devono contare. E’ questo il pubblico con cui bisogna fidelizzare. Da qui scatta l’invito ai blogger. Qui trovate il muio resoconto (sono stata contattata per il mio blog di viaggi, ma data la mia schizofrenia blogghereccia mi sono rivenduta subito come blogger “archeologico/culturale”), per cui non sto a ripetermi. Mi piace sottolineare, però, che a Palazzo Strozzi c’è un servizio didattico che funziona e un servizio social media che funziona, e i due servizi riescono a lavorare, a comunicare tra loro e verso l’esterno. Nessuno nasce imparato, ma per sviluppare la parte social si sono affidati alla consulenza di una vera esperta, Alexandra Korey, ed ora sono in grado di reggersi da soli. Vi sembra normale? A me sembra meraviglioso!

Palazzo Strozzi è una fucina di idee, è attiva nel mondo reale e nel mondo virtuale. Giovedì sera ha raccolto intorno a sé blogger fiorentine del calibro di Melissa Pignatelli, Anna D’amico e Valentina Dainelli, ognuna un’autorità nel suo settore, tutte donne che, ciascuna per il suo specifico, fanno rete. E con loro si commenta che ormai il mondo della comunicazione/condivisione in cui viviamo è una rivoluzione pari a quella dell’invenzione della stampa di Gutemberg (Melissa Pignatelli l’aveva già detto in un’altra occasione, parlando di social media per la cultura). Come all’epoca ci sarà stato qualcuno che, nonostante la forte innovazione, continuava a preferire il lungo e paziente lavoro di copiatura a mano dei codici, così oggi sono ancora molti, troppi, coloro che non solo non conoscono, ma addirittura osteggiano l’uso dei social in campo culturale. E che, cosa ancora più grave, occupano posizioni (istituzionali, di comando) dalle quali riescono a bloccare il rinnovamento. Bisogna cambiare mentalità. Non basta che esistano poche isole felici, ma è necessario che esse diventino un faro che illumini la via a chi ha bisogno di essere indirizzato. Avviso ai naviganti: Palazzo Strozzi è senz’altro una di queste isole felici, un potenziale faro cui guardare.