#Bellichessiàmo: le opere d’arte twittano. Ed è moda (ed è divertente).

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In principio erano i Bronzi di Riace.

Bronzo A e Bronzo B, o meglio @a_bronzo e @bronzoB, alla vigilia della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, a novembre, si mettevano a cinguettare e lo facevano in modo alquanto bizzarro: facevano ridere, facevano battute su battute, ironizzavano su se stessi, in un botta e risposta di tweet che coinvolgeva pian piano coloro che iniziavano ad accorgersi di loro. Anch’io, appena ho iniziato a seguirli, entrata nel clima, ho cercato di farmi invitare a cena: ero sola a Paestum quella sera, hai visto mai… 😉 Poco tempo dopo si è scoperto l’arcano: guarda caso il ministro Massimo Bray ha cominciato a portare avanti una battaglia non solo mediatica per riportare i Bronzi a casa, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dal quale mancavano da troppo tempo. Tanti temi caldi tutti insieme: un tesoro culturale di inestimabile valore, quale sono i Bronzi, appunto, un museo che aspettava di riaprire in una terra, la punta della Calabria, che non riesce ad inserirsi in percorsi di turismo culturale decenti, quindi la problematica del turismo sostenibile, problema del Sud Italia ma non solo, problema che hanno tutte le realtà che non sono in grado di fare una politica territoriale adeguata, problema che anche la Borsa di Paestum ha tirato fuori. I Bronzi su twitter hanno dato il loro contributo alla causa: l’hanno fatto con simpatia, attirando l’attenzione su di sé, su Reggio Calabria, sulle problematiche del restauro e della valorizzazione del territorio. Hanno promosso se stessi e così facendo hanno promosso e stanno promuovendo il museo che li ospita.

Poi è arrivata Paolina Borghese, pardon, @Paolina_BB, la quale, dalla sua bella dormeuse a Galleria Borghese twitta in un romanaccio coatto che fa piegare e che stride terribilmente con l’immagine di nudo perfetto, da dea classica, che Canova le conferì. E’ proprio questo il suo bello, però: è un vero personaggio, con una sua identità, che twitta, ritwitta, instaura relazioni e conversazioni, si fidanza con @a_bronzo ed è gelosa, ma al tempo stesso promuove le iniziative museali e culturali che la riguardano o che riguardano tutta Italia.

Da lì in avanti è stato tutto un fiorire di personaggi storici, opere d’arte, addirittura fossili, che hanno cominciato a twittare per promuovere se stessi e soprattutto il museo che li ospita e il contesto che rappresentano. Una vera operazione di comunicazione culturale, un po’ sui generis se vogliamo, ma perfettamente in linea con lo spirito leggero di twitter. Nasce @Cirosauro, ovvero Ciro, il baby dinosauro di 110 milioni di anni rinvenuto a Pietraroja (Benevento) e che aspira a “diventare la mascotte della bellezza del patrimonio culturale italiano”, quindi arriva, tra fiamme e ruggiti, la Chimera di Arezzo, @Chimera_MAF, che contribuisce con i suoi tweet a promuovere il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, presente peraltro su twitter con un suo account, @MAF_Firenze; sono i due aspetti diversi della comunicazione: l’uno, quello ufficiale, più serio, l’altro più farlocco, giocato su questo mostro mitologico che viene dipinto come una gattona coccolosa che vuole tanti croccantini…  Ma su Chimera ci torniamo…

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Poi è stata la volta di Lucio Vero, @LVero_Marengo, busto in argento dal Tesoro di Marengo, custodito al Museo di Antichità di Torino (anch’esso su twitter: @museoarcheTo) e a seguire, sempre da Torino, @il_Sileno, ovvero la statua in bronzo di Sileno Inginocchiato dalla città romana di Industria. Infine è arrivata @CarolCarditello, Carolina d’Asburgo, regina di Napoli che viveva nella Reggia di Carditello, recentemente tornata alla notorietà grazie all’interesse rivoltole dal ministro Bray, ispiratore inconsapevole di tutto questo movimento su twitter.

Questa nuova tendenza non è un’invenzione italiana, va detto: all’estero già da tempo esistono personaggi parlanti che fanno comunicazione per conto del proprio museo: un esempio è il sarcofago egizio di @Djehutymose che twitta dal @KelseyMuseum nel Michigan, ma altri se ne trovano, saltellando di tweet in tweet.

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Chi c’è dietro questi account? Dietro i Bronzi di Riace non lo so, sicuramente però qualcuno molto vicino ad essi, talmente vicino da poterne seguire le ultime operazioni di restauro e il trasporto al Museo di Reggio Calabria. Ma dietro gli altri si nascondono gli assistenti alla vigilanza dei musei di pertinenza delle opere. E non credo di sbagliare affermando che sono tutte donne! Insieme siamo una bella squadra, ci divertiamo e, mi sembra, divertiamo anche chi ci segue, interagendo quando possibile per creare conversazioni al limite del surreale, ma che generano allegria e interesse. Ormai l’avrete capito, dietro l’account della Chimera ci sono io, ma voglio sottolineare che l’idea non è stata mia, e che la principale attrice è Silvia Bolognesi, l’altra mia collega che con me si occupa dell’account @MAF_Firenze, nonché del blog di Archeotoscana, e che su twitter si nasconde dietro @fancyhollow. Come lavoriamo? E’ semplice: cerchiamo stimoli, cerchiamo la trovata divertente o promozionale, cerchiamo l’interazione con gli altri personaggi e con gli utenti che ci seguono. Inutile dire che bisogna avere inventiva, quel pizzico di umorismo che male non fa, spirito di osservazione e soprattutto conoscere per bene l’opera, il suo contesto, il suo museo, tutto quello che le ruota intorno. Altrimenti sono buoni tutti a interpretare un personaggio mitologico senza capo né coda. Invece il bello è proprio questo: mentre si twittano stupidaggini su croccantini e ciotole vecchie, l’occasione per buttare lì qualche notizia vera non manca, ed è lì, nascosta in quei 140 caratteri, che passa l’informazione culturale.

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Per ora, noi che siamo dietro la Chimera certo ci divertiamo molto, anche perché sembra poi che ci sia un ritorno, come se gli altri utenti in qualche modo si affezionassero a noi. Volete un esempio? Ecco qua:

Screenshot_2014-01-21-17-10-43-1Francamente non so se questo sia il più efficace dei modi di comunicazione culturale che si possono fare tramite twitter, anzi non credo. Ma male non fa, ed è un modo come un altro per sperimentare le infinite vie che un mezzo come twitter offre. D’altronde siamo tutti degli sperimentatori e ogni giorno, ogni nuovo post è un esperimento, una ricerca delle parole giuste e uno studio degli effetti che avrà sui followers. E se con anche uno solo dei nostri tweet avremo attirato qualcuno in museo, sarà stato già un gran risultato. Perché lo scopo, non dimentichiamolo, è quello…

#presadiretta: la cultura va a fondo e gli italiani twittano

Puntata di quelle che non si dimenticano quella di ieri sera, domenica 26 febbraio 2012, di Presa Diretta, la trasmissione di RaiTre che ha la straordinaria capacità di cantare fuori dal coro e di far indignare ogni volta il suo pubblico, qualunque sia il tema che affronta. Ieri toccava alla Cultura, intesa non tanto come patrimonio, quanto piuttosto come persone che cercano di curare e di far vivere quel patrimonio nonostante tutto. Nonostante i tagli, che ogni volta falciano e falcidiano i budget dei vari Istituti Culturali (in questo caso pubblici), nonostante gli sprechi di denaro in progetti inutili e infattibili, come il portale di CulturaItalia, o il Palazzo del Cinema di Venezia, la cui costruzione è stata bloccata dal rinvenimento di amianto (bada bene, per una volta non di emergenze archeologiche!) al momento delle prime escavazioni.

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Non so quanti Italiani abbiano seguito ieri sera Presa Diretta. Però so quanti l’hanno commentata su Twitter. Già, perché secondo un fenomeno sempre più diffuso, è ora abitudine comune degli italiani davanti alla TV commentare in tempo reale ciò che il #serviziopubblico ci propina. Succedeva una settimana fa per il Festival di Sanremo (per il quale ben altro era il tipo di indignazione), è successo ieri sera per Presa Diretta.

È interessante seguire una trasmissione TV, soprattutto di questo tipo, su Twitter: ti rendi conto innanzitutto del pubblico che la guarda e che è interessato a questi temi, ti rendi conto di quali sono gli aspetti che ciascuno ritiene più interessanti, valuti quanto la gente effettivamente partecipa. Perché twittare, alla fin fine, è diventata una sorta di partecipazione attiva del pubblico.

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Ognuno dice la sua su Twitter, dal commento circostanziato a quello esasperato, a quello sarcastico, a quello di chi non ha capito di che si tratta, a quello che scrive anche se non ha niente da dire.

Voglio riportare qui alcuni dei twitt più interessanti, o più amaramente divertenti, catalogati con l’ashtag #presadiretta. Ho scelto di non mettere i nomi degli autori perché non so se hanno piacere di essere citati fuori da Twitter. Se però hanno piacere inserirò subito il loro nome, non intendo appropriarmi di pensieri altrui:

Puntata epocale di #presadiretta su come sia stata distrutta la cultura in Italia. È ora di darci tutti una mossa davvero

Il lavoro è cultura, ma non lo sanno, non lo capiscono, e allora “tagliano” (Andrea Camilleri) #presadiretta

Tagli alla cultura in Italia = tagli al petrolio in Arabia Saudita, ovvero follia #presadiretta

A #presadiretta vanno in onda gli eroi della memoria d’Italia: restauratori, soprintendenti, archeologi, storici, archivisti.

La storia che si sbriciola all’archivio di stato di Roma. #presadiretta (a proposito dei mancati fondi per i restauri)

Antinucci dice che #culturaitalia non funziona. Allora non sono solo io ipercritica #presadiretta

7 anni per fare un sito internet! Avranno dovuto montarsi il computer. Bendati. Con una mano sola. #presadiretta

Ridateci i soldi di CulturaItalia che ci paghiamo la connettività e i pc alle scuole #presadiretta

Comunque il portale Cultura Italia è al momento down. Così, tanto per dire. #presadiretta

Menomale che non ci ridanno la Gioconda! #presadiretta (a proposito di Brera, Louvre de noartri secondo il protocollo d’intesa firmato qualche anno fa da Bondi, LaRussa, Gelmini e Moratti)

La prossima volta che sento l’ignorante di turno dire che vuole la Gioconda in Italia dò il via a una rissa #presadiretta

“Prepariamo il futuro per questa pagina della nostra cultura”, dicono i francesi. Piccola, sostanziale differenza #presadiretta (a proposito degli investimenti in cultura fatti dalla Francia, che invece che tagliare ha addirittura potenziato il settore)

#presadiretta stasera è tremendo. La distruzione della cultura in Italia. Le promesse i tagli le occasioni sprecate. Da piangere.

“La cultura è un settore che fatica ad essere preso sul serio” #presadiretta

“Le intelligenze e i talenti ce li abbiamo, quello che manca è un disegno strategico e una visione di politica industriale” #presadiretta

E infine…

Celebriamo il ciotolone marchigiano, simbolo della decadenza della cultura italiana #presadiretta.

Ebbene sì: la prima voce cercata a caso sul portale di Cultura Italia da Francesco Antinucci (F. Antinucci, CNR, autore di Musei Virtuali, Comunicare nel museo e L’algoritmo al potere, tutti per i tipi di Laterza, NdR) intervistato per Presa Diretta, è proprio Ciotolone, provenienza Marche. E il ciotolone è diventato il simbolo di quest’Italia che si indigna per lo stato in cui versa la Cultura intesa, ancora una volta, non tanto come patrimonio culturale quanto piuttosto come sistema, come settore economico e sociale, capace se gestito bene di creare indotto, socialità e cultura a sua volta. È nata una pagina su facebook dedicata al ciotolone. Nella tristezza generale c’è chi trova la forza di sorridere, amaramente, con ironia, e di diventare fan del ciotolone marchigiano. #presadiretta.